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L’attenzione degli apparati di sicurezza nazionali di tutto il globo nei confronti dei droni è aumentata a dismisura negli ultimi anni. L’impiego di sistemi unmanned dentro e fuori dal campo di battaglia è oramai una costante, e le potenze più o meno grandi si stanno impegnando nello sviluppare arsenali di droni capaci di operare in cielo e sulla superficie del mare. O anche al di sotto di essa.

L’ultimo gioiello prodotto dalla Boeing è infatti un sottomarino robotico a motore diesel-elettrico, l’Extra-Large Unmanned Undersea Vehicle (Xluuv), conosciuto con il soprannome di “Orca”, il cui primo prototipo è stato consegnato alla Us Navy nei giorni immediatamente precedenti il Natale. Tale prototipo, noto come Xle0, sarà impiegato per ottenere informazioni e dato che saranno poi impiegati nel costruire i successivi cinque prototipi.

L’Orca è stato concepito per una navigazione di numerosi mesi in acque aperte, congestionate e contese, senza alcun intervento umano. La Us Navy non ha reso pubbliche le specifiche esatte del veicolo, ma ha è stato confermato che esso si basi sull’Echo Voyager: un prototipo non militarizzato (sempre prodotto dalla Boeing) lungo quindici metri e mezzo e largo due metri e mezzo. Può essere equipaggiato con moduli di carico utile fino a più di dieci metri, portando la sua lunghezza totale a circa 26 metri, circa un quarto della lunghezza dei sottomarini d’attacco della classe Virginia.

“Il più avanzato e capace Uuv (Unmanned underwater vehicle) del mondo” è la definizione data all’Orca da Ann Stevens, vice-presidente della Boeing Maritime and Intelligence Systems. “Si tratta del culmine di oltre un decennio di lavoro pionieristico, con lo sviluppo di un veicolo sottomarino a lungo raggio, completamente autonomo e con una grande capacità di carico utile, in grado di operare in modo completamente indipendente da un veicolo ospite”. Risultati che compensano ritardi ed extra-costi. Il programma di sviluppo del drone sottomarino della Boeing era infatti finito nell’occhio del ciclone dopo che il Government Accountability Office aveva accusato il Xluuv di essere in ritardo di ben tre anni sulla tabella di marcia e di aver sforato il budget previsto di oltre 242 milioni di dollari.

Le forze navali degli Stati Uniti avevano commissionato alla Boeing lo sviluppo di questo prototipo nel 2019, per soddisfare un Joint Emergency Operational Need stabilito dal Pentagono nel 2015. Tuttavia, mentre negli anni successivi altri progetti simili venivano dismessi dalla Us Navy, quello dell’Orca è rimasto attivo nonostante tempistiche e costi problematici. Fornendo i primi risultati tangibili per lo sviluppo di un asset che la stessa Marina degli Stati Uniti definisce come “una pietra miliare significativa per l’avanzamento delle capacità sottomarine della Marina”.  E non si può escludere che in un futuro l’Orca diventi parte integrante del progetto “Replicator” lanciato dal Pentagono pochi mesi fa.

Orca Uuv

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