L’undersecretary for Science del Dipartimento americano dell’Energia, Darío Gil, ha aperto alla partecipazione di partner europei nella missione Genesis, il programma che punta a rivoluzionare la ricerca attraverso IA e supercalcolo. Tra infrastrutture, dati e alleanze selettive, l’Italia emerge come possibile interlocutore strategico
Parlando all’evento “U.S.–Italy Trusted Tech Dialogue” organizzato dall’ambasciata italiana a Washington, l’undersecretary for Science del Dipartimento dell’Energia americano Darío Gil ha suggerito un’apertura concreta alla partecipazione di partner europei, tra cui l’Italia, alla missione Genesis, il programma statunitense volto a trasformare la ricerca scientifica attraverso intelligenza artificiale e supercalcolo. Pur senza citare esplicitamente Roma, Gil ha indicato la necessità di lavorare con “un numero limitato di partner fidati” per investimenti congiunti in infrastrutture critiche, sottolineando come il deficit di capacità computazionale riguardi anche l’Europa. Un passaggio che lascia intravedere la volontà di includere alleati avanzati nel progetto, rafforzando così la dimensione transatlantica dell’innovazione strategica.
Una novità che arriva a pochi mesi dal lancio della stessa iniziativa, avvenuto il 24 novembre del 2025, con un ordine esecutivo promosso dal presidente Donald Trump. Nel documento si legge che l’obiettivo di Genesis è utilizzare l’IA per comprimere radicalmente i tempi della scoperta scientifica, sfruttando agenti AI-based capaci di formulare ipotesi autonomamente, automatizzare fasi di ricerca e guidare laboratori robotici in tempo reale potrebbero ridurre a pochi istanti processi che oggi richiedono anni. I settori su cui il programma intende concentrarsi sono quelli strategicamente più sensibili, dalla fusione nucleare alla scienza quantistica, dalla biotecnologia ai semiconduttori, fino ai materiali critici. Esattamente le aree in cui la competizione tecnologica con la Cina è più accesa.
Il cuore operativo del programma è la American Science and Security Platform, un’infrastruttura integrata affidata al Dipartimento dell’Energia che combinerà i supercomputer dei laboratori nazionali americani con ambienti cloud sicuri. Ma il vero asset strategico sono i dati: il Governo federale detiene infatti la più grande collezione di dataset scientifici al mondo, accumulata in decenni di investimenti pubblici e fino ad oggi largamente frammentata tra agenzie diverse. La “Genesis Mission” punta a digitalizzarla e renderla disponibile come materia prima per addestrare modelli IA di nuova generazione, con foundation model specifici per ciascun dominio scientifico prioritario.
Naturalmente, tutto questo richiede l’industria privata. Il governo mette a disposizione i dati, ma hardware e software sono competenza delle grandi aziende tecnologiche. Tra quelle che hanno già sottoscritto accordi figurano Oracle, Nvidia, Microsoft, Google, Palantir e Anthropic. Gli obiettivi dichiarati dall’amministrazione sono concreti e ambiziosi: un computer quantistico entro il 2028, centrali a fusione nucleare entro la fine del decennio, e la creazione di 100.000 posti di lavoro per scienziati e ingegneri americani.
È in questo quadro che le parole di Gil assumono un peso specifico. La Genesis Mission è concepita come un programma decennale che, per essere duraturo, ha bisogno non solo del sostegno del Congresso (dove si lavora a un’iniziativa bipartisan per rifinanziare la National Quantum Initiative con 85 milioni di dollari l’anno) ma anche di alleati tecnologicamente affidabili. E l’Italia, con le sue competenze in fisica nucleare, supercalcolo e ricerca sui materiali, e con un sistema universitario e industriale che già intrattiene rapporti profondi con i laboratori nazionali americani, potrebbe rappresentare esattamente il tipo di partner che Washington ha in mente. Un’occasione che Roma farebbe bene a non lasciare cadere.
















