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Il Dragone inciampa su burocrazia e debito. Il caso del maxi-fondo cinese

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Sei mesi fa Pechino a chiesto alle banche statali di raccogliere 800 miliardi di yuan da girare alle amministrazioni locali, affinché diano una scossa agli investimenti. Ma fino ad oggi non è stato erogato un soldo. Per l’Europa, comunque, è una buona notizia

Il denaro c’è ed è pure tanto, stanziato da marzo. Poco più di 800 miliardi di yuan, circa 120 miliardi di dollari, che non si sono mossi di un millimetro. Perché? Mistero. Eppure una certezza c’è. Sei mesi fa il governo cinese ha messo a disposizione delle imprese una piccola grande montagna di soldi per rimettere in moto gli investimenti, specialmente quelli che si snodano lungo la Via della Seta e che, dunque, hanno l’effetto di aumentare la pressione sull’Europa e le sue industrie. Lo strumento, sotto forma di veicolo di Stato, funziona così: le grandi banche statali cinesi raccolgono denaro emettendo obbligazioni e poi lo immettono nel fondo costituito lo scorso mese di marzo.

Poi entra in gioco la burocrazia. Le amministrazioni locali fanno domanda di accesso ai finanziamenti, il grosso dei quali destinato ai settori considerati più strategici (tecnologia, infrastrutture, energia) e se i soldi vengono ottenuti perché il progetto presentato è credibile, li si girano alle imprese che poi mettono a terra l’investimento. Una sequenza che ha un fine ben preciso, rimettere in movimento gli investimenti del Dragone. Dunque, in ultima istanza, anche la sua crescita. Guardarsi indietro può servire.

Gli investimenti fissi cinesi sono scesi del 6,7% nei primi sette mesi del 2026, il ritmo peggiore da aprile 2020. Pesano la debole domanda interna, la crisi del settore immobiliare e la volatilità dei mercati finanziari E allora servono soldi per dare una scossa. Ecco però il problema. Le amministrazioni locali hanno potuto candidare i loro progetti solo nelle ultime settimane, e prima che il denaro arrivi davvero sui cantieri servirà almeno un altro mese. Tradotto, in quasi sei mesi il denaro non è ancora arrivato alla sua destinazione finale.

Come si spiega? Gli economisti hanno affermato che lo strumento non è stato utilizzato nella prima metà dell’anno a causa della carenza di progetti idonei, nel contesto delle restrizioni sul debito locale. Come a dire, essendo gli enti locali profondamente indebitati, chiedere soldi allo Stato per finanziare un progetto che poi magari non rende e non copre l’investimento può essere pericoloso.


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