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Mosca sta attraversando un momento di difficoltà nella gestione del sistema globale di Glonass, la controparte russa dell’americano Global Positioning System (Gps). La capacità russa di aggiornare i satelliti obsoleti si è fortemente indebolita, e già da qualche anno la costellazione satellitare di Glonass ha dovuto affrontare problemi legati all’età: quattro anni fa, tredici satelliti su ventiquattro satelliti totali avevano superato la durata prevista del loro ciclo di vita, pari a sette anni. La loro sostituzione con i più recenti satelliti Glonass-K è stata più lenta del previsto, e i nuovi satelliti sono diventati ancora più dipendenti dall’elettronica occidentale rispetto alla vecchia generazione; ad oggi, anche se la Russia ha messo in orbita sei nuovi dispositivi, il numero di satelliti che hanno superato la loro durata di vita prevista è salito a quindici (sui ventisei attivi in totale). Inoltre, ventidue satelliti vedranno scadere il proprio ciclo di vita entro il 2030.

Lo stesso ex astronauta russo Fedor Yurchikhin ha dichiarato che ci sono sempre più problemi nella produzione di satelliti di navigazione a causa della mancanza di accesso ai componenti elettronici stranieri e dell’assenza di produzione nazionale. Yurchikhin afferma che per la Russia, che si era affidata all’immagazzinamento di componenti importati, che le avevano permesso di superare i primi cicli di sanzioni occidentali, l’unico modo di costruire più satelliti di navigazione è di rimpiazzare i materiali occidentali con quelli prodotti nella Repubblica Popolare Cinese.

“La transizione verso Glonass-K è stata effettivamente più lunga del previsto, a causa dei diversi ritardi registrati anche dal resto del programma spaziale russo. Ma ritardi simili sono riscontrabili anche dal sistema americano Gps, in particolare riguardo alla transizione verso i nuovi satelliti operanti in frequenza L5 o la futura generazione 3F”. Commenta per Formiche.net Nicolò Boschetti, ricercatore in Sicurezza dei sistemi spaziali presso la Cornell University ed esperto di sistemi satellitari, che si esprime anche sull’importazione di componentistica cinese. “La Cina è, almeno in questa precisa congiuntura storica, un partner strategico per la Russia, quindi mi sembra una scelta naturale andare a rifornirsi di componenti elettronici nella Repubblica Popolare. Soprattutto se si pensa a quanto attualmente BeiDou stia dando un’ottima prova di sé, sicuramente una prova migliore di quella di Glonass, e forse anche del Gps. Il sistema cinese ha già più di cinquanta satelliti in orbita, e sta continuando a costruire stazioni radio, di controllo e potenziamento del segnale in tutto il globo, e specialmente nei Paesi meno sviluppati: legandosi con la Belt and Road Initiative, Beidou riesce infatti ad integrarsi molto bene nel sistema di infrastrutture critiche di Paesi terzi. Un fenomeno a cui l’Occidente deve guardare con molta attenzione”.

La dimensione spaziale sta assumendo sempre più importanza per le alte sfere della Repubblica Popolare Cinese, come dimostrato anche dalla recente ristrutturazione della Space Force della People Liberation Army. E non è da escludere che, con la cooperazione sino-russa che si espande trasversalmente a numerosi settori, il Cremlino e Zhongnanhai decidano di portare avanti progetti comuni in questo settore.

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Le difficoltà incontrate da Mosca nella gestione di Glonass rendono necessaria la ricerca di un sostegno da parte dell’alleato asiatico, i cui sforzi spaziali crescono sempre di più. “La Cina è, almeno in questa precisa congiuntura storica, un partner strategico per la Russia. È una scelta naturale andare a rifornirsi nella Repubblica Popolare”, commenta con Formiche.net Nicolò Boschetti, ricercatore in Sicurezza dei sistemi spaziali presso la Cornell University ed esperto di sistemi satellitari

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