Dopo mesi di tensioni, manifeste o meno, questa volta la rabbia della base, di intellettuali ed eletti a 5 Stelle si è riversata contro la “politica dell’isolamento” dettata dal comico genovese, che ha di fatto reso il movimento un mezzo anche gradevole esteticamente, ma senza benzina per correre.
Così, le critiche maggiori per la linea politica adottata da Grillo, circondato dai suoi stessi militanti, provengono ora dal suo mondo.
LE SOLLEVAZIONI DELLA BASE
Il magma del movimento sveva già iniziato a muoversi sotto crosta da diverse settimane, quando ci furono le prime critiche a Grillo sul tema della decurtazione della diaria. Critiche sommesse, ma che hanno portato a epurazioni, un altro dei punti più criticati dell’autoritarismo in salsa grillina.
Avvisaglie che hanno portato la base a ribellarsi in modo palese dopo il deludente risultato delle elezioni comunali che ha dimezzato i voti del Movimento 5 Stelle.
Questo uno dei commenti più “teneri” sul suo blog: “Bla bla bla bla bla, e poi quando potevate governare e cambiare il paese non lo avete fatto, per cosa credete la gente vi abbia votato? per giocare alle belle madamine? come previsto ora avete un terzo dei voti, così sarete contenti, – scrive Agostino I. – siete riusciti a far tornare in auge Berlusconi. Grazie, davvero grazie, tornerò certo a votarvi, così potrete continuare con le vostre vuote dissertazioni. Nessuno vi ha spiegato che nella vita vi sono delle priorità, e che a volte meglio scegliere il male minore anzichè suicidarsi?”
LE DENUNCE DI TRAVAGLIO
Uno dei primi a scagliarsi contro l’agire grillino è stato Marco Travaglio, giornalista del Fatto Quotidiano, testata vicina al Movimento 5 Stelle. Per il notista politico di Servizio Pubblico, Grillo ha commesso una serie di errori ai quali porre rimedio: lasciare i telegiornali ai “professionisti della politica”, assumere dei toni sempre più violenti, sospettosi e rancorosi, non dare vita a una classe dirigente all’altezza del compito e infine non comunicare in modo adeguato le sue intenzioni con i cittadini.
Beppe Grillo e Marco Travaglio
IL FUOCO AMICO DI RODOTÀ
Le parole di Travaglio non sono l’unico caso di “fuoco amico” per Grillo. In un’intervista al Corriere della Sera, anche il giurista Stefano Rodotà, uno dei personaggi più amati dal movimento, punta l’indice contro la condotta dei 5 Stelle.
Rodotà, che fu scelto dai grillini come candidato del movimento alla presidenza della Repubblica, non si dice sorpreso del magro risultato ottenuto alle amministrative e se critica la strategia di Grillo.
“Serve un cambiamento di passo. La rete da sola non basta. Non è mai bastata. Guardiamo l’ultima campagna elettorale: Grillo è partito dalla rete, poi ha riempito le piazze reali con lo tsunami tour. Ma ha ricevuto anche un’attenzione continua dalla televisione. Se si vuole sostenere che c’è una discontinuità radicale con il passato non è così: anche per Obama è stato lo stesso. Si parte dalla rete, ma poi si va oltre”. In queste elezioni, commenta Rodotà, “hanno perso i due grandi comunicatori: Grillo e Berlusconi”.
Per Rodotà è sbagliato, come ha fatto Grillo, dare la colpa agli elettori, ma anzi “ora Grillo e Casaleggio devono rendersi conto che siamo entrati in una fase nuova e che quello che ha determinato il successo non è un ingrediente che può essere replicato all’infinito. Per esempio: alle Europee cosa faranno? Una campagna fortemente antieuropeista, come Berlusconi? Sarebbe un rischio enorme. Cresce enormemente la responsabilità della sinistra”.
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