A sei mesi dall’esproprio delle concessioni per gli scali di Cristobal e Balboa, da Hong Kong arriva la richiesta di un risarcimento. Una mossa avventata che rischia di spegnere del tutto le speranze del Dragone per una riconquista dei porti sudamericani
E pensare che la Cina avrebbe tutto l’interesse a tendere la mano al governo di Panama. Se non altro per recuperare, o almeno tentare di farlo, quelle concessioni sul canale che con Hormuz fuori gioco sono diventate molto più strategiche di quanto non siano state in passato. Licenze tolte letteralmente dalle mani del Dragone a mezzo sentenza della Corte suprema panamense e ora appetibili per nuovi investitori. A cominciare da quella ormai consolidata cordata americana (BlackRock più Aponte). Invece no, a Pechino, o meglio Honk Kong, hanno deciso per la linea dura, che passa direttamente per i tribunali.
Il conglomerato di Hong Kong Ck Hutchison, che fino a pochi mesi fa aveva l’esclusiva sul Canale, ha avviato un procedimento arbitrale internazionale contro Panama, chiedendo un risarcimento di oltre 1,5 miliardi di dollari per quella che definisce la distruzione dei propri investimenti nel Paese. La società, nel dettaglio, ha accusato le autorità sudamericane di aver violato un trattato sulla protezione degli investimenti con una serie di misure adottate negli ultimi due anni, culminate nella revoca della concessione per i porti di Balboa e Cristobal, posti agli estremi del canale, e nella presa di controllo dei terminal portuali. “Il consiglio di amministrazione è fortemente in disaccordo con le misure adottate da Panama in violazione del trattato”, ha fatto sapere Ck Hutchison in una nota.
Attenzione, la richiesta cinese non è un dettaglio. Perché se già ben prima delle pretese di CK il governo panamense era mal disposto, figuriamoci adesso. Vale la pena ricordare come solo poche settimane fa, dal Paraguay, il ministro degli Esteri panamense Javier Martínez-Acha aveva chiesto a Pechino di rispettare la sovranità giuridica del suo Paese. Così non sembra essere. Per fortuna di Panama, il governo ha annunciato di aver raggiunto in extremis un accordo proprio con la Cina per il rinnovo di un trattato sul trasporto marittimo che garantisce tariffe preferenziali alle navi panamensi nei porti cinesi.
L’intesa è arrivata dopo che l’amministrazione del presidente José Raúl Mulino si era lamentata per le rigide ispezioni e i fermi di navi battenti bandiera panamense nella nazione asiatica. Dopo i negoziati tenutisi a Pechino a luglio, i due Paesi hanno raggiunto un’intesa e procederanno adesso con le procedure di rinnovo del trattato. La Cina aveva inasprito i controlli sulle navi panamensi dopo che la citata sentenza della Corte suprema di Panama aveva dichiarato incostituzionale il contratto della Panama Ports Company, controllata di CK, società con sede a Hong Kong che gestiva due terminal portuali sul canale nel Paese centroamericano.
















