La conferma del riassetto dei comandi Nato riporta in primo piano il fronte sud dell’Alleanza e la centralità dell’Italia nello spazio mediterraneo. Il passaggio del comando di Napoli dalla guida statunitense a una responsabilità europea apre una fase nuova, con implicazioni strategiche e politiche destinate a incidere nel tempo. Formiche.net ne ha discusso con l’ambasciatore Alessandro Minuto-Rizzo, presidente della Nato Defense College Foundation di Roma
La conferma ufficiale del riassetto dei comandi della Nato riporta al centro del dibattito il ruolo del fronte sud dell’Alleanza e la sua rilevanza per la sicurezza del Mediterraneo allargato. Il cambiamento dei vertici, annunciato dall’Alleanza e ribadito dal presidente del Comitato militare della Nato Giuseppe Cavo Dragone in un messaggio pubblicato su X, include anche il passaggio del comando di Napoli, finora affidato agli Stati Uniti, a una leadership europea con l’Italia in prima linea. Una scelta che si inserisce in un contesto più ampio di riequilibrio delle responsabilità tra alleati, segnato da una crescente attenzione americana verso l’Indo-Pacifico e da una maggiore richiesta di assunzione di responsabilità da parte dell’Europa. In questo quadro, il comando di Napoli assume un valore strategico che va oltre il solo Mediterraneo, includendo anche i Balcani e i partenariati con il mondo arabo. Formiche.net ha approfondito questi temi con l’ambasciatore Alessandro Minuto-Rizzo, presidente della Nato Defense College Foundation di Roma.
Ambasciatore, la Nato ha confermato i cambi di comando all’interno dei principali headquarter, incluso il passaggio del comando del fronte sud, basato a Napoli e finora guidato dagli Stati Uniti. Uno snodo cruciale per la stabilità del Mediterraneo allargato. Per l’Italia si tratta di un cerchio che si completa, anche alla luce del Piano Mattei per l’Africa?
La riforma dei comandi della Nato, nella storia dell’Alleanza, è sempre stata un processo complesso e delicato, perché richiede equilibrio tra i Paesi membri, consenso politico e una logica di lungo periodo. Non si tratta mai di decisioni contingenti, ma di scelte destinate a durare negli anni. Questo cambiamento si inserisce in una tendenza più ampia.
Gli Stati Uniti restano pienamente nella Nato, e questo è un punto fondamentale, ma si osserva un alleggerimento della loro presenza militare per favorire una maggiore responsabilità europea. In questo contesto, l’assegnazione all’Italia del comando di Napoli ha una sua coerenza. È compatibile anche con l’impostazione del Piano Mattei, ma va ricordato che il comando di Napoli non riguarda solo il Mediterraneo.
Include anche i Balcani, che rappresentano una priorità strategica per l’Italia. La posizione geografica del Paese, il ruolo storico nella Nato e l’attenzione ai partenariati con il mondo arabo rendono questa scelta logica.
Quali sono oggi le principali minacce sul fronte sud per la Nato che una leadership europea può affrontare con maggiore continuità?
Va chiarito che il cambio del comandante non modifica la struttura delle forze né l’assetto dell’Alleanza. Tuttavia, un comandante europeo, e ancor più italiano, a Napoli può interpretare meglio le esigenze del fronte sud all’interno del Comitato militare e del Consiglio atlantico, spiegando con maggiore efficacia perché quest’area meriti attenzione.
Le minacce sul fronte sud sono diverse da quelle del fronte orientale. Non esiste una minaccia paragonabile a quella russa, ma vi sono fenomeni come il terrorismo internazionale, l’instabilità cronica del Medio Oriente e del Nord Africa e, in misura più marginale per la Nato, anche i flussi migratori irregolari.
Un altro elemento centrale è il rafforzamento dei partenariati con i Paesi del sud, in particolare nel mondo arabo e nel Golfo. L’obiettivo non è militare in senso stretto, ma politico e di sicurezza, attraverso il dialogo e la cooperazione. In questo senso, iniziative come il Mediterranean dialogue e l’Istanbul cooperation initiative andrebbero rilanciate.
Dal suo punto di vista, questi cambi ai comandi quanto riflettono l’evoluzione strutturale della Nato e quanto rispondono alle trasformazioni del contesto internazionale?
Non si tratta di una scelta contingente, ma di un’evoluzione coerente con la natura stessa dell’Alleanza. La Nato risponde ai bisogni del contesto internazionale più che a un disegno prestabilito. È l’evoluzione del sistema globale a determinare le sue scelte. Oggi il mondo non è più eurocentrico come durante la Guerra fredda. L’Asia ha acquisito un peso crescente, l’Indo-Pacifico è diventato centrale per l’ascesa della Cina, per il ruolo dell’India e per il ritorno del Giappone sulla scena internazionale.
Questo spiega una maggiore attenzione americana verso quella regione. Non è in contraddizione con l’impegno europeo, perché la sicurezza è sempre più globale. Si tratta piuttosto di una riduzione della presenza fisica americana a fronte di una maggiore responsabilità europea, senza una diminuzione dell’interesse strategico.
In un contesto di crescente competizione globale e con l’attenzione americana sempre più rivolta all’Indo-Pacifico, come cambia il ruolo strategico dell’Europa e dell’Italia nella deterrenza e nella sicurezza collettiva?
È sempre più chiaro che in un mondo in cui il multilateralismo fatica, ogni attore deve rafforzare la propria capacità. L’Unione europea non è nata come progetto di difesa o di politica estera, ma oggi la situazione internazionale impone una riflessione diversa. Non si tratta di una svolta improvvisa, ma di un percorso graduale.
L’Europa deve diventare più coesa sul piano politico e più credibile su quello militare. Anche Paesi come Francia e Regno Unito, che hanno tradizionalmente capacità più sviluppate, si trovano nella necessità di rafforzarsi. L’idea di un esercito europeo resta lontana dalla realtà, ma sono possibili passi concreti, come una maggiore standardizzazione degli armamenti, l’eliminazione delle duplicazioni e un procurement comune. Questo rafforzerebbe il peso dell’Europa all’interno della Nato e, di conseguenza, anche il ruolo dell’Italia nella deterrenza e nella sicurezza collettiva.
















