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Altro che stanchezza europea sull’Ucraina, dice a Formiche.net Nathalie Tocci, direttrice dello Iai: se 26 Stati membri legano il proprio futuro con quello dell’Ucraina è comunque un segnale che va nella direzione opposta a quello di una stanchezza e quindi da questo punto di vista sicuramente il Consiglio è stato un successo. Ma la partita tra Mosca e Kyiv si gioca anche a Washington, dove le elezioni presidenziali potranno dire molto sul futuro del paese guidato da Zelensky.

Fra gli elementi in chiaro possiamo inserire quello relativo all’allargamento all’Ucraina?

Assolutamente sì e non era affatto scontato, nel senso che già a ridosso del vertice Viktor Orban aveva fatto capire che la sua posizione non sarebbe stata la stessa degli anni passati: ovvero il cane che abbaiava senza mai mordere davvero, anche lasciando intendere che non era una questione di soldi. Mi riferisco ai 10 miliardi da parte della Commissione. Ma se non ci fosse stata la vicenda Orban già dalla luce verde Ue dello scorso autunno Ucraina e Moldavia erano in qualche modo con un destino europeo segnato. Non dimentichiamo che tutto era partito in salita e oggi celebriamo un grande successo al netto delle polemiche sulla stanchezza.

Ovvero?

Beh, se 26 Stati membri legano il proprio futuro con quello dell’Ucraina è comunque un segnale che va nella direzione opposta a quello di una stanchezza e quindi da questo punto di vista sicuramente il Consiglio è stato un successo.

Allargamento completato quindi?

Mettiamola così, c’è stata anche una luce arancione alla Bosnia perché l’apertura dei negoziati è stata condizionata al soddisfacimento di altre condizioni quindi di fatto la Bosnia non inizia adesso a negoziare. Penso che questo punto sia importante, perché un conto è la valenza strategica dell’allargamento, altro sostenere che le riforme, i principi e le norme vengono totalmente sorpassati in nome della geostrategia.

Come si fa ad allargare l’Ue all’Ucraina senza scontentare altri attori che comunque sono in rampa di lancio, come Georgia e Albania?

Innanzitutto farei le dovute distinzioni, non si può minimamente mettere sullo stesso piano Ucraina e Moldavia, né la Georgia per via di uno scivolamento sui criteri democratici drammatici. Inoltre non porrei la questione in termini di accontentare o scontentare, sarebbe un controsenso rispetto a tutta la visione dell’allargamento. Aggiungerei il caso della Macedonia del nord perché lì invece c’è un reale problema, nel senso che le riforme sono state fatte a partire dall’accordo di Prespa. Ma prima il Paese è stato sotto scacco della Grecia poi della Bulgaria e in quel caso non si è trattato di un processo di allargamento che non procede perché ci sono delle carenze oggettive nel Paese candidato, ma un processo che non procede a causa di una politicizzazione dell’allargamento da parte di uno Stato.

Venendo agli elementi più scuri del consiglio, sul patto un accordo sembra lontano?

Il patto di stabilità non era all’ordine del giorno di questo Consiglio europeo quindi una eventuale decisione verrà consolidata in ambito Ecofin, ma il dado sembra ormai tratto e francamente credo che sia un pessimo accordo ed estremamente complesso. Di fatto frutto di un accordo franco-tedesco con l’Italia completamente fuori da questo gioco. Un minimo guadagno, forse, c’è stato sul fronte deficit per tre anni in un meccanismo che per certi versi è molto più complesso rispetto a quello del vecchio patto di stabilità. Pur non essendo un’economista, ho un’opinione piuttosto negativa dell’accordo sul patto.

La questione delle armi all’Ucraina come sta evolvendo? I Leopard tedeschi sono giunti a Kyiv, gli Abrams no. Che cosa serve adesso all’Ucraina e cosa serve all’economia generale di questa guerra?

Se tra il 2024 e il 2027 verrà creato un fondo speciale da 50 miliardi per l’Ucraina allora sarà un risultato stratosferico, molto al di là di tutte le aspettative: fino a ieri notte eravamo rimasti al veto di Orban sul bilancio e alla luce verde sui negoziati di adesione. La Commissione aveva proposto, anche su richiesta dell’Italia, altre voci di un finanziamento aggiuntivo ad esempio per la migrazione, per le tecnologie strategiche emergenti. Ma occorre attendere anche la decisione del congresso americano sui miliardi in aiuti militari. In assenza di questi ulteriori fondi credo che per l’Ucraina sarà molto difficile l’anno che sta per iniziare. Ma se tutto va bene l’Ucraina riuscirà invece a mantenere la linea difensiva e quindi non ci sarà una controffensiva russa. A quel punto ci sarebbe uno stallo temporaneo che si protrae nel tempo fino alla fine del 2024 e lì si faranno i giochi veri.

Con le elezioni americane?

Sì. O ci sarà uno scenario catastrofico con il ritorno di Trump che abbandonerà l’Ucraina, oppure se restasse Biden per la Russia si metterebbe male. Inoltre noi non abbiamo mai riorganizzato la nostra industria militare per un’economia di guerra, cosa che invece la Russia ha fatto. Siamo stati molto lenti mentre Mosca si è messa su un passo da economia di guerra e quindi sta riuscendo a produrre molto più degli europei e degli americani. Stiamo scontando questo ritardo per cui sarà fondamentale arrivare indenni al 2025.

Bene Kyiv in Ue, ma il nodo è arrivare alle elezioni Usa. Le pagelle di Tocci all’EuCo

26 Stati membri legano il proprio futuro con quello dell’Ucraina. È un segnale che va nella direzione opposta a quello della stanchezza. Se tra il 2024 e il 2027 verrà creato un fondo speciale da 50 miliardi per l’Ucraina allora sarà un risultato stratosferico, molto al di là di tutte le aspettative. Conversazione con Nathalie Tocci, direttrice dello Iai

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