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Dallo spazio al campo di battaglia. Come l’AI sta ridisegnando la guerra del futuro

Di Lucio Bianchi

La trasformazione dei sistemi spaziali militari sta segnando il passaggio da piattaforme isolate a reti integrate e distribuite, in cui lo spazio assume un ruolo strutturale. Costellazioni satellitari, intelligenza artificiale e comunicazioni resilienti stanno trasformando la superiorità aerea, rendendo persino i caccia di sesta generazione nodi di un ecosistema più ampio. Un’evoluzione che impone nuove priorità strategiche e operative. L’approfondimento del generale Lucio Bianchi

L’architettura dei sistemi spaziali militari contemporanei è in continua e profonda trasformazione. Si tratta di una ridefinizione della natura stessa dell’architettura: non più come conglomerato di sistemi isolati, costituiti da piattaforme indipendenti, ma reti integrate e distribuite in cui ogni nodo contribuisce alla funzione complessiva. In questo nuovo paradigma, in cui trova perfetta collocazione lo sviluppo dei caccia di sesta generazione e dei Collaborative combat aircraft (droni collaborativi), lo spazio cessa di essere un semplice dominio “enabler” per diventare parte strutturale dell’ecosistema operativo. È proprio questa integrazione a rendere possibile una nuova forma di superiorità aerea militare, basata non tanto sulla singola piattaforma quanto sulla qualità e resilienza della rete che la connette.

All’interno di questa architettura, le costellazioni satellitari assumono un ruolo centrale e radicalmente diverso rispetto al passato. Non sono più strumenti dedicati a una funzione specifica, ma infrastrutture multilivello in grado di svolgere simultaneamente compiti di osservazione, comunicazione, geolocalizzazione e coordinamento e rendere possibile un pieno ed efficiente  comando e controllo strategico e tattico. Il risultato è una “kill chain” distribuita, in cui le fasi di scoperta, tracciamento, decisione e ingaggio non seguono  una sequenza lineare, molto più vulnerabile,  bensì si integrano in un sistema dinamico e interconnesso, capace di adattarsi in tempo reale all’evoluzione del campo di battaglia.

Il cuore di questo sistema, soluzione chiave per consentire le operazioni multi-dominio, risiede nella fusione di tre domini fondamentali: lo spazio, che garantisce copertura globale e persistenza nonché una spinta  capacità di processamento dati ; il dominio aereo, in cui operano velivoli con equipaggio e piattaforme autonome o  semiautonome, anch’esse capaci di processare dati; e il livello decisionale distribuito, che si avvale, per molte e specifiche funzioni , di sistemi di intelligenza artificiale. È l’interazione continua tra questi livelli a generare una consapevolezza operativa condivisa, che consente di ridurre drasticamente i tempi decisionali (elemento chiave per confrontarsi con i moderni scenari operativi ad evoluzione estremamente rapida) e aumentare l’efficacia delle operazioni.

In questo contesto, i caccia di sesta generazione non possono più essere considerati semplicemente velivoli avanzati, ma veri e propri nodi di un “combat cloud” persistente. La loro efficacia dipende quindi, in modo critico, dal cosiddetto “space layer”, ovvero dall’insieme delle capacità spaziali che ne estendono portata, resilienza e vantaggio decisionale. Senza questo livello, molte delle caratteristiche distintive di tali sistemi si degraderebbero rapidamente, riportando il velivolo a una dimensione molto più tradizionale.

Una delle funzioni  importanti dello spazio è l’Isr (Intelligence, surveillance and reconnaissance) persistente, che consente di ampliare enormemente la capacità di osservazione oltre i limiti dei sensori a bordo dei velivoli. Attraverso una combinazione di sensori multispettrali – ottici, infrarossi e radar ad apertura sintetica – le costellazioni satellitari garantiscono copertura continua, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche o dal ciclo giorno-notte. L’adozione di costellazioni numerose in orbita bassa permette inoltre di mantenere elevati tassi di rivisitazione, fondamentali anche per il tracciamento di bersagli mobili, anche se eventualmente ad intermittenza ,  che possano integrare o fungere da back up di quelli che provengono dagli assetti airborne (Awacs, JointStars ecc), ormai a rischio di essere distrutti dai sistemi missilistici a lungo raggio degli avversari. In questo modo, i sensori spaziali possono individuare un obiettivo e trasferire rapidamente le informazioni agli asset aerei, creando una sinergia operativa che amplifica le capacità di entrambi.

Un altro pilastro è rappresentato dalla resilienza del posizionamento, navigazione e temporizzazione. In un ambiente conteso, l’affidamento esclusivo ai sistemi Gnss tradizionali non è più sostenibile. È necessario disporre di architetture ridondanti, capaci di integrare più costellazioni, segnali maggiormente resistenti al jamming e allo spoofing, e fonti alternative di riferimento. Questa ridondanza garantisce la continuità operativa anche in presenza di attacchi elettronici, preservando la precisione necessaria per operazioni complesse.

Parallelamente, le comunicazioni satellitari costituiscono la spina dorsale della rete. I sistemi di nuova generazione richiedono collegamenti oltre la linea di vista, a bassa latenza e ad alta capacità, per consentire la condivisione in tempo reale di grandi volumi di dati. Le costellazioni in orbita bassa, grazie alla riduzione dei tempi di propagazione del segnale, rappresentano un elemento chiave per soddisfare questi requisiti, soprattutto quando integrate in architetture a maglia che eliminano punti singoli di vulnerabilità. In questo modo, la rete rimane operativa anche in condizioni di disturbo o attacco.

Lo spazio svolge inoltre un ruolo fondamentale nell’allerta e nel tracciamento delle minacce missilistiche. I sensori infrarossi orbitali permettono di rilevare il lancio di missili balistici o ipersonici, fornendo un preavviso cruciale e consentendo il tracciamento continuo della minaccia. Queste informazioni possono essere utilizzate per supportare e per coordinare intercettazioni anche aeree, aumentando significativamente le possibilità di difesa del sistema nel suo complesso.

Tuttavia, la disponibilità di dati non è sufficiente se non accompagnata da capacità di elaborazione adeguate. Per questo motivo, una componente cruciale dell’architettura è rappresentata dalla fusione dei dati e dall’elaborazione distribuita. Parte dell’elaborazione avviene direttamente in orbita, riducendo la latenza e il carico sulle reti di comunicazione, mentre sistemi di intelligenza artificiale integrano le informazioni provenienti da sensori spaziali e aerei, (utilizzando, con specifici algoritmi detti di “arbitraggio”, il dato più affidabile e più “fresco”) e generano  tracce operative immediatamente utilizzabili. Il risultato non è una massa di dati grezzi, ma una rappresentazione coerente e aggiornata del campo di battaglia.

In un contesto sempre più conteso, la resilienza dell’intero sistema diventa un requisito imprescindibile. L’adozione di costellazioni “proliferate” (su varie orbite e con vari sensori), composte da numerosi satelliti di dimensioni “ridotte” (ma a costi assolutamente inferiori, anche di ordini di grandezza, rispetto ai satelliti tradizionali), riduce la vulnerabilità rispetto a un numero limitato di assetti ad alto valore. A ciò si aggiungono capacità di ricostituzione rapida tramite lanci reattivi, collegamenti inter-satellite e misure di protezione contro attacchi cinetici (opzione ovviamente poco efficace per i sistemi proliferati), elettronici e informatici. L’obiettivo non è evitare completamente il degrado, ma garantire che il sistema continui a funzionare anche in condizioni di attacco, mantenendo una capacità operativa significativa. 

Comunque, data l’importanza della infrastruttura spaziale, appare essenziale che i comandi militari delle operazioni abbiano la piena consapevolezza dello stato di efficienza del dominio spaziale. Cosa che, al momento, non appare scontata. Sapere dove si trovano altri satelliti, in particolare quelli avversari, identificare manovre sospette e riconoscere azioni ostili come interferenze o operazioni di prossimità, nonché attribuirle, è essenziale per proteggere l’infrastruttura orbitale da cui dipende l’intero sistema. L’integrazione di queste informazioni nella rete operativa consente di reagire tempestivamente a eventuali minacce, preservando la continuità del servizio.

Infine, l’integrazione con sistemi autonomi rappresenta uno degli sviluppi più rilevanti. I caccia di sesta generazione sono destinati a operare insieme a sciami di piattaforme senza pilota, che richiedono coordinamento continuo e comunicazioni affidabili oltre la linea di vista. In questo scenario, i satelliti forniscono l’infrastruttura necessaria per il controllo distribuito, il retasking dinamico e la comunicazione tra le macchine, rendendo possibile un livello di cooperazione senza precedenti.

In sintesi, lo spazio emerge come l’elemento abilitante dell’intero sistema. Senza una solida architettura spaziale, un caccia di sesta generazione rimarrebbe un velivolo estremamente avanzato ma limitato nelle sue capacità. Con esso,  invece, diventa il nodo centrale di un sistema di sistemi, capace di orchestrare operazioni complesse su scala globale e di mantenere un vantaggio decisionale decisivo in un ambiente operativo sempre più complesso e competitivo.

A Torino, il 27 Maggio, il Centro studi aerospaziali militari dell’Aeronautica militare  “Giulio Douhet” (CeSMA),  affronterà, in una conferenza dedicata all’evoluzione dello spazio militare dal titolo “Ripensare lo spazio militare tra dualità, innovazione, nuove minacce e nuove esigenze operative” questi e altri aspetti relativi al moderno scenario di contesa militare.


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