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La bozza dei saggi? Ignorata dal modello Italicum che, secondo Anna Maria Poggi, docente di diritto pubblico all’Università di Torino e tra i saggi nominati lo scorso giugno dal premier Enrico Letta, potrebbe così com’è presentare dei punti in contrasto con i rilievi appena avanzati dalla Consulta.

Dove l’Italicum può cozzare con i dettati della Consulta?
Il problema è se tecnicamente il sistema proposto possa considerarsi o meno proporzionale. Temo che lo sia e, se fosse così, certo che cozzerebbe con i rilievi della Corte. Quest’ultima ha fatto un discorso abbastanza lineare, per cui se si identifica nel sistema elettorale una formula proporzionale è necessario trarne alcune conseguenze.

Quali?
La prima è che il premio di maggioranza non deve essere sproporzionato, perché la formula è proporzionale. In secondo luogo il discorso sulle preferenze, che credo sia l’aspetto più delicato. La Corte ha osservato che in caso di sistema con formula proporzionale, un punto cruciale che non tutti hanno messo in rilievo, il voto dell’elettore deve essere uguale ovvero con eguale peso in uscita. Ergo il sistema delle preferenze è praticamente obbligato.

In caso di formula non proporzionale invece?
In caso di distribuzione maggioritaria quelle due conseguenze ovviamente non sarebbero valide. Per cui, mi chiedo, l’Italicum è un sistema con una formula proporzionale di distribuzione dei seggi? Secondo me sì, per come è costruito.

Anche il successivo ballottaggio sarebbe un possibile vulnus?
Sì. Proprio perché il sistema nella sua formula è proporzionale, allora il secondo turno di ballottaggio innesta un’altra problematica: se si prescindesse dal 35%, il premio di maggioranza sarebbe fortemente sproporzionato rispetto alla formula proporzionale prevista dalla legge. Già al primo turno qualcuno ritiene che la legge non vada bene. Nella commissione dei Saggi, checché ne abbia scritto Antonella Rampino su La Stampa, avevamo indicato la soglia utile tra il 40 e il 50% per avere il 55% dei seggi attribuiti. E non il 35% come l’Italicum dice. Se su questo si può discutere, al secondo turno certamente il problema si pone.

L’Italicum potrebbe tradursi in un bipolarismo forzoso dunque?
Nella bozza presentata ho visto che il Senato in sostanza verrebbe eletto con il medesimo sistema della Camera, quindi sarebbe molto difficile eliminare il bicameralismo perfetto: un altro enorme problema. Tra l’altro la legge elettorale sarebbe approvata prima della riforma costituzionale, che ha un arco temporale differente, direi di almeno un anno. Stando all’Italicum, quindi, il Senato che dovesse venire eletto proprio grazie a questa legge elettorale, come potrebbe poi venire abolito avendo la medesima legittimazione popolare della Camera?

Ignorati i consigli dei “Saggi”?
Noi Saggi ci siamo sforzati di dire che la seconda Camera avrebbe dovuto avere una legittimazione diversa, invece l’Italicum le equipara. Se la legge venisse approvata in questi termini, temo che vi sarebbero nuovamente gli estremi di incostituzionalità sollevati dalla Corte.

Come si potrebbe modificarla per non mortificare i rilievi della Consulta e al contempo garantendo la governabilità?
Lo abbiamo scritto nella proposta finale firmata dai Saggi, sottolineando che questo tipo di sistema elettorale proporzionale, con un premio di maggioranza proporzionato, potrebbe garantire la stabilità se contemporaneamente si rafforzassero i poteri del premier. Il punto 8 del capitolo sui sistemi elettorali lo riporta con precisione. Siamo nuovamente alle prese con il solito nodo che si ripropone in Italia dal 1993 in poi. Non è possibile immaginare che cambiando il solo sistema elettorale si possa poi garantire la stabilità della maggioranza e dei governi.

twitter@FDepalo

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