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Grondano sangue e si estendono fino a Mosca le crepe del fallito assedio russo a Bakhmut. Il gruppo mercenario Wagner ha annunciato che ritirerà le sue forze dalla città il 10 maggio, il giorno dopo la parata militare russa. Al Cremlino si vive un tempo sospeso, fra l’attesa dell’avvio della controffensiva ucraina e l’anniversario della vittoria sovietica nella Seconda guerra mondiale. Come a tutti i dittatori, a Vladimir Putin piacciono le parate militari. Quando ha invaso l’Ucraina, il 24 febbraio dello scorso anno, aveva già programmato per il 9 maggio di fare sfilare sulla piazza Rossa i reparti protagonisti di quello che si illudeva potesse essere il fulmineo blitz per conquistare Kiev. La disastrosa sconfitta sulla strada per la capitale ucraina aveva poi fatto sperare al Presidente russo di poter esibire alla parata almeno la conquista di Mariupol, la città portuale sul mare d’Azov. Speranza frustrata e delusa dall’esercito ucraino che ha resistito per altre settimane, relegando la sfilata del 2022 ad una semplice pantomima propagandistica, tutta slogan e distintivi.

Quest’anno la parata per il 78° anniversario della vittoria del 1945 si prospetta ancora più fallimentare, con davvero nulla da festeggiare e anzi centinaia di migliaia di morti da piangere e un numero sterminato di feriti da rimpatriare. Il fallimento dell’assedio di Bakhmut è più che una sconfitta, perché la città è stata trasformata dalle forze di Kiev in una Stalingrado di segno opposto per i russi. Nonostante il massiccio impiego dell’artiglieria che ha raso al suolo l’intera area metropolitana, e le ondate su ondate di mercenari del gruppo Wagner e truppe scelte di Mosca, la resistenza ucraina definita più ostinata, ma molto meglio armata di quella epica dei giapponesi, ha trasformato Bakhmut in un orribile mattatoio per gli attaccanti.

L’intelligence americana ha calcolato che negli ultimi quattro mesi la Russia ha perduto, fra morti e feriti, circa 100 mila soldati. Con un rapporto di 25 ad uno rispetto alle perdite di Kiev. Le considerazioni sullo spettro della sconfitta e della controffensiva ucraina, che potrebbe scattare proprio lunedì 9 maggio, hanno rilanciato le ipotesi che il Cremlino abbia fatto ricorso agli effetti speciali per trasformare in un vantaggio la situazione critica in cui sta venendo a trovarsi Putin, accerchiato dal malcontento crescente degli oligarchi e dei siloviki, i burocrati della classe dirigente, inseguito dal dolore e dal risentimento dei familiari dei caduti, pressato dagli oltranzisti capeggiati da Dmitrij Medvedev che insistono perché scateni la guerra totale.

I due provvidenziali droni ex machina e tutta la retorica dell’attentato a Putin e del pericolo per la Grande madre Russa, hanno trasformato la parata della storica la lontana vittoria in una manifestazione di solidarietà col leader e in un appello a rispondere alla sfida con una mobilitazione popolare come quella che reagì nel 1941 all’invasione nazista dell’Unione Sovietica. E poco importa se le parti sono capovolte e gli invasori questa volta sono i russi: quando la patria chiama non ci possono essere incertezze.

Come scrive The Guardian, l’attacco dei droni al Cremlino coincide con il punto di svolta della vigilia della controffensiva ucraina. Evidente per il Presidente ucraino il movente della messinscena dei droni: alla parata del 9 maggio, Mosca si sarebbe presentata senza alcuna vittoria e anzi moltissimi lutti. “Putin – dice Zelensky – non può più motivare la sua società e non può più semplicemente mandare le sue truppe alla morte… ma ha bisogno di motivare in qualche modo la sua gente ad andare avanti”.

Ancora più dettagliata l’opinione di Mick Mulroy, ex vice segretario alla difesa degli Stati Uniti con esperienza diretta fra le fila della Cia, che ha detto alla Bbc di ritenere “estremamente improbabile che due droni potessero penetrare più strati di difesa aerea e essere abbattuti proprio sopra il Cremlino in maniera che fornissero immagini spettacolari e riprese bene dalla telecamera”. Scenografia e coreografia militare della parata di lunedì offriranno una chiave di lettura più aderente ad una realtà che in un modo o nell’altro a Mosca è in evoluzione. A Piazza Arbatskaja, nella capitale russa, dove ha sede il palazzo del ministero della Difesa, si attende di capire dove inizierà la controffensiva ucraina.

Le sortite nel delta del fiume Dnipro potrebbero essere soltanto dei diversivi anche se l’Institute Usa for the study of war scrive che gli ultimi combattimenti intorno al porto di Kherson sul fiume Dnipro costituiscono il fulcro iniziale della controffensiva. “Si attacca con la forza frontale, ma si vince con quelle laterali”, sosteneva il celebre stratega cinese Sun Tzu. Ed infatti a Mosca temono che il vero contrattacco ucraino consisterà nell’aggiramento dell’intero fronte in maniera da rendere inutili le fortificazioni e i trinceramenti russi. Un timore che al Cremlino avrebbe dato già il via alla ricerca di generali in grado di riorganizzare linee difensive arretrate. Per Avril Haines, la direttrice del National Intelligence statunitense, la strategia di Putin punta a prolungare il conflitto fino a quando il sostegno occidentale a Kiev non diminuirà. Ma il tempo gioca anche contro il Presidente russo, che nel marzo del 2024 dovrà affrontare elezioni presidenziali che lo esporranno al giudizio di connazionali che avranno quasi tutti uno o più familiari deceduti o feriti in Ucraina.

russia

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