Skip to main content

Zelensky rilancia l’adesione alla Nato, von der Leyen spinge l’Europa della difesa

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

Ad Ankara, von der Leyen e Zelensky hanno collegato il rafforzamento della difesa europea a tre obiettivi convergenti, aumentare la produzione interna, integrare più stabilmente le capacità sviluppate dall’Ucraina durante la guerra e rafforzare il legame operativo con la Nato. Nel discorso del presidente ucraino questo passaggio assume anche un valore politico più netto, perché l’esperienza maturata su droni, difesa aerea e innovazione militare viene proposta non solo come base per una cooperazione industriale, ma come argomento a favore dell’ingresso di Kyiv nell’Alleanza

Un’Europa più capace di finanziare, produrre e coordinare la propria difesa, senza separare questo rafforzamento dalla Nato e con l’Ucraina integrata come partner industriale, tecnologico e militare. È questo il quadro che emerge dagli interventi di Ursula von der Leyen e Volodymyr Zelensky al Nato Defence Industry Forum di Ankara. La presidente della Commissione europea ha indicato negli acquisti comuni, nella mobilità militare e negli investimenti produttivi gli strumenti per colmare le carenze del continente. Il presidente ucraino ha portato nel confronto l’esperienza maturata nella guerra con droni e sistemi di difesa aerea, chiedendo di trasformarla in cooperazione stabile e in un ruolo più pieno di Kyiv nella sicurezza europea.

Risorse comuni e produzione europea

Von der Leyen ha descritto una divisione dei compiti in cui la Nato mantiene il ruolo su comando, controllo, standard e requisiti militari, mentre l’Unione europea interviene su finanziamenti, industria, resilienza e infrastrutture. “Abbiamo un unico insieme di forze”, ha ricordato, perché gli stessi mezzi vengono impiegati nelle missioni Nato, europee e nelle coalizioni internazionali.

La presidente della Commissione ha richiamato Rearm Europe, che può mobilitare fino a 800 miliardi di euro entro il 2030, e i 150 miliardi di Safe destinati agli acquisti congiunti. A questi si aggiungono fondi per capacità militari e mobilità, dalle strade ai porti fino agli aeroporti necessari allo spostamento delle forze.

Una parte prevalente della produzione finanziata deve restare nell’Unione. “Con il denaro dei contribuenti vogliamo un ritorno sugli investimenti”, ha detto von der Leyen, indicando occupazione, ricerca e sviluppo industriale. La cooperazione con Kyiv rientra nello stesso disegno. Bruxelles ha aperto un ufficio per l’innovazione in Ucraina, sostiene joint venture e prepara una partnership tecnologica di lungo periodo. “Possiamo imparare molto dall’Ucraina e dobbiamo farlo”, ha aggiunto, perché le sue aziende combinano innovazione ed esperienza diretta del campo di battaglia.

Ucraina nella Nato, il ruolo dei droni

Zelensky ha presentato l’Ucraina come fornitore di capacità, oltre che come destinatario di aiuti. “La guerra è cambiata radicalmente”, ha affermato, indicando nei droni e nel combattimento a distanza una trasformazione profonda delle operazioni militari. I dati sulle perdite russe e sulle percentuali di intercettazione citati nel discorso restano attribuiti al presidente ucraino.

Da questa esperienza Zelensky ha ricavato anche un argomento a favore dell’adesione del Paese all’Alleanza. “Credete davvero che sia giusto lasciare fuori dalla Nato un Paese e un popolo con questo livello di capacità difensive?”, ha chiesto. Secondo il presidente ucraino, competenze e sistemi sviluppati durante la guerra dovrebbero diventare parte della difesa collettiva. “L’Ucraina nella Nato è una fonte di straordinarie capacità difensive”, ha aggiunto, concludendo che “la Nato con l’Ucraina è l’Alleanza del futuro”.

La Drone deal initiative proposta da Kyiv comprende acquisti, coproduzione, difesa delle infrastrutture e cooperazione tecnologica. “Non riguarda soltanto l’acquisto di droni”, ha precisato Zelensky, ma anche l’accesso rapido a strumenti di protezione e sistemi di difesa aerea.

La richiesta più concreta riguarda gli intercettori. Zelensky ha definito il Patriot “un sistema eccellente”, sostenendo però che “l’attuale produzione dei Patriot non è sufficiente a soddisfare la crescente domanda di protezione contro i missili balistici”. Ha quindi chiesto sostegno per eventuali licenze statunitensi e per lo sviluppo di una capacità europea. “L’Europa ha urgente bisogno di una propria capacità di produrre sistemi antibalistici e i missili necessari”, ha detto. “Questa protezione serve oggi, non tra anni”.

Gli interventi di Ankara collegano così la maggiore spesa europea a tre obiettivi concreti, rafforzare la produzione interna, integrare le capacità sviluppate dall’Ucraina e definire il ruolo di Kyiv nella futura architettura di difesa della Nato.

 


×

Iscriviti alla newsletter