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Bisognerà attendere almeno la prossima settimana perché il Congresso americano si esprima sull’opportunità di un attacco in Siria, così come richiesto dal presidente Barack Obama.

UNA GUERRA INIZIATA
Ma in realtà l’offensiva contro Damasco, seppur sotto inusuali spoglie, sembra già iniziata da tempo. Da un lato l’Amministrazione Usa, grazie alle informazioni raccolte con una fitta rete di intelligence che conta anche sui servizi israeliani e britannici, pianifica e conduce puntuali attacchi cibernetici contro le infrastrutture siriane.

IL PIANO DELLA CIA
Dall’altro, come riporta Il Foglio citando il New York Times, nei suoi incontri con i leader del Congresso e con i senatori repubblicani per convincerli ad appoggiare la guerra, il presidente ha fatto intendere che sta facendo qualcosa di concreto oltre a pensare agli strike dicendo che “una prima squadra di ribelli addestrati dalla Cia è già entrata in Siria”.

IL CAMPO IN GIORDANIA
Nel pezzo, a firma di Daniele Raineri, si dà conto dell’esistenza di un programma di addestramento per ribelli gestito dai servizi segreti americani in Giordania, descritto come “la grande zona d’ombra della guerra civile siriana”.
La notizia, trapelata da alcuni racconti dei ribelli non ha ancora trovato conferme ufficiali, anche se il quotidiano della Grande Mela ne attribuisce la conferma proprio al presidente Usa.

LA STRATEGIA DI OBAMA
Obama, per venire incontro alle tante divisioni in seno al Congresso, ha stilato con i suoi consiglieri un piano che dopo l’intervento militare prevede una seconda fase più ampia, che punta al regime change contro Bashar al-Assad senza però schierare soldati americani a terra, anche perché l’ultima bozza dell’autorizzazione a usare la forza militare sottoposta al Congresso lo vieta esplicitamente.

LA SECONDA FASE
E sono sempre più i senatori e i deputati convinti che se Obama dovesse essere in grado di assicurare un’operazione “chirurgica” senza mettere a richio vite umane o imbarcarsi in un conflitto “infinito” come quelli in Iraq e Afghanistan, si potrebbe pensare a una fase B dove – come spiega l’editorialista Michael Weiss su Foreign Affairs – Assad potrebbe essere deposto con un’azione composta da un attacco mirato al suo sistema militare a un forte isolamento internazionale.

L’OMBRA SAUDITA
Questa strategia più estesa è portata avanti da un asse formato dal direttore della Cia, John Brennan, e dal capo dei servizi segreti sauditi, il principe Bandar bin Sultan, ex ambasciatore a Washington e storico amico della famiglia Bush, nonché autore secondo il Wall Street Journal di una intensa attività di lobbying contro il presidente Assad per rafforzare gli interessi e il potere di Riyad sulla regione.

LE INFILTRAZIONI QAEDISTE
Il piano dell’intelligence americana troverebbe conferma in un messaggio attribuito ad Al Nusra. Il gruppo ribelle siriano di ispirazione qaedista – scrive oggi Guido Olimpio sul Corriere della Sera – racconta di una decina di “spie” americane appena entrate dalla Giordania e scoperte dai militanti a Deraa. Jihadisti tunisini, secondo l’accusa, che avrebbero dovuto guidare gli attacchi dei droni Usa celando segnalatori elettronici nelle basi dei militanti.

I TIMORI DI KERRY
Dichiarazioni non completamente attendibili, ma che acquisiscono vigore se unite ai sussurri provenienti da Capitol Hill. Nelle audizioni al Congresso è apparso chiaro che gli Usa hanno forti timori che le armi chimiche possano finire un giorno nelle mani dell’ala più radicale della ribellione, uno scenario che potrebbe persino costringere a un’azione terrestre americana. Il segretario di Stato John Kerry lo ha fatto capire.
È allora possibile che gli Stati Uniti, insieme ai servizi giordani, stiano monitorando da vicino i guerriglieri di Al Nusra e sfruttino, per infiltrarli, l’afflusso costante di volontari nord africani e europei. Manovra che ha i suoi rischi. E che magari ha indispettito altre intelligence (sauditi? Qatar?) che sostengono le componenti islamiste. Uno dei tanti “duelli” all’interno della crisi siriana.

La Cia ha già iniziato la guerra in Siria

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