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Il Centro. Matteo Renzi, leader di Italia Viva ha fatto il grande passo: correrà per le elezioni Europee di primavera e il suo obiettivo, con “Il Centro” appunto, è quello di erodere una parte significativa dell’elettorato moderato. Ora, si tratta di capire in che modo questa operazione interviene in un contesto in grande cambiamento come quello europeo e, soprattutto, se ci sono i margini politici affinché questa mossa abbia successo. In più, da Palazzo Chigi trapela la notizia di un accordo per abbassare la soglia del 4%. La cosa certa è che “c’è uno spazio politico al centro e ci sono vari partiti nei diversi Paesi che lo occupano”. A dirlo a Formiche.net è Roberto D’Alimonte, politologo e fondatore del Luiss – Cise Centro Italiano di Studi Elettorali.

Renzi è uscito allo scoperto e ha scelto di candidarsi con “Il centro” alle Europee della primavera prossima. Come è da leggere questa mossa?

Primo, Renzi oggi gode di maggior credito in Europa che in Italia. Pensa di poter far bene a Strasburgo e usare la sua credibilità in quella sede per avere più influenza a Roma. Secondo, usando un brand nuovo, Il Centro, pensa di avere maggiori possibilità di rosicchiare voti a Pd e Fi e quindi sperare di arrivare alla soglia del 4% che il vecchio brand, Italia Viva, rischia di non superare. Terzo, se riuscisse a superare la soglia entrerebbe a far parte di un gruppo che potrebbe giocare un ruolo importante come componente della maggioranza parlamentare.

Da Palazzo Chigi trapela la notizia di un accordo per portare la soglia di sbarramento al di sotto del 4%. Che ne pensa ?

Penso che sia un segnale sbagliato. Favorire la rappresentatività in Europa vuol dire rafforzare la frammentazione in Italia. E di questo non abbiamo proprio bisogno. Inoltre si corre il rischio di attivare un effetto domino. Dopo aver ritoccato al ribasso la soglia per le europee per accontentare Renzi, Calenda e Bonelli perché non farlo anche per le politiche per accontentare altri partitini sempre in nome della rappresentatività. Comunque mi pare che la Lega si sia messa di traverso di fronte ad una operazione che sa tanto di inciucio tra Renzi e Meloni. Non ho capito cosa ne pensa la Schlein.

C’è uno spazio politico per il centro alle Europee? Ritiene che i centristi possano fare da “stampella” a un’eventuale alleanza tra popolari e conservatori?

Certamente esiste uno spazio politico al centro e ci sono vari partiti nei diversi Paesi che lo occupano. Nel Parlamento europeo sono rappresentati soprattutto dal gruppo Renew Europe che oggi conta più di 100 membri. Penso che sia questo il gruppo in cui entrerebbe Renzi. Sulla carta è possibile che questo gruppo si allei con Popolari e Conservatori ma dipenderà dai numeri che usciranno dalle urne e dai programmi che verranno proposti. In ogni caso non userei il termine “stampella”.

Quali saranno secondo lei i fronti più “caldi” su cui si giocheranno le elezioni del 2024?

Queste elezioni saranno più “europee” che in passato. Per decenni le elezioni per il Parlamento di Strasburgo si sono svolte su tematiche nazionali senza alcun collegamento con l’Europa. Erano in realtà elezioni nazionali. Negli ultimi tempi questo è cambiato e le prossime rappresenteranno un altro passo avanti in questa direzione. I temi della campagna elettorale saranno sempre di interesse nazionale ma declinati in chiave europea. Mi riferisco soprattutto alla immigrazione, al patto di stabilità, al sostegno alla crescita economica, alle politiche relative al clima e a quelle energetiche. Il rapporto con l’Europa sarà al centro della campagna elettorale, con il Pd e i partiti di centro più favorevoli e i partiti di governo più critici. Sarà interessante vedere quale sarà la posizione del M5S.

 

Renzi e la (possibile) alleanza con conservatori e popolari. L'analisi di D'Alimonte

I temi della campagna elettorale saranno sempre di interesse nazionale ma declinati in chiave europea. Renzi oggi gode di maggior credito in Europa che in Italia. Il centro è possibile che, sulla carta, si allei con Popolari e Conservatori. E la soglia al 4%? Segnale sbagliato. Conversazione con Roberto D’Alimonte, fondatore del Luiss-Cise, Centro italiano di studi elettorali

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