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Il primo giorno del nuovo round di negoziati per l’accordo sugli ostaggi e il cessate il fuoco a Gaza si è rivelato fruttuoso, al punto da spingere i mediatori del Qatar, dell’Egitto e degli Stati Uniti, assieme ai negoziatori israeliani, a continuare i colloqui per un altro giorno, nonostante su di essi “pesi” l’assenza di una delegazione di Hamas (che si interfaccia comunque ai lavori, attraverso l’intermediazione offerta da egiziani e qatarioti). Il portavoce del ministero degli Affari Esteri del Qatar Majed Al-Ansari ha dichiarato che i mediatori “sono risoluti nel loro impegno ad andare avanti nei loro sforzi per raggiungere un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza che faciliterebbe il rilascio degli ostaggi e consentirebbe l’ingresso della maggior quantità possibile di aiuti umanitari a Gaza”. Mentre Husam Badran, un alto funzionario di Hamas, ha rilasciato una dichiarazione dove afferma che il gruppo ritiene che qualsiasi negoziato “deve essere basato su un piano chiaro per attuare ciò che è stato precedentemente concordato. Qualsiasi accordo deve raggiungere un cessate il fuoco completo, un ritiro completo da Gaza, il ritorno degli sfollati e la ricostruzione, oltre a un accordo per lo scambio di prigionieri”. É confermata per questa sera la ripartenza della delegazioni israeliana questa sera dopo due giorni di colloqui, a conferma del fatto che “i giochi sono fatti”.

I funzionari israeliani hanno definito questo vertice negoziale come “l’ultima possibilità” di ottenere un accordo, vertice che si svolge in un contesto di forti tensioni regionali e di minacce da parte dell’Iran e di Hezbollah di attaccare Israele come rappresaglia per i recenti omicidi di leader di Hamas e Hezbollah a Teheran e Beirut. Non a caso l’amministrazione Biden ha dichiarato che un accordo sugli ostaggi e sul cessate il fuoco è fondamentale per stemperare le tensioni in Medio Oriente, oltre che per prevenire una guerra regionale. E ha schierato pezzi da novanta per perorare la causa del negoziato: giovedì 15 agosto il direttore della Cia Bill Burns e il principale consigliere del presidente Biden per il Medio Oriente Brett McGurk hanno avuto un incontro (durato diverse ore) con il primo ministro del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, il direttore del Mossad David Barnea e il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel per discutere proprio dei negoziati in corso.

Lo stesso giorno, il portavoce della Casa Bianca John Kirby ha dichiarato che i colloqui a Doha sono incentrati sulle lacune che rimangono tra Israele e Hamas riguardo ai dettagli dell’attuazione dell’accordo, sottolineando che gli Stati Uniti credono che sia possibile colmare tali lacune.

Kirby ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno informazioni sul fatto che l’Iran e Hezbollah stiano ancora pianificando un attacco contro Israele che potrebbe avvenire “con poco o nessun preavviso”. Anche Teheran viene infatti tenuta informata sull’andamento delle discussioni. Al termine della prima giornata di lavori, il primo ministro del Qatar ha parlato con il ministro degli Esteri iraniano ad interim Ali Bagheri e lo ha informato sull’esito dei lavori, sottolineando l’importanza di smorzare le tensioni regionali.

Infine, sullo sfondo del vertice, il segretario di stato americano Antony Blinken si recherà in visita in Israele domenica. Il giorno successivo Blinken incontrerà il primo ministro Benjamin Netanyahu e si prevede che farà pressioni sul premier israeliano affinché accetti un accordo per il cessate il fuoco.

Nella dichiarazione congiunta di Stati Uniti, Egitto e Qatar si legge che “Alti funzionari dei nostri governi si incontreranno nuovamente al Cairo prima della fine della prossima settimana con l’obiettivo di concludere l’accordo in base ai termini proposti oggi”. Inoltre, i colloqui che si sono svolti ieri e oggi a Doha sono stati definiti come “Seri e costruttivi e si sono tenuti in un’atmosfera positiva”.

Nel frattempo, accanto ai negoziati proseguono le operazioni militari. L’esercito israeliano ha ordinato venerdì 16 agosto una nuova evacuazione delle aree a sud e Gaza (precedentemente designate come zona di sicurezza umanitaria) affermando che le aree erano state usate da Hamas come base per il lancio di mortai e razzi verso Israele. Volantini di avvertimento e messaggi di testo sarebbero stati lanciati nell’area a nord della città meridionale di Khan Younis e nella parte orientale di Deir Al-Balah, dove decine di migliaia di persone hanno cercato riparo dai combattimenti in altre zone di Gaza. Ad oggi, le stime del ministero della sanità locale parlano di oltre quarantamila vittime palestinesi registrate dal 7 ottobre.

Ultima possibilità per Gaza. Cosa si è detto a Doha

L’esito positivo, nonostante l’assenza della delegazione di Hamas, della prima giornata di negoziati ha spinto a portare avanti i lavori anche il giorno successivo, a cui seguiranno altri vertici la prossima settimana. Ma sul campo le operazioni belliche non si fermano

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