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“Lo sguardo corto delle élite: intelligence e decisioni pubbliche” è il titolo della lezione tenuta da Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università Cattolica di Milano dal 2002 al 2012 e ministro dei Beni e delle attività culturali durante il governo Monti, ha tenuto al master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri. Ornaghi ha esplorato il panorama attuale del sistema internazionale, il ruolo dello Stato e l’importanza delle élite nei processi decisionali, concentrandosi sull’importanza di interpretare la realtà alla luce della storia.

Ha quindi approfondito il concetto di potere nel contesto storico dello Stato, prestando particolare attenzione alla dimensione del monopolio della forza legittima. Un ulteriore punto di riflessione è rappresentato dalla relazione tra politica internazionale e interna, per evidenziare come i cambiamenti globali non solo influenzino sempre, ma spesso condizionino le dinamiche interne dei singoli Stati. In particolare, ha sottolineato l’importanza di considerare il crescente, ampliato e nuovo ruolo dell’intelligence sia nei sempre più complessi processi decisionali “domestici”, sia nelle turbolenze del sistema internazionale, oggi faticosamente (e pericolosamente) alla ricerca di un equilibrio diverso da quello assestatosi dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale. Un equilibrio va aggiunto, al cui raggiungimento e mantenimento si sta dimostrando palesemente insufficiente l’architettura di organizzazioni e regimi internazionali (delle Nazioni Unite all’organizzazione mondiale del commercio), posta a garanzia dell’ordine internazionale liberale. Dalla crisi finanziaria alla pandemia e agli eventi bellici in corso, gli assi geopolitici e geoeconomici del mondo si stanno rapidamente spostando e determinano un cambiamento della centralità politico-economica (e, congiuntamente, della funzione di predominante garanzia rispetto agli equilibri internazionali) dell’Occidente.

Ornaghi ha quindi focalizzato la sua attenzione sull’impatto della globalizzazione economica tra Paesi, spiegando come recenti eventi geopolitici abbiano innescato un ritorno dei conflitti e rimesso in discussione l’originaria concezione che la globalizzazione avrebbe automaticamente ridotto le tensioni. L’accentuarsi dell’antagonismo tra regimi democratici e autoritari ha inoltre generato un crescente atteggiamento di insofferenza delle classi dirigenti del “Sud globale” nei confronti dell’Occidente, inducendo a riflettere sul futuro delle democrazie in questo contesto di mutamento. In particolare, insieme alle pressioni internazionali sulle democrazie, è cruciale mantenere sotto osservazione il cambiamento dei rapporti tra economia e politica. In questo scenario, da tali rapporti dipenderà soprattutto il ruolo effettivo dell’Unione Europea all’interno del sistema globale: senza un “sovrappiù” di politica – nel campo della sicurezza, della difesa militare, dell’unitarietà della politica estera – la stessa consistenza geoeconomica dell’Unione europea è condannata a indebolirsi.

Il secondo argomento trattato riguarda lo Stato di potenza, attualmente di grande rilevanza nel contesto internazionale, in cui pochi poli ambiscono a conseguire l’egemonia globale. Il lungo e tortuoso processo di sviluppo dello Sato moderno, se si conclude – come ha mostrato Max Weber – con l’ottenimento del monopolio della forza legittima da parte della sintesi statale, ha la sua fase costitutiva nell’affermazione dello Stato di potenza, descritto nella sua nascita e nei suoi perduranti scopi dal grande storico Otto Hintze. Riguardo ai concetti di legittimità e legittimazione nello sviluppo dello Stato moderno, Ornaghi ha illustrato come questi possano derivare da forme tradizionali dinastiche o dalle prime forme rappresentative elettive, come nel caso delle democrazie.

Sull’attuale sistema internazionale, il professore identifica gli Stati Uniti e la Cina come le attuali principali potenze egemoniche, riconoscendo anche l’India come una forza emergente e la Russia come grande incognita, dentro il disordinarsi (e il nuovo, incerto costituirsi) di alleanze tra Stati e rapporti di clientele internazionali. Ha poi evidenziato l’evoluzione dello Stato moderno e l’emergere del concetto di welfare state, il cui obiettivo è garantire il benessere economico dei cittadini. Allo stesso modo, Ornaghi ha fatto riferimento all’importanza dello Stato di polizia (Polizei-Staat), che si trasforma in uno Stato di benessere, senza però mai rinunciare al ruolo di potenza.

Infine, ha posto l’accento sulla guerra come ultima ratio della nuova ragione di Stato, in un’età – la nostra – contrassegnata da un’impressionante innovazione tecnologica applicata alla produzione di armi sempre più sofisticate e distruttive. Pertanto, ricordando di nuovo l’analisi di Otto Hintze, ha sottolineato l’importanza dei valori e della solidarietà come fondamento degli accordi internazionali e dell’effettività dello stesso diritto internazionale, particolarmente in ordine alla possibile limitazione della violenza bellica e alla ricerca dell’equilibrio internazionale.

In conclusione, ha ribadito che la limitazione nell’uso degli strumenti ultimi della violenza bellica avviene attraverso trattati e patti internazionali, fondati (e attuati, oltre che rispettati) su valori condivisi nei quali ha una posizione fondamentale la consapevolezza dei diritti umani. Ornaghi ha fornito una panoramica dettagliata di vari argomenti che riguardano il sistema internazionale attuale, esplorandone le dinamiche storiche e i processi di cambiamento in corso.

Intelligence ed élite dallo sguardo corto. La lezione dell’ex ministro Ornaghi

Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università Cattolica di Milano dal 2002 al 2012 e ministro dei Beni e delle attività culturali durante il governo Monti, ha tenuto una lezione al master in Intelligence dell’Università della Calabria. Ecco cos’ha detto

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