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Dopo dieci anni di tentativi, la Russia venderà il gas alla Cina. L’accordo storico da 400 miliardi di dollari per una fornitura trentennale di Mosca per Pechino, siglato a Shangai da Vladimir Putin e dal presidente Xi Jinping, prevede che Gazprom fornisca 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno alla China National Petroleum Corporation.

L’intesa, però, divide il mondo politico e degli osservatori. Secondo Alberto Forchielli, socio fondatore di Mandarin Capital Partners e di Osservatorio Asia, quello di Putin non è altro che un bluff con pochissime ripercussioni sull’Europa. Un pensiero condiviso da Matteo Verda, ricercatore dell’Università di Pavia e dell’Ispi (e autore del libro “Una politica a tutto gas”) che considera addirittura l’accordo come un potenziale elemento di stabilità.

L’accordo è invece visto con preoccupazione tanto da Washington – alle prese con una guerra all’ultima sanzione con il numero uno del Cremlino, considerato responsabile della crisi ucraina – quanto da Bruxelles – principale mercato del gas della Federazione russa. L’Europa, inoltre, sente minacciata la fornitura della materia prima dalla disputa tra Mosca e Kiev sul debito non pagato dall’Ucraina che ha superato i 3,5 miliardi di dollari. Per questo il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, in una lettera a Putin, ha ricordato che Gazprom deve mantenere i suoi impegni con le società europee e ha poi sottolineato la necessità per l’Unione di dotarsi quanto prima di infrastrutture energetiche che consentano di diversificare le fonti di approvvigionamento.

Ecco alcuni approfondimenti dedicati da Formiche.net all’accordo energetico tra Russia e Cina:

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