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Il 19 e il 20 gennaio il ministro del Commercio indiano, Piyush Goyal, doveva tornare in Italia per un doppio incontro con il suo omologo diretto, Adolfo Urso, e con il ministro degli Esteri Antonio Tajani (le competenze di Goyal infatti sono vaste e toccano entrambe le aree di competenza dei due interlocutori italiani). Erano previsti dei bilaterali in due città del Nord, ma la visita è stata rinviata per volontà diretta del primo ministro Narendra Modi, che ha voluto che Goyal – uno dei ministri centrali del governo in carica – restasse in India.

La ragione? Il 22 gennaio verrà inaugurato a Ayodhya il tempio di Rama, che sorge proprio nel luogo in cui, secondo la tradizione indù, Rama (divinità che è considerata una delle manifestazioni di Vishnu) sarebbe nato. Un’opera da 240 milioni di dollari che ha una centralità cruciale per la difesa identitaria induista del Bharatiya Janata Party (Bjp), il partito nazionalista che Modi ha portato al potere nel 2014, modellandolo secondo le sue visioni.

L’inaugurazione – che le opposizioni usano contro il Bjp per ricordare la triste vicenda della moschea di Babri e i suoi strascichi – fa da trampolino di lancio alla fase finale della campagna elettorale con cui Modi intende mantenere il controllo dell’esecutivo nelle elezioni di aprile. Il tempio è stato (ed è) molte volte citato da Modi come fattore emotivo per parlare ai suoi elettori, e anche se la contesa con i musulmani è parte della storia, è apparentemente obliterata anche dalla partecipazione di leader islamici all’evento che ci sarà tra due settimane.

Anche per questo, rappresentati internazionali da circa 70 Stati saranno presenti ad Ayodhya (città sacra induista). Un invito potrebbe essere arrivato anche a Roma, e visto il contesto sarebbe bello vedere anche l’Italia in mezzo a quegli invitati, suggerisce una fonte indiana.

Modi inaugura oggi anche l’incontro biennale Vibrant Gujarat Global Investors, che durerà nei prossimi due giorni aprendo una mega mostra commerciale a cui partecipano oltre mille aziende provenienti da dozzine di Paesi per esporre diversi  prodotti, anche se il momento clou della sesta edizione del vertice è una conferenza internazionale di istituzioni accademiche con la partecipazione prevista di 200 delegati provenienti da 130 istituzioni di 50 Paesi.

Tra questi i leader presenti al Vibrant Gujarat c’è anche Mohammed bin Zayed, presidente degli Emirati Arabi Uniti, ulteriore testimonianza di come l’asse indo-abramitico si stia saldando, anche superando vicende come quella della Babri Masjid, la cui memoria resta mentre il nuovo corso del potere arabo-islamico cerca di guardare più al futuro, e di quel futuro fa parte anche l’asse geostrategico indo-mediterraneo, dove New Delhi è imprescindibile.

A proposito di assi strategici, a fine gennaio, la capitale indiana avrebbe dovuto ospitare anche il vertice del Quad – il sistema di dialogo sulla sicurezza composto da India, Usa, Giappone e Australia. La riunione si doveva svolgere il 26, giorno della Festa della Repubblica indiana, ma per volontà dell’amministrazione Biden è stata spostata a data da definirsi. Lo spostamento ha aperto alla possibilità di una visita di Emmanuel Macron in India in quello stesso giorno.

Non è chiaro se New Delhi abbia scelto di sostituire con il francese (e con altri europei?) l’invito ai partner del Quad, oppure se ci sia stata una coincidenza di agende. Ciò che invece appare chiaro è che anche questo 2024 inizia con l’India al centro degli affari internazionali. D’altronde, come spiega anche un’analisi dell’Asia Times uscita in questi giorni, l’India ha una naturale propensione a dialogare, e dunque poter unire, il cosiddetto Global South — quel mondo apparentemente dimenticato che invece sta crescendo a ritmi elevati, a cui l’Italia intende dedicare parte del G7 che presiede quest’anno.

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