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Il vertice Nato di Ankara consegna all’Italia una cornice più esigente, nella quale la sicurezza europea non può più essere considerata un dato acquisito. Nella relazione alle commissioni Esteri e Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto hanno collegato gli esiti del summit a un quadro internazionale segnato dalla guerra russa contro l’Ucraina, dalle crisi nel Mediterraneo allargato e dalla necessità di rafforzare il contributo europeo dentro l’Alleanza. La linea del governo è costruita su un equilibrio preciso. Più capacità, più responsabilità e una presenza italiana capace di tenere insieme deterrenza, diplomazia e tutela degli interessi nazionali.

Una Nato più europea

Crosetto ha riassunto il messaggio politico del vertice con una formula netta. “Un’Europa più forte rende più forte la Nato”. Non si tratta, ha precisato, di sostituire l’Alleanza, ma di renderla più credibile attraverso il contributo concreto di ciascun Paese. Per il ministro, “la sicurezza dell’Europa non è più un elemento garantito, stabile e sicuro” e pensare che gli Stati Uniti possano continuare ad assicurare da soli la difesa collettiva sarebbe un errore.

Da qui il tema degli impegni assunti. Tajani ha ricordato che l’Italia ha portato le spese per la sicurezza al 2,8% del Pil e intende confermare il percorso verso il 5% entro il 2035, “nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica” e delle prerogative del Parlamento. Crosetto ha però spostato il discorso dalle percentuali alle capacità. Difesa aerea e missilistica, munizionamento, deterrenza a lungo raggio, spazio, cyber, intelligenza artificiale e logistica avanzata sono i settori indicati come vulnerabilità da colmare. “Senza sicurezza non esistono crescita economica, investimenti, diritti sociali e benessere duraturo”, ha detto.

Ucraina e minacce ibride

Il fronte ucraino resta il riferimento principale. Tajani ha sostenuto che la Russia “non sta vincendo”, ma ha aggiunto che da Mosca non emerge “una seria volontà di pace”. Per il ministro degli Esteri, bombardare ospedali, scuole e infrastrutture energetiche non ha alcuna giustificazione. La linea italiana resta quindi ferma sul sostegno a Kyiv, sulla pressione attraverso le sanzioni e su un ruolo europeo nel negoziato finale.

Crosetto ha inserito la guerra dentro una minaccia più ampia. La Russia mantiene una capacità offensiva pesante e affianca al campo di battaglia strumenti cyber, disinformazione, intelligence ostile e proiezione in Artico e Africa. Tajani ha richiamato anche l’espulsione di due addetti militari russi accusati di spionaggio, ribadendo che “l’Italia non tollera attività ostili sul proprio territorio”. È il segno di una competizione che non riguarda solo il fronte orientale, ma anche infrastrutture critiche, istituzioni democratiche e fiducia dei cittadini.

Il fianco Sud e le rotte

Nella lettura del governo, la sicurezza dell’Alleanza non si misura soltanto sul confine orientale. Tajani ha collegato Golfo, Libano, Mar Rosso e Mediterraneo allargato a un unico mosaico di instabilità. Hormuz deve restare “uno stretto libero e aperto”, perché la libertà di navigazione incide direttamente sull’economia italiana e sulle catene di approvvigionamento. L’Italia è pronta a fare la propria parte, ma solo dentro iniziative multilaterali, con autorizzazione parlamentare, cessate il fuoco stabile e mandato chiaro.

Il Libano resta uno dei dossier più delicati. Roma guarda alla fase successiva alla conclusione del mandato Unifil e lavora con gli alleati, a partire dalla Francia, per definire la futura presenza internazionale nel Sud del Paese. Tajani ha annunciato una nuova sessione di dialogo a Roma e ha rivendicato il ruolo italiano in un percorso che punta al pieno controllo del territorio da parte delle istituzioni libanesi. È in questa combinazione tra deterrenza, diplomazia e fianco Sud che il governo colloca il contributo italiano dopo Ankara.

Ucraina, fianco Sud e deterrenza. La linea italiana dopo Ankara spiegata da Crosetto e Tajani

Dopo il vertice Nato di Ankara, il governo italiano punta a rafforzare il contributo europeo all’Alleanza senza indebolire il legame con gli Stati Uniti. Nelle comunicazioni alle commissioni Esteri e Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto hanno indicato le priorità italiane, dal sostegno all’Ucraina al contrasto delle minacce ibride, fino alla protezione delle rotte nel Mediterraneo allargato. Più risorse dovranno tradursi in capacità concrete, accompagnate da diplomazia, iniziative multilaterali e tutela degli interessi nazionali

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