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Uno studio pubblicato su The Lancet pochi giorni fa ha acceso i riflettori su una preoccupante tendenza globale: la proliferazione di droghe sintetiche, come fentanyl e nitazeni, contenute all’interno di farmaci apparentemente autentici. Il fenomeno, già devastante in Nord America, si sta espandendo in Europa, America Latina e Australia, sollevando timori per una crisi su scala mondiale. Secondo gli autori – Daniel Ciccarone, professore di Medicina di famiglia e di comunità presso l’Università della California San Francisco e Joseph Friedman, ricercatore presso il dipartimento di Psichiatria dell’Università della California San Diego – gli ultimi sviluppi stanno ampliando le fasce di popolazione vulnerabili ai rischi legati alle sostanze illecite.

LA CRISI CHE SCUOTE GLI USA (E IL MONDO)

Il fentanyl è attualmente la prima causa di morte negli Stati Uniti per la fascia d’età compresa tra i 18 e i 45 anni. Ogni settimana, oltre 1.500 persone perdono la vita a causa del consumo di questa sostanza o dei suoi derivati, un fenomeno che ha raggiunto proporzioni preoccupanti. L’amministrazione Biden-Harris ha cercato di affrontare questa emergenza con misure significative, dal potenziamento dei controlli alle frontiere al contrasto del narcotraffico internazionale. Solo negli ultimi due anni, le autorità statunitensi hanno intercettato una quantità di fentanyl maggiore rispetto ai cinque anni precedenti. In Italia, il Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di fentanyl e altri oppioidi sintetici, varato lo scorso anno, mira a prevenire l’emergere di una crisi legata a queste sostanze nel Paese, puntando su interventi di prevenzione e contrasto precoce. Durante la presidenza italiana del G7, il tema è stato ampiamente dibattuto all’interno dell’agenda del gruppo, sottolineando l’urgenza di una risposta globale coordinata al problema delle droghe sintetiche.

GLI USI TERAPEUTICI

Al di là del suo abuso o di usi illeciti, il fentanyl risulta un farmaco essenziale nella gestione del dolore severo, soprattutto in ambito oncologico e post-operatorio. Utilizzato in modo controllato e sotto supervisione medica, rappresenta uno strumento insostituibile per migliorare la qualità della vita di molti pazienti. Una demonizzazione indiscriminata rischia, infatti, di penalizzare coloro che ne hanno veramente bisogno.

UNA MINACCIA INVISIBILE

Ma la situazione si complica. Lo studio, infatti, sottolinea un aspetto inquietante: i medicinali contraffatti sono talmente ben realizzati da risultare indistinguibili da quelli autentici, se non attraverso analisi chimiche approfondite. Questa sofisticazione ha spalancato le porte a un pubblico ignaro. Il risultato? Una catastrofe silenziosa che si consuma lontano dai radar. Non si tratta più solo di consumatori che ricercano queste sostanze illecite. Anche pazienti che ignorano il pericolo si trovano improvvisamente a rischio di ingerire droghe clandestine, mascherate da farmaci. Ciò avviene sia attraverso canali online che canali tradizionali. Ad esempio, turisti americani in Messico che ricercavano medicinali contenenti ossicodone, alprazolam o stimolanti sono stati esposti a fentanyl, eroina e metanfetamine contenute in farmaci acquistati attraverso rivenditori all’apparenza legittimi. In Canada, un programma lanciato dalla Columbia Britannica ha rilevato sostanze inaspettate nel 50% dei farmaci testati fra il 2018 e il 2024, sottolineando la necessità di rafforzare il monitoraggio.

COME RISPONDERE?

Questi ultimi sviluppi dimostrano che la supply chain di sostanze illecite è in costante evoluzione. Il fenomeno richiede una risposta altrettanto dinamica e coordinata a livello globale, che combini prevenzione, tecnologie di monitoraggio e cooperazione internazionale per contrastare una minaccia sempre più sofisticata e pervasiva. Soprattutto se a essere coinvolti sono consumatori inconsapevoli.

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