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Da una parte ci sono le rassicurazioni del Segretario di Stato americano Marco Rubio, secondo cui lo Stretto di Hormuz potrebbe riaprire non appena l’Iran smetterà di minacciare la navigazione. Dall’altro sul tavolo del G7 ci sono anche due dossier altrettanto importanti, come Ucraina e minerali critici. E sottovalutarli in questo momento non sarebbe saggio. In Francia va in scena un meeting molto complesso e articolato, dove sarà utile preservare una doppia sicurezza: quella della navigazione nello stretto di Hormuz accanto a quella delle relazioni transtatlantiche, per evitare che i super players esterni come la Cina sfruttino le difficoltà per altri fini.

Qui ministeriale

La ministeriale esteri in Francia si apre con l’ottimismo del segretario di Stato Usa che al G7 ha ribadito che Donald Trump è impegnato a raggiungere un cessate il fuoco e una soluzione negoziata alla guerra tra Russia e Ucraina il prima possibile. Certamente Rubio si trova ad affrontare anche un altro elemento: ovvero un’Europa scettica in un frangente non semplice per la crisi in Iran, dal momento che nel Vecchio Continente le conseguenze più dirette della strozzatura di Hormuz stanno già impattando su vari ambiti, ma non per questo il desco del G7 a Cernay-la-Ville vede sminuito il suo peso specifico: anzi, proprio la dichiarazione del G7 della scorsa settimana, quella in cui condannava l’Iran per i suoi “attacchi ingiustificabili” contro i Paesi del Golfo e arabi, affermando che i suoi Stati membri “sono pronti ad adottare le misure necessarie per sostenere l’approvvigionamento energetico globale”, rappresenta la base di partenza per il dialogo imprescindibile tra Usa e Ue. La presenza in Francia di altri soggetti “allargati” rispetto al solito G7 è significativa rispetto alla portata delle discussioni: oltre a Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e Regno Unito, ci sono anche rappresentanti dell’Unione Europea, dell’Arabia Saudita, dell’India, del Brasile, della Corea del Sud e dell’Ucraina.

La posizione di Roma

Dal lato italiano, presente il ministro degli esteri Antonio Tajani, è stata ribadita l’esigenza d porre fine alla crisi mediorientale una guerra che, secondo il titolare della Farnesina, “oltre a destabilizzare l’intera regione ha serie ripercussioni sulla nostra economia”. Per cui il governo di Roma lavorerà con i partners europei per la de-escalation e per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. In questa direzione va letto l’impegno in prima linea dell’Italia nella missione ASPIDES nel Mar Rosso e in ATALANTA nell’Oceano Indiano. “Contribuiremo con ogni sforzo a garantire un passaggio sicuro attraverso lo Stretto per proteggere le nostre rotte commerciali”, ha aggiunto Tajani. Ma non è tutto, perché sul fronte europeo occorre una sterzata per la ricostruzione dell’Ucraina, per riparare la centrale di Chernobyl e per rafforzare il sostegno a Kyiv in tutti i settori. Sul tavolo G7 anche il grande tema dei minerali critici, dopo la proposta americana che ha visto l’Italia aderire di aprire una stagione nuova per quanto riguarda l’approvvigionamento. “Con questo Governo, autorevole e politicamente stabile, siamo al centro di ogni iniziativa di dialogo e per la pace. Interlocutori credibili per tutti i nostri partner”, ha aggiunto Tajani.

Lo scetticismo in Ue e il gancio con l’Ucraina

Il Ministro delle Forze Armate francese Catherine Vautrin ha affermato che la guerra in Medio Oriente “non ci riguarda”, aggiungendo che la posizione francese è strettamente difensiva. “L’obiettivo è proprio questo approccio diplomatico, che è l’unico in grado di garantire un ritorno alla pace”, ha dichiarato a Europe 1 e CNews. “Molti Paesi sono preoccupati ed è assolutamente essenziale trovare una soluzione”. Il collega britannico Yvette Cooper, invece, ha affermato che anche la Gran Bretagna è favorevole a una via diplomatica, pur riconoscendo le divergenze con gli Stati Uniti: “Abbiamo adottato un approccio di sostegno all’azione difensiva, ma abbiamo anche adottato un approccio diverso rispetto all’azione offensiva che si è verificata nell’ambito di questo conflitto”.

Rubio ha precisato di non essere preoccupato per il malcontento del G7 riguardo alla guerra con l’Iran: “Non sono lì per renderli felici. Vado d’accordo con tutti loro a livello personale e lavoriamo con quei governi con molta attenzione, ma le persone che mi interessa rendere felici sono i cittadini degli Stati Uniti. È per loro che lavoro. Non lavoro per la Francia, la Germania o il Giappone”. Ma in precedenza Trump, a proposito dei paesi europei, li aveva accusati di non dare ascolto alle richieste di aiuto provenienti dagli Stati Uniti. Ha contestato le dichiarazioni del ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, il quale ha affermato che “non è la nostra guerra”, definendo le parole del ministro teutonico un “commento inappropriato” e ha replicato: “Beh, l’Ucraina non è la nostra guerra, ma noi aiutiamo”.

“Dobbiamo evitare un’ulteriore destabilizzazione, garantire la nostra libertà economica e sviluppare prospettive per la fine delle ostilità e per il periodo successivo”, ha spiegato il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, secondo cui il sostegno congiunto all’Ucraina non deve crollare ora. “Sarebbe un errore strategico in vista della sicurezza euro-atlantica”. E ad approfittarne potrebbe essere ancora una volta la Cina.

Hormuz e Ucraina, il G7 al lavoro per non dare vantaggi alla Cina

La ministeriale esteri in Francia si apre con l’ottimismo del segretario di Stato Usa che al G7 ha ribadito che Donald Trump è impegnato a raggiungere un cessate il fuoco e una soluzione negoziata alla guerra tra Russia e Ucraina il prima possibile. Certamente Rubio si trova ad affrontare anche un altro elemento: ovvero un’Europa scettica in un frangente non semplice per la crisi in Iran

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