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Tutto è pronto. Twitter scalda i motori per il suo ingresso in Borsa, probabilmente sul New York Stock Exchange, prima del Thanksgiving (il 28 novembre). Lo sbarco potrebbe essere rimandato solo in presenza di particolari condizioni di mercato o nel caso in cui il Congresso non riuscisse ad evitare lo shutdown, il blocco della spesa pubblica federale che metterebbe a rischio uffici e programmi della Casa Bianca. Ma intanto analisti e investitori si sbizzarriscono nelle scommesse pre-Ipo.

La linea di credito pre-Ipo

Nei piani di Twitter ci sarebbe una mossa pre quotazione che permetterebbe al gruppo di confrontarsi con gli altri colossi di Borsa a spalle larghe. Una tattica quanto mai gradita alle banche, pronte a mettersi in fila con denaro fresco così da avere un ruolo di primo piano quando, entro fine anno, il gruppo social cinguetterà direttamente da Wall Street.

Lo zampino di JPMorgan e Morgan Stanley

Twitter sarebbe infatti in trattative per una linea di credito pre-Ipo da centinaia di milioni di dollari, con la quale aumenterebbe la propria flessibilità prima dell’initial public offering (l’offerta al pubblico dei titoli di una società che intende quotarsi per la prima volta su un mercato regolamentato). E Twitter sarebbe in trattative con alcune banche, incluse JPMorgan Chase e Morgan Stanley. La linea di credito sarebbe compresa fra i 500 milioni di dollari e 1 miliardo di dollari e i fondi potrebbero consentire a Twitter di espandersi e fare acquisizioni nei prossimi mesi.

La clausola sulla privacy del Form S-1

Ma i dettagli della quotazione restano riservati. Twitter, spiega Quartz, ha potuto fare una richiesta non pubblica per quotarsi in Borsa, con il Form S-1. Con la nuova legge Jobs Act, al gruppo è stato infatti permesso di presentare alla Sec questa domanda in privato, avendo un fatturato annuo inferiore al miliardo di dollari. Un’opzione che permette alle startup di decidere se accumulare più fondi, vendere o quotarsi senza svelare i dettagli dei loro piani. Twitter non sta certo considerando altre ipotesi se non l’Ipo, ma ha potuto trarre vantaggio dalla clausola nella speranza di evitare una débacle simile a quella di Facebook al momento dello sbarco in Borsa.

Ipo, pricing e piattaforma

Ma il piano illustrato nel Form sarà reso pubblico questa settimana. Questo documento potrebbe contenere molte informazioni succulente, e in primis, su quale piattaforma di quoterà, se sul Nyse o sul tecnologico Nasdaq. E spiegherà anche quanto varrà l’Ipo e quale sarà il prezzo di un’azione. Numeri che potrebbero già essere affidabili, dato che Twitter ha avuto contatti con i potenziali investitori e ha tastato il loro appetito, qualcosa che è in genere proibito ma che il Jobs Act permette. Si stima che il prezzo dell’Ipo di Twitter varierà tra i 28 e i 30 dollari per azione, importo che valuterebbe la società tra i 15 e i 16 miliardi di dollari.

I rischi illustrati nel Form

Al momento della quotazione Twitter dovrà illustrare anche i potenziali rischi, nella sezione del Form più interessante ma anche meno prevedibile. Se si pensa alla quotazione di Facebook, i rischi potevano essere il calo dei guadagni pubblicitari con lo spostamento verso il settore mobile. Un problema che non dovrebbe riguardare Twitter, ma che comunque potrebbe sollevare considerazioni simili sui ricavi potenziali del gruppo.

Gli azionisti forti

Nel documento si indicheranno anche quali sono i principali azionisti. Per ora si sa solo che il maggiore socio resta il cofondatore Ev Williams, con il 15% del capitale. Twitter dovrà evidenziare chi detiene quote superiori al 5%, così come i nomi dei consiglieri d’amministrazione e dei top manager.

Il motto da lanciare

E potrebbe esserci anche una lettera dell’ad Dick Costolo, agli azionisti. Un messaggio non necessario ma che è diventato tradizionale per la quotazione di colossi tech che vogliono lanciare dei motti. Quello dei fondatori di Google Larry Page e Sergei Brin è stato “Non essere cattivi“, mentre il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg ha usato la sua lettera per sottolineare di non essere interessato “esclusivamente a massimizzare il profitto“.

Il ruolo delle banche nella fase post-Ipo

E il giorno dopo la quotazione, quando comincerà il trading sulle azioni di TWTR, ci si concentrerà sulla reazione degli investitori. Un “pop” forte rispetto al prezzo dell’Ipo è visto come un successo, sebbene un gap eccessivo potrebbe dimostrare un errore di valutazione delle banche che vi hanno lavorato. Più problematico un crollo del prezzo azionario al di sotto della soglia Ipo, che spingerebbe le banche a fare la loro parte per sostenere il titolo.

Quanto vale Twitter? I segreti e le scommesse di Wall Street

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