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Vi spiego perché la scelta di Le Pen indebolirà la destra francese. Parla Darnis

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La corsa all’Eliseo è tutt’altro che chiusa. Secondo Darnis, la scelta di Marine Le Pen di trasformare la condanna giudiziaria in uno scontro politico rischia di indebolire la strategia di normalizzazione del Rassemblement National, ricompattando il fronte moderato. Uno scenario che potrebbe rilanciare candidature come quella di Édouard Philippe e favorire una convergenza dell’area centrista, mentre resta sullo sfondo una Francia ancora profondamente frammentata

La partita per l’Eliseo è già cominciata. E, paradossalmente, potrebbe essere stata proprio Marine Le Pen a riaprirla. La scelta della leader del Rassemblement National di trasformare la condanna dei giudici in uno scontro politico e istituzionale, nel tentativo di consolidare il proprio ruolo, rischia infatti di produrre l’effetto opposto: ricompattare il fronte moderato e depotenziare quella strategia di normalizzazione che negli ultimi anni aveva consentito all’estrema destra di avvicinarsi come mai prima d’ora al potere. Mentre la Francia entra lentamente nel clima delle presidenziali del 2027, i giochi sono tutt’altro che chiusi. Ne è convinto Jean-Pierre Darnis, professore di Storia contemporanea alla Luiss di Roma e di Storia delle relazioni italo-francesi all’Università di Nizza, secondo cui la mossa della leader del RN rappresenta un errore strategico destinato ad avere conseguenze profonde sugli equilibri politici francesi.

Professor Darnis, dopo il pronunciamento dei giudici e la reazione di Marine Le Pen, si è aperta una fase politica nuova?

Sì, perché credo che Marine Le Pen abbia commesso un errore strategico. Ha scelto di impostare una battaglia contro i giudici e, allo stesso tempo, di riprendere direttamente in mano la corsa all’Eliseo. Così facendo è entrata inevitabilmente anche in competizione con Jordan Bardella, che nel frattempo aveva assunto le redini del partito e stava costruendo la propria credibilità come candidato. Questa scelta riapre una partita che sembrava ormai definita.

Molti osservatori ritengono che la strategia del “martirio politico” possa rafforzarla. Lei non è dello stesso avviso.

È vero che questa narrativa può mobilitare il nucleo più fedele del suo elettorato. Il problema è un altro: le elezioni presidenziali francesi si vincono al secondo turno. E lì serve allargare il consenso. L’elettorato del Rassemblement National continua a essere molto legato alla figura del capo, ma proprio questa personalizzazione rende più difficile conquistare gli elettori moderati.

Da questo punto di vista Bardella avrebbe avuto caratteristiche diverse?

Esattamente. Bardella rappresentava un fattore di allargamento del potenziale elettorato. Aveva un’immagine più nuova, meno polarizzante, e poteva favorire quella normalizzazione che il partito cercava da tempo. Riprendendo la scena, Le Pen indebolisce proprio questa strategia.

Questa situazione favorisce il ritorno in campo di altri protagonisti?

Sicuramente riapre la partita. Si allargano gli spazi per Édouard Philippe e per altri candidati. Del resto la storia politica francese dimostra che il confronto finale con Le Pen è sempre stato vinto dai suoi avversari, pur in presenza di una base elettorale molto solida del Rassemblement National.

Philippe come si presenta in termini di chance?

Ha caratteristiche interessanti. Proviene dalla famiglia dei Repubblicani, rappresenta una destra moderata e sulla vicenda Le Pen ha mantenuto un profilo molto prudente, evitando toni eccessivi. Al di là delle sue qualità personali, può diventare il punto di aggregazione di un’area politica ampia.

E il campo macroniano come si muoverà secondo lei?

L’obiettivo di Emmanuel Macron resta quello di impedire che il Rassemblement National arrivi all’Eliseo. Gabriel Attal rimane una figura importante, ma è probabile che, se non emergeranno elementi di rottura, buona parte dell’area centrista finisca per convergere proprio su Philippe. A maggior ragione con Bardella fuori dalla corsa per l’Eliseo. 

Anche la sinistra può ancora dire la sua?

Jean-Luc Mélenchon continua a essere un protagonista competitivo. Non bisogna dimenticare che il sistema politico francese resta estremamente frammentato.

Qual è l’insegnamento che arriva dall’ultima tornata elettorale?

Il dato politico più rilevante è che la maggioranza dei francesi si è schierata contro gli estremi. È stata una maggioranza difficile da tradurre in un governo stabile, ma il messaggio dell’elettorato è stato molto chiaro. Esiste una forte disponibilità a costruire argini contro le forze percepite come troppo radicali.

Questo rende ancora più rischiosa la scelta di Le Pen?

Esattamente. Se accentua la radicalizzazione, rischia di ricreare quel fronte repubblicano che in passato le ha sempre impedito di conquistare l’Eliseo. È un costo politico che potrebbe rivelarsi molto elevato. 


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