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Da tempo manca un tassello fondamentale nella politica italiana. Tra i molti che si potrebbero citare, è indubbio che manca all’appello quello che un tempo, cioè nella Prima repubblica, veniva definito come il “pentapartito”. Come ovvio e scontato, non si parla di riproporre quella formula politica e, men che meno, i partiti che hanno interpretato quella coalizione nel corso della Prima repubblica. E in particolare per tutti gli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90.

Quello che manca, semmai, sono le culture politiche riformiste e democratiche che hanno giustificato e legittimato quella alleanza di governo. E, di conseguenza, il tassello mancante è un partito, o un luogo politico, che oggi interpreti e si faccia carico di quelle culture e di ciò che rappresentavano concretamente quei partiti. Certo, si tratta proprio di quel luogo politico che misteriosamente continua ad essere assente nello scacchiere politico italiano. E purtroppo da molto tempo. Almeno da quando si è imposto quel bipolarismo, sempre più selvaggio e bislacco, che caratterizza il confronto politico nel nostro Paese.

Un bipolarismo selvaggio che non va confuso con quella demgocrazia dell’alternanza che era, e resta, la cifra distintiva di un sistema politico sano e funzionante. Ma questo bipolarismo, che purtroppo alimenta anche un preoccupante e crescente astensionismo elettorale, non può diventare la regola aurea che disciplina la politica italiana nei prossimi anni. E, al riguardo, le elezioni europee possono rappresentare lo spartiacque decisivo che segna la netta discontinuità rispetto alla fase che abbiamo vissuto sino ad oggi. Una discontinuità, ed una scommessa, che si sostanziano di un solo progetto. Ovvero, un partito che potremmo definire “costituzionale” che coltiva l’ambizione di rappresentare quei riformismi di governo che nel passato erano rappresentati dalla forze politiche del cosiddetto pentapartito. Che, è bene non dimenticarlo, si tratta in larga parte delle culture politiche che hanno contribuito in modo decisivo a scrivere e a costruire la nostra Costituzione repubblicana. Per questi motivi, semplici ma oggettivi, si apre una stagione che è destinata a condizionare la stessa evoluzione della politica italiana.

Alcuni lo definiscono Centro; altri una forza costituzionale, altri ancora un luogo politico con il compito specifico di ricomporre tutte le culture riformiste del nostro Paese. E, questo, sarà un luogo politico che inesorabilmente metterà in discussione l’attuale impalcatura bipolare che, com’è ormai evidente a quasi tutti, si tratta sempre più di una sorta di “opposti estremismi”.

Ed è proprio questo progetto che potrà risultare decisivo non solo per costruire un luogo sino ad oggi clamorosamente assente ma anche, e soprattutto, per dar vita ad un partito autenticamente plurale e pubblicamente riformista e di governo. Superando ed azzerando definitivamente ed irreversibilmente personalismi, incomprensioni, vendette, recriminazioni e tutto ciò che appartiene ad una fase adolescenziale della politica italiana.

Perché è il momento di un partito costituzionale. Scrive Merlo

Le elezioni europee possono rappresentare lo spartiacque decisivo che segna la netta discontinuità rispetto alla fase che abbiamo vissuto sino ad oggi. Una discontinuità, ed una scommessa, che si sostanziano di un solo progetto. Ovvero, un partito che potremmo definire “costituzionale” che coltiva l’ambizione di rappresentare quei riformismi di governo che nel passato erano rappresentati dalla forze politiche del cosiddetto pentapartito. Il commento di Giorgio Merlo

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