A Palazzo Tursi il Comune di Genova, con Meta e le associazioni di impresa del territorio, ha portato l’intelligenza artificiale tra micro, piccole e medie imprese. Bastano pochi strumenti, spesso già nel telefono, per migliorare il lavoro quotidiano e fare in modo che sempre più imprese possano beneficiare delle opportunità del digitale e dell’IA. La riflessione di Piermario Tedeschi, managing director Digital Angels e docente Luiss
Il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi ha ospitato piccoli imprenditori, titolari di botteghe e artigiani all’evento “Genova digitale per le imprese. Strumenti, competenze e Intelligenza Artificiale per crescere sul territorio” il secondo appuntamento di un ciclo formativo voluto dalla sindaca Silvia Salis, che lo ha costruito insieme a Meta, alla Camera di Commercio e a Confindustria Genova, con l’Università di Genova e le associazioni del commercio e dell’artigianato (Confcommercio, Confesercenti, CNA e Confartigianato).
Aprendo i lavori, la Sindaca Silvia Salis ha ringraziato Meta per aver messo a disposizione le proprie competenze e ha sottolineato l’importanza e la centralità degli strumenti digitali affermando che chi fa impresa e porta avanti un’attività, ha un patrimonio di esperienza che merita nuove occasioni di crescita. Opportunità che l’amministrazione ha il dovere di creare aiutando le imprese del territorio a integrare il digitale e l’intelligenza artificiale nella propria operatività quotidiana, senza che l’età o le dimensioni dell’impresa diventino un ostacolo
Angelo Mazzetti, direttore delle relazioni istituzionali per Italia e Grecia di Meta ha raccontato che, come anni fa ogni impresa ha dovuto attrezzarsi con un sito e una pagina social, oggi deve imparare a usare l’AI. Le tecnologie rappresentano un volano per le micro e piccole imprese per crescere, però, l’accesso alla tecnologia da solo non basta, servono anche le competenze per utilizzarla. Dopo di lui, i formatori di Meta hanno parlato di campagne, di creatività con l’AI e di WhatsApp Business.
A conclusione della giornata formativa, ho avuto il piacere di condividere alcuni spunti e consigli pratici per l’applicazione nel concreto sulle attività quotidiane.
A supporto di questi temi, mi vengono in aiuto i dati del rapporto “Il Digitale in Italia 2026” di Anitec-Assinform, di cui sono consigliere, che registra un mercato digitale da 84,4 miliardi, con la spesa in intelligenza artificiale cresciuta del 47,6% in un solo anno. Anche secondo l’Istat, in un solo anno, la quota di PMI che usa almeno una soluzione di AI è raddoppiata, dal 7,7 al 15,7%.
Ma la differenza più grande, secondo me, si può fare proprio nelle micro e piccole imprese, dove un’ora risparmiata è un’ora guadagnata.
Pensate alla focacceria che può farsi scrivere in un minuto la risposta gentile ad una recensione, o al gestore di un l B&B che con un click può inviare un messaggio di benvenuto in tedesco o giapponese. Oppure all’impresa edile che può dettare al telefono i lavori da eseguire e ritrovarsi immediatamente pronta una bozza di capitolato, o ancora allo spedizioniere che può riassumere in tre righe la mail di un cliente straniero e preparare la risposta. C’è, però, un equivoco da chiarire, l’AI non sostituisce il titolare, né chi lavora al banco o al telefono e, tanto meno, la capacità di costruire un rapporto empatico con i clienti. Capire cosa cerca chi entra, ricordarsi di chi torna e conoscerne i gusti, restano propri delle caratteristiche personali di ogni commerciante , e il cliente se ne accorge. Ma se metà del lavoro d’ufficio, tra amministrazione, email, contenuti per i social e recensioni, arriva già impostato e pronto, il tempo che si libera si può utilizzare e spendere proprio , nella costruzione della relazione, che per una piccola impresa è il vantaggio che fa la differenza.
La serranda, la mattina, si alza ancora a mano. Con l’AI, però, chi la alza ha più tempo per dedicarsi a chi entra.
















