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La conferma che il generale Ashfaq Kayani lascerà la guida dell’esercito pachistano alla fine di novembre apre la corsa per la successione a quello che è considerato l’incarico più importante nel Paese dei puri.

L’annuncio dato domenica sembra aver così messo fine alle speculazioni sull’ipotesi che Kayani potesse mantenere ancora la guida dell’esercito, come già successe nel 2010.

È arrivato il tempo che siano altri a portare avanti la missione di fare del Pakistan un Paese “realmente democratico, prospero e pacifico”, ha detto il generale dando inizio alle discussioni su quale potrà essere in futuro il suo ruolo

Sono trascorsi cinque mesi da quando Nawaz Sharif fu eletto premier in quella che è stata definito una storica transizione democratica tra due governi civili, senza che il precedente fosse stato buttato giù dall’intervento dei militari. Un passaggio in cui non sono mancati di dubbi su quale sarebbe stato l’atteggiamento tenuto dall’esercito.

Spetterà ora a Sharif scegliere il successore di Kayani, probabilmente tra un lista di nomi fatta dallo stesso generale. L’ultima volta che il tre volte premier si trovò a nominare un capo dell’esercito la scelta cadde su Pervez Musharraf, l’uomo che nel 1999 guidò il colpo di Stato che rovesciò il governo dell’attuale primo ministro.

Nominato nel 2007, quando Musharraf abbandonò la divisa, Kayani, già a capo dei potenti e controversi servizi di intelligence, si era imposto come una figura riflessiva, scrive il New York Times, capace di accreditare l’immagine di un esercito che si teneva distante dall’accumulare potere politico.

Un ulteriore prolungamento dell’incarico avrebbe tuttavia provocato non pochi mal di pancia, in particolare tra quei settori delle forze armate che avevano criticato il generale per il raid delle truppe speciali statunitensi in cui fu ucciso Osama bin Laden, scovato in un complesso di Abbottabad, non lontano da uno dei principali centri d’addestramento dell’esercito pachistano, con i vertici di Islamabad tenuti all’oscuro dell’intera operazione.

Sebbene guidò l’offensiva contro i talebani nella valle di Swat, sul suo mandato pesa anche l’assalto dei turbanti nerial  quartier generale dell’esercito a Rawalpinfi nel 2009. E nonostante le prese di distanza, non ha allontanato dalle forze armate pachistane l’ombra del sostegno a gruppi terroristici come la Lashkar-e-Taiba dietro gli attacchi terroristici di Mumbai nel 2008.

Chiunque sarà scelto si troverà sì a sedere sulla poltrona più importante del Paese, ma allo stesso tempo dovrà affrontare una serie di sfide che vanno dalla lotta contro la frangia pachistana dei talebani e contro altre formazioni islamiste al ripristinare la sicurezza a Karachi, città teatro di scontri e violenze settarie e politiche, e alla gestione in termini di sicurezza del ritiro delle truppe combattenti internazionali dall’Afghanistan nel 2014, mentre sono in stallo i negoziati tra Kabul e Washington per l’accordo bilaterale da cui dipenderà il numero dei soldati Usa che resteranno come sostegno e per l’addestramento a che dopo quella data.

Per quanto riguarda il nome del successore di Kayani, l’agenzia France Presse ha azzardato oggi quattro ipotesi. Il favorito è il tenente generale Haroon Aslam, capo della logistica, che servì alla guida delle forze paramilitari in Punjab e prese parte all’offensiva nello Swat. Il secondo per possibilità di diventare capo dell’esercito è il tenente generale Rashad Mehmood. Gli altri nomi sono quelli Rahell Sharif e di Tariq Khan.

Twitter: @andreapira

L'esercito pachistano dopo Kayani

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