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“J.D. Vance è il candidato giusto se pensi che vincerai qualunque cosa accada e stai cercando di dare forma al partito in futuro”. Così Brad Todd, stratega repubblicano, lunedì 8 luglio, sul Washington Post, analizzava le possibili opzioni di Donald Trump nella scelta del “running mate”.
Ed effettivamente l’annuncio di ieri durante la convention dei repubblicani a Milwaukee da parte dell’ex inquilino alla Casa Bianca, che ogni giorno si avvicina sempre di più a ritornare al 1600 di Pennsylvania Avenue, appare come un ennesimo segnale di grande sicurezza e convinzione di vincere le presidenziali e soprattutto di voler personalizzare sempre di più quel partito repubblicano che ormai ha preso completamente le sembianze e caratteristiche del suo leader.

Scegliere come suo delfino J.D. Vance, attuale senatore per l’Ohio, non puntando, invece, su un repubblicano classico (come il Governatore del Dakota del Nord Doug Burgum o il senatore per la Florida Marco Rubio) significa, infatti, allontanarsi dalle radici storiche del GOP,  e spingersi verso un percorso ancora più “MAGA” del primo mandato.

Ma chi è J.D. Vance?

Vance, ragazzo bianco della classe operaia dell’Ohio, ex marine che ha combattuto in Iraq ed imprenditore, autore di quel best-seller pubblicato nel 2016 (consigliato subito da Bill Gates e da cui Ron Howard nel 2020 ne ha ricavato il film “Elegia Americana”) in cui si fa cantore, brutale e appassionato della sua incredibile storia di riscatto (dalla difficilissima infanzia con la madre instabile e divorata dalla tossicodipendenza alla laurea in legge a Yale) e narra le complicate vicende della sua povera famiglia della Rust Belt, che dalle regioni dei monti Appalachi emigrarono in una cittadina dell’Ohio nella speranza di una vita migliore.

I personaggi del libro, proprio come lui sono tutti hillbilly, montanari, emarginati e abbandonati, ed il riscatto cercato dalla sua famiglia in quell’Ohio oggi dilaniato dall’emergenza degli oppioidi e che lui definisce “un luogo di infelicità”, inizialmente non arriva. Dovranno passare anni di sofferenza e di lotta per entrare a gamba tesa nel mondo di “quelli che contano”, pur senza mai rinnegare il proprio passato e dimenticare le origini.

Quel libro pochi mesi dopo, quando Trump vinse le elezioni presidenziali, divenne poi un successo per il modo in cui indirettamente spiegava perché la Rust Belt aveva votato Trump, dopo anni di democratici, ritenuti responsabili di aver svuotato le città americane e averle riempite di fentanyl.
Inizialmente fortemente critico nei confronti del tycoon (arrivò a definirlo l’Hitler americano), si è convertito in maniera devota al trumpismo nel 2022, ed oggi è il più ideologicamente allineato a Trump e ne sostiene quelle cause che molti repubblicani non condividono.

Contrario all’aborto e ai matrimoni omosessuali, la sua nomina a candidato alla vicepresidenza dimostra quanto Trump voglia al suo fianco qualcuno che capisca nel profondo il suo movimento, forse anche meglio di lui, e che lo aiuti a tracciare un percorso più MAGA nel suo possibile secondo mandato. Se questa è la via che l’ex presidente vorrà percorrere, non poteva esserci una scelta migliore dell’attuale senatore per l’Ohio.

Il trentanovenne, infatti, nonostante il successo, oggi continua a rappresentare quella parte di popolazione americana dimenticata dalla sinistra progressista, abbandonata nel degrado e nella povertà totale, e che The Donald, nel 2016, era riuscito ad intercettarne il consenso e che anche a novembre vorrà convincere nuovamente.

E per raggiungere quell’obiettivo, fondamentale per il ritorno alla Casa Bianca, il tycoon questa volta al suo fianco avrà il suo nuovo delfino, proprio quel self-made-man, nato a Middletown, in Ohio, tra Cincinnati e Dayton, che il Washington Post, poche settimane dopo l’uscita di Hillbilly Elegy, definì la “voce della Rust Belt”.

(Foto account Twitter J.D. Vance)

Da “Hillbilly Elegy” al sogno della vicepresidenza. Chi è J.D. Vance

Di Francesco Spartà

Nel 2016, il suo “Hillbilly Elegy” (uno dei libri più belli e importanti degli ultimi anni) fu un successo enorme, non solo per l’incredibile storia di riscatto e di realizzazione, ma perché raccontava esattamente quel popolo che pochi mesi più tardi, nel novembre 2016, avrebbe contribuito a portare Donald Trump alla Casa Bianca. Otto anni dopo quel ragazzo appena trentanovenne è stato scelto proprio dal tycoon per accompagnarlo nella corsa alla Casa Bianca

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