Dalla sfida di Sánchez alla partita italiana sulle coalizioni, passando per il peso crescente di Vannacci e una legge elettorale destinata a spingere verso il bipolarismo. Giovanni Diamanti, cofondatore di YouTrend e recentemente nominato nel board dell’associazione europea dei consulenti politici (Eapc), legge gli equilibri di una politica sempre più mobile, dove sondaggi e campagne si intrecciano alla capacità di dettare l’agenda
La politica europea vive una stagione in cui gli equilibri possono cambiare più rapidamente delle previsioni. In Spagna Pedro Sánchez prova a rimettere in gioco una sinistra che i sondaggi descrivono in difficoltà, affidandosi ancora una volta alla capacità di dettare l’agenda e mobilitare il proprio elettorato. In Italia, invece, la partita si sta spostando sempre più sulla costruzione dei futuri schieramenti: da una parte il centrosinistra alle prese con il perimetro del Campo largo e con la questione della leadership, dall’altra un centrodestra che deve fare i conti con il peso crescente di Roberto Vannacci e con l’incognita delle alleanze. Sullo sfondo, una legge elettorale che punta a rafforzare la logica bipolare e dunque a rendere ancora più decisivo il modo in cui i partiti arriveranno al voto. È una politica nella quale non basta più guardare chi è avanti nei sondaggi: conta la capacità di costruire una coalizione, mobilitare un elettorato e, soprattutto, spostare il terreno della competizione. È il punto di osservazione di Giovanni Diamanti, cofondatore di YouTrend, che in questi anni ha seguito alcune delle principali campagne elettorali italiane e che di recente è stato eletto nel Board dell’Eapc, l’associazione europea che riunisce professionisti e accademici della comunicazione politica.
Partiamo dalla Spagna. Sánchez ha scelto di convocare le elezioni in una fase in cui la destra appare forte nei sondaggi. Perché questa scelta?
La situazione è molto in divenire. La destra è molto forte nei sondaggi e ha vinto diverse elezioni regionali, mentre il governo Sánchez è diviso e indebolito. Però c’è un elemento che non va sottovalutato: Sánchez è il leader della sinistra europea che ha dimostrato più volte di saper mobilitare come nessun altro l’elettorato progressista. È uno che sa creare l’agenda ed è estremamente spregiudicato dal punto di vista della strategia politica.
Quindi non considera affatto chiusa la partita?
Assolutamente no. Sánchez ha già dimostrato di saper ribaltare le aspettative. Alle ultime elezioni politiche i socialisti tornarono al governo da sfavoriti, chiamando al voto il proprio popolo. Anche allora riuscirono a sfruttare il momento politico. Oggi Sánchez è molto più indebolito dai sondaggi e la sinistra è in difficoltà, ma ha scelto di chiamare il voto dopo una sconfitta parlamentare e in modo improvviso, tornando a dettare l’agenda.
E su quale terreno può giocarsi la campagna?
Credo che possa essere una campagna molto centrata sulla capacità di mobilitare il consenso socialista e progressista. Sánchez può mettere in difficoltà le destre proprio attraverso una campagna breve e molto polarizzata. Non penso che sarà semplice per lui vincere una quarta elezione consecutiva, ma il suo obiettivo può essere anche quello di costruire un’opposizione forte. È un leader che in campagna elettorale ha dimostrato di saper cambiare le aspettative. Questa volta parte da una condizione più difficile, ma sarebbe un errore considerarlo già fuori dalla partita.
Dalla Spagna all’Europa: che cosa racconta il voto in Lettonia?
I messaggi sono ancora quelli di un’Europa che, nonostante tutto, tiene. Il problema è capire se l’Europa riesca a riproporre una prospettiva nuova. È questo uno dei suoi limiti attuali: deve riuscire a dare una direzione politica a un continente che sta attraversando trasformazioni profonde. C’è però anche un elemento nuovo e interessante, che riguarda il Regno Unito. Il premier britannico sta mostrando qualcosa di diverso nel rapporto con l’Europa e può rappresentare un interlocutore importante per il futuro.
Torniamo all’Italia. La prossima partita nazionale sarà anche una partita sulle alleanze. Come vede oggi il centrosinistra?
La situazione è ancora molto in progress. La chiave sarà Futuro Nazionale. Se il Campo largo riuscirà a costruire una coalizione ampia, è ragionevole pensare che si possa arrivare alle primarie. L’incognita principale sarà allora la leadership. Oggi penso che Schlein parta da una posizione favorevole, ma bisognerà capire quale sarà il perimetro della coalizione e come verranno composte le diverse forze.
E il centrodestra?
Anche qui non sappiamo ancora come sarà composta la coalizione. Senza Futuro Nazionale il centrodestra, sulla base dei numeri attuali, avrebbe una competitività diversa. Meloni, però, ha dimostrato in campagna elettorale di saper assumere il ruolo di leader di una coalizione competitiva. Se dovesse allearsi con Futuro Nazionale, darebbe al centrosinistra un messaggio molto forte sul piano della mobilitazione e della capacità di aggregare il consenso.
In questo scenario Vannacci quanto può pesare?
Molto. Oggi Vannacci è intorno all’8 per cento. Il centrodestra, senza considerare un’eventuale alleanza con Futuro Nazionale, è sotto il 42 per cento. Se Vannacci dovesse crescere di altri due o tre punti, l’alleanza potrebbe diventare indispensabile per giocare la partita. Ma non siamo ancora in questo scenario.
Perché Vannacci può rappresentare un problema e, contemporaneamente, un’opportunità per il centrodestra?
Perché pesca in larga parte dentro un bacino elettorale che è vicino al centrodestra, ma ha un messaggio molto forte e molto preciso. Se cresce, può sottrarre consenso alla coalizione. Allo stesso tempo, proprio per questo, può diventare un alleato importante. Il centrodestra può contare sulla dinamica storica del voto utile: l’elettorato, seppur scontento, piuttosto che votare Vannacci e favorire indirettamente il campo largo, potrebbe comunque votare la coalizione di centrodestra come la conosciamo oggi. Ma c’è un limite: essendo al governo, ha più difficoltà a inseguire rispetto a chi sta all’opposizione. Questo non cancella la tendenza al voto utile, ma la rende più complessa.
Quanto cambierà questo quadro la nuova legge elettorale?
Può cambiare parecchio, perché punta a rendere ancora più bipolarista il sistema e quindi spinge i partiti a costruire alleanze. Se la legge elettorale incentiva il bipolarismo, il tema delle coalizioni diventa ancora più importante. Ed è per questo che Vannacci può essere decisivo: se il suo consenso aumentasse, il centrodestra avrebbe un incentivo ancora maggiore a cercare un accordo.
Quindi il vero tema dei prossimi mesi non sarà soltanto quanto vale ogni singolo partito, ma come si comporranno gli schieramenti?
Esattamente. I numeri dei partiti sono importanti, ma la domanda decisiva sarà come verranno trasformati in coalizioni. In un sistema che tende a rafforzare la logica bipolare, il voto utile può diventare ancora più rilevante. Ma prima bisognerà capire quali saranno i perimetri delle due coalizioni e quali forze sceglieranno di stare dentro o fuori. È lì che si giocherà una parte importante della partita.
In questa fase arriva anche la sua elezione nel Board dell’Eapc, l’associazione europea dei consulenti politici. Che cosa significa per lei questo riconoscimento e quale responsabilità porta con sé?
È una grande soddisfazione, che condivido con tutta la squadra di YouTrend, perché premia quindici anni di lavoro. Ma lo considero soprattutto un punto di partenza. L’Eapc è nata trent’anni fa per mettere in contatto i professionisti, condividere buone pratiche e far crescere la professione. Oggi, però, il ruolo della consulenza politica è più ampio: in un’Europa in cui emergono anche tendenze autoritarie, dobbiamo lavorare perché la nostra professione sia al servizio della democrazia. Uno dei fondatori dell’associazione – Nacati Özkan – è in carcere in Turchia: è un segnale di quanto il contesto sia cambiato. Per me sarà un’occasione importante per confrontarmi con professionisti di tutta Europa e contribuire a rafforzare anche in Italia la cultura e gli standard della consulenza politica.
















