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Così le tecnologie quantistiche hanno aiutato i soccorsi a Niscemi. Parla Pistoia (IonQ)

La frana che ha colpito Niscemi ha aperto un fronte di quattro chilometri e costretto decine di famiglie ad abbandonare le proprie case. Per capire se lo smottamento fosse ancora in evoluzione la Protezione civile si è rivolta a IonQ, che ha messo a disposizione gratuitamente i propri sistemi satellitari e di quantum sensing, con cui è stato possibile individuare micro-movimenti del terreno invisibili ai sistemi tradizionali. Un caso concreto di dual use tecnologico che mostra come le tecnologie quantistiche possano supportare anche la gestione delle emergenze. L’intervista di Airpress a Marco Pistoia, amministratore delegato di IonQ Italia

Quando il ciclone Harry si è abbattuto sul meridione ha causato danni per miliardi di euro ad abitazioni, infrastrutture e siti produttivi. Tra le conseguenze più disastrose della tempesta spicca la frana di Niscemi, che ha aperto un fronte di quattro chilometri sul versante ovest della città, costringendo decine di famiglie ad abbandonare le proprie case. Una volta messi in sicurezza gli abitanti, restava però da capire se lo smottamento fosse ancora in evoluzione e dove potesse estendersi. Per farlo, la Protezione civile si è rivolta a IonQ, azienda statunitense recentemente arrivata anche in Italia, che ha deciso di offrire i suoi servizi satellitari e quantistici alle autorità, gratuitamente. Airpress si è fatta raccontare la storia direttamente da Marco Pistoia, amministratore delegato di IonQ Italia.

Come nasce il coinvolgimento di IonQ nella gestione dell’emergenza di Niscemi?

È successo quasi per caso. Lo smottamento principale è avvenuto verso la fine di gennaio e il 2 febbraio la Protezione civile ci ha contattato chiedendo aiuto, in particolare se avessimo dati satellitari già acquisiti in precedenza dai nostri sistemi. In IonQ abbiamo le quattro tecnologie quantistiche – computing, networking, security e sensing – ma disponiamo anche di una tecnologia satellitare molto avanzata che usiamo come piattaforma per estendere networking e security. Ci siamo mossi immediatamente e lo abbiamo fatto a titolo completamente gratuito. Ci era stata prospettata la possibilità di un contratto, ma stiamo parlando di fornire assistenza per una tragedia umanitaria e quindi abbiamo declinato. Quindi abbiamo iniziato a verificare quali immagini avessimo già in archivio e poi abbiamo messo a disposizione i satelliti per capire se il fronte della frana stesse progredendo o diventando più instabile.

Qual è stato il valore aggiunto della vostra tecnologia rispetto ai normali sistemi di osservazione?

Abbiamo utilizzato una tecnologia che chiamiamo Interferometric SAR (Synthetic aperture radar) Capability. Questo radar produce immagini ad altissima risoluzione, nel nostro caso tridimensionali, e soprattutto è in grado di vedere anche attraverso le nuvole. In quel periodo il meteo era pessimo, c’erano nuvole continue, e questo aveva anche contribuito al peggioramento della situazione. Nonostante ciò, il nostro radar è riuscito a fornire immagini 3D altamente sofisticate. Una grande frana si vede, un edificio che crolla anche. Ma piccoli smottamenti, quasi impercettibili all’occhio umano e per di più osservati da grande distanza, spesso non si vedono. Per questo serve una tecnologia superiore.

In che modo funziona questa “tecnologia superiore”?

Il quantum sensing può essere installato sui satelliti e consente rilevazioni estremamente precise, a livello atomico, perché si basa su variazioni impercettibili dei campi gravitazionali e magnetici. Il principio è noto: la gravità è proporzionale alla massa e inversamente proporzionale alla distanza. Pensiamo a un pianeta grande come Giove, che ha una gravità molto più forte della Terra. Anche un oggetto molto più piccolo, però, altera il campo gravitazionale, seppur in modo microscopico. In ambito difesa, ad esempio, il quantum sensing può rilevare il passaggio di un sommergibile. Non necessariamente lo si vede, e oggi esistono materiali che riducono l’efficacia dei radar. Ma il sommergibile ha una massa e quando passa modifica, in modo impercettibile, il campo gravitazionale. Con i sensori quantistici questa variazione può essere rilevata. Nel caso di Niscemi, lo stesso principio ci ha permesso di individuare micro-alterazioni nella configurazione del terreno e capire che la situazione restava instabile. È possibile che questa tecnologia permetta un giorno anche di prevedere i terremoti.

Davvero?

Potenzialmente, sì. Con il quantum sensing si possono rilevare microscopiche variazioni nella posizione delle placche tettoniche o grandi spostamenti di magma nel sottosuolo. Analizzando questi dati, in futuro si potrebbe arrivare a comprendere se sta maturando un evento sismico. Quello che abbiamo fatto a Niscemi è concettualmente simile: scoprire spostamenti minimi per capire se il sistema stava cambiando e in quale direzione.

Si può parlare quindi di un esempio concreto di dual use?

Sì, direi di sì. Le stesse tecnologie che possono essere utilizzate in ambito difesa o sicurezza possono essere impiegate per finalità civili e umanitarie. Questo è un esempio molto chiaro di dual use: una tecnologia avanzata applicata a supporto delle autorità e dei soccorritori.

Quali sono le prospettive future, anche in termini di integrazione con le altre tecnologie quantistiche?

Quello che abbiamo fatto è soltanto la punta dell’iceberg. In IonQ abbiamo computing, networking, security e sensing e non le consideriamo tecnologie slegate: vogliamo integrarle. Il quantum sensing genera enormi quantità di dati, molto più di quelli che già oggi raccogliamo con i sistemi classici. E trattandosi di rilevazioni microscopiche, la complessità cresce ulteriormente. Serviranno nuovi algoritmi per elaborare questa mole di informazioni, e qui entra in gioco il quantum computing. La crescita dei dati e della complessità non è un problema se si ha la tecnologia per gestirla. E noi lavoriamo proprio per integrare tutte queste componenti in modo coerente.

Un pensiero personale su questa vicenda?

Sono stato molto orgoglioso, devo essere sincero. Spesso si dice che il quantum avrà effetti dirompenti sulla finanza o sull’ottimizzazione degli investimenti. Sono applicazioni importanti, certo, ma parliamo di dinamiche economiche. Io ho sempre sperato di vedere il quantum computing usato per trovare cure contro il cancro o nuovi vaccini, simulando molecole, studiandone la stabilità e le interazioni. Adesso con il quantum sensing si apre un’altra possibilità: fare qualcosa di utile direttamente per l’umanità. Mi sono appena trasferito in Italia dopo 28 anni negli Stati Uniti. Sono il ceo di IonQ Italia e la prima volta che ho visto la tecnologia della mia azienda impiegata sul campo nel mio Paese è stato per una situazione reale e drammatica. È stato un momento molto significativo. Magari abbiamo contribuito a salvare qualche vita, non lo so, ma è importante vedere che la tecnologia quantistica può essere usata in questo modo.


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