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Un abbattimento di eccellenza quello riportato nelle scorse ore sui cieli del Mar d’Azov. Secondo quanto riportato da fonti ucraine e russe, un velivolo Beriev A-50 Shmel (conosciuto come “Mainstay” nella classificazione Nato) sarebbe scomparso dai radar mentre sorvolava l’area di Kyrylivka nell’Ucraina meridionale, interrompendo le comunicazioni con la struttura di comando di Mosca. Poco dopo, il pilota di un caccia di Mosca avrebbe notificato che un “velivolo identificato avesse preso fuoco e si fosse schiantato a terra”. Nelle stesse ore, anche un Ilyushin Il-22M (nome in codice Nato “Coot”) sarebbe stato colpito e danneggiato.

Sulle dinamiche dell’abbattimento vi è però disaccordo tra Kyiv e Mosca. Mentre diversi esponenti ucraini, tra cui il Capo di Stato Maggiore Valerii Zaluzhnyi, il capo dei servizi di intelligence del ministero della Difesa Kyrylo Budanov e il vice capo della commissione per la sicurezza nazionale, la difesa e l’intelligence del Parlamento ucraino Yurii Mysiahin, sostengono che sia il Beriev A-50 che l’Ilyushin Il-22M siano stati colpiti dalle forze ucraine, fonti russe (principalmente provenienti dall’universo dei “military bloggers”) sostengono che i due velivoli siano stati bersagliati da fuoco amico, forse nel tentativo di negare all’Ucraina il riconoscimento per dei successi così importanti. Tuttavia, altri esponenti dello stesso universo hanno definito come “teoricamente impossibile” l’opzione del fuoco amico. Una fonte russa che sostiene di essere un dipendente di una non meglio precisata struttura di sicurezza russa ha affermato che non meglio precisati attori russi hanno creato una “utka” (termine russo, letteralmente traducibile come “papera” ma italianizzabile come “bufala”) su come le forze russe siano responsabili dell’abbattimento dell’A-50, al fine di rassicurare i piloti russi che le missioni sul Mar Nero e sul Mar d’Azov sono ancora sicure e che l’errore umano è stato la causa dell’incidente.

Il Beriev A-50 rappresenta la controparte russa del velivolo Nato E-3 “Sentry”, popolarmente noto come Awacs (Airborne Warning and Command System). Questa tipologia di velivolo, seppur non sofisticata come la versione occidentale, svolge un ruolo fondamentale per la conduzione delle operazioni da parte delle Vks, le forze aerospaziali di Mosca: il grande sistema di sorveglianza radar installato in una cupola rotante sopra la fusoliera, con un raggio di rilevamento nominale di seicentocinquanta chilometri per i bersagli aerei e di trecento chilometri per quelli di superficie, permette infatti a questo velivolo sia di facilitare le operazioni di bombardamento svolte con l’ausilio di altri velivoli o di sistemi missilistici, che di aumentare l’efficacia del sistema di difesa anti-aereo di Mosca. Sempre importante, ma meno cruciale, è invece il ruolo del Coot, utilizzato sia per funzioni di command and control aereo che per i compiti di radiotrasmissione.

“Una perdita altamente significativa dal punto di vista operativo, causa di imbarazzo per le Vks” è stato il commento, rilasciato alla Bbc, dello specialista in air warfare del Royal United Services Institute Justin Bronks, che descrive l’A-50 come una “piattaforma chiave di comando, controllo e sorveglianza” che garantisce agli aerei e ai sistemi missilistici terra-aria russi “capacità a lungo raggio di early warning”. Bronks ha specificato come le forze aeree russe dispongano di “un numero esiguo” di questi costosi velivoli (le stime variano dalle tre alle dodici unità operative, ognuna delle quali avrebbe un costo di circa trecentotrenta milioni di dollari), e di “un numero ancora minore di equipaggi addestrati a svolgere questo tipo di missioni”: l’equipaggio del Mainstay è infatti composto da quindici persone, appositamente addestrate in uno specifico percorso pluriennale. “La perdita di uno di essi sarebbe un duro colpo”.

L’osservatore militare ucraino Kostyantyn Mashovets ha dichiarato il 3 gennaio scorso che la Russia ha iniziato a effettuare costanti sortite di aerei A-50 a causa della minaccia di attacchi ucraini contro le infrastrutture militari russe in Crimea, compresi i mezzi della Flotta del Mar Nero.

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