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Susanne Baumann, Segretario di Stato agli Affari esteri, è a Roma, dove ha incontrato il sottosegretario agli Esteri MariaTripodi, in vista del prossimo vertice intergovernativo e della firma di un piano di azione per il rafforzamento della cooperazione tra Italia e Germania. In questa conversazione con Formiche.net affronta tutti i dossier principali che riguardano la Germania, il suo rapporto con Mosca e Pechino e ovviamente del rapporto con l’Italia, che è fondamentale e solido. Sulla riforma del Patto di stabilità, Berlino chiede regole certe e che valgano per tutti, senza abbandonare la cosiddetta “sorveglianza multilaterale” sui conti pubblici.

Qual è la posizione tedesca davanti ai veri o presunti tentativi di colpo di Stato in Russia?

La Germania ritiene che la recente ribellione di Yevgeny Prigozhin, il leader del Gruppo Wagner, sia una questione interna russa. Tuttavia stiamo osservando e discutendo di questi sviluppi con i nostri partner, in particolare con riferimento alla sicurezza dei nostri concittadini che si trovano in Russia, nonché alla nostra presenza diplomatica e consolare. Per dirlo chiaramente: questi accadimenti non influiscono in alcun modo sulle nostre attuali priorità, tantomeno, nello specifico, sul nostro incrollabile sostegno all’Ucraina.

Lei è un’esperta di disarmo nucleare, che rischio vede in una Russia fuori controllo, con la possibilità di guerra tra fazioni interne e il rischio di un arsenale che finisce nelle mani sbagliate, o viene venduto a soggetti – statuali e non – terzi?

Attualmente, non possiamo fare alcuna previsione circa gli sviluppi della politica interna russa e non facciamo speculazioni su possibili scenari. La riduzione dei rischi nucleari è una questione prioritaria, soprattutto nel contesto di sicurezza che è andato peggiorando a seguito della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina.

Abbiamo condannato le irresponsabili minacce nucleari russe sin dall’inizio della guerra di aggressione, anche insieme all’Italia come nostro partner, ad esempio in seno al G7 e all’Ue.

Nonostante lo slancio e l’impegno a “ricostruire meglio” dopo la crisi pandemica, il quadro globale è peggiorato a causa dell’esacerbarsi dei conflitti – e dell’emergere di nuovi – e dei loro effetti globali o localizzati che causano crisi alimentari diffuse. Roma ospiterà presto il Vertice delle Nazioni Unite sull’alimentazione, un’occasione per riflettere sul futuro della sicurezza alimentare. Quali sfide e opportunità vede?

È drammatico constatare che il numero assoluto di persone che soffrono di fame cronica è aumentato dal 2017. Vi sono tanti motivi diversi che spiegano questo fatto – la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina è uno di questi. La sicurezza alimentare è una priorità politica del Governo federale; nel 2022 l’impegno a tal fine è stato nuovamente rafforzato con una spesa di circa 5 miliardi di euro.

Un esempio su tutti: il ministero federale degli Affari esteri si adopera con vigore per sostenere le persone in difficoltà e presta aiuti umanitari vitali in tutto il mondo in qualità di secondo principale donatore bilaterale. Spesso la fame si combina a crisi, conflitti e collassi nazionali, e naturalmente lavoriamo anche a livello politico per la risoluzione di questi ultimi.

Oltre a questo vanno combattute però anche le cause politiche ed economiche e accelerare la trasformazione dei sistemi alimentari. Il vertice di Roma offre l’opportunità di confrontarci sui passi necessari per ottenere maggiore partecipazione e maggiore trasformazione socio-ecologica a favore degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs).

Dobbiamo impegnarci per adeguare i sistemi alimentari al cambiamento climatico e provvedere affinché questi contribuiscano alla resilienza delle comunità contro shock e crisi. La situazione attuale ci insegna che ciò sarà di rilevanza decisiva per il futuro.

La Germania ha da poco pubblicato la sua prima strategia di sicurezza nazionale. È un documento ampio che vuole fungere da base per strategie più definite nei singoli settori. Che ruolo potrà avere la Russia nel framework di sicurezza europeo? Ne è uscita per sempre?

Poche settimane fa abbiamo effettivamente presentato per la prima volta una Strategia di sicurezza nazionale che in generale definisce la sicurezza secondo tre categorie: capacità difensiva, resilienza e sostenibilità. La crisi climatica, forse la principale sfida (anche) a livello di politica di sicurezza, riveste un ruolo centrale. Ma è anche chiaro che questa Strategia è segnata dalla svolta epocale in atto: la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina è una violazione del diritto internazionale e dell’ordine di sicurezza europeo.

Pertanto essa stabilisce che la Russia odierna costituisce per il prossimo futuro la maggiore minaccia alla pace e alla stabilità dello spazio euro-atlantico. Né l’Europa né la Nato vogliono ostilità o scontro con la Russia. Nell’alleanza siamo però sempre pronti e in grado di difendere la nostra sovranità e libertà e quelle dei nostri alleati. Al contempo ci adoperiamo per una riduzione strategica dei rischi e per favorirne la prevedibilità.

Rimaniamo aperti verso misure di trasparenza reciproche purché ne sussistano le premesse.

I Paesi dell’Europa centro-orientale vogliono l’Ucraina nell’Unione europea al più presto, mentre a Vilnius si parlerà del rapporto con la Nato. È giusto accelerare i tempi di questi processi di adesione/avvicinamento?

La rapidità del processo di adesione europea è sempre nelle mani dei rispettivi Paesi candidati. Il ritmo delle riforme determina il ritmo del processo di adesione. Non c’è una corsia preferenziale per l’adesione. Naturalmente la Germania continuerà a sostenere l’Ucraina dal punto di vista finanziario, politico e militare. E sosterrà attivamente e a lungo termine l’Ucraina e tutti gli altri Paesi candidati nel loro ingresso nell’Unione europea.

Come cambierà l’approccio alla Cina nei prossimi mesi? Come si può garantire un rapporto commerciale funzionante senza essere troppo dipendenti dalle supply chain e dalle forniture cinesi, soprattutto nel campo della transizione energetica?

L’obiettivo del Governo federale è plasmare le nostre relazioni con la Cina in modo tale che da un lato l’Europa preservi e ampli i suoi margini di manovra a livello politico ed economico, e dall’altro lato la Cina non sfrutti i rapporti economici per un suo tornaconto politico. La Germania non mira a un disaccoppiamento dalla Cina. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha coniato il concetto di derisking (riduzione del rischio). Questo approccio è un importante filo conduttore proprio nella gestione delle catene di approvvigionamento nelle quali è coinvolta la Cina. Questo punto è stato anche oggetto del trilaterale tra il ministro Federale dell’Economia Robert Habeck, il ministro Adolfo Urso e il ministro francese per l’Economia Bruno Le Maire a Berlino, in cui i nostri tre Paesi hanno concordato una stretta cooperazione per un approvvigionamento sostenibile delle materie prime critiche.

Nelle consultazioni governative a Berlino tenutesi il 19 e 20 giugno abbiamo illustrato questo approccio. Abbiamo anche chiarito che vogliamo continuare a collaborare con la Cina in futuro, in particolare nella lotta al cambiamento climatico. Ci siamo anche accordati con Pechino per un dialogo sul clima e sulle trasformazioni, per rendere i processi industriali più ecologici, accelerare la svolta energetica e favorire il passaggio alla mobilità verde.

Il Piano d’azione italo-tedesco dovrebbe essere firmato entro fine anno. Quali sono i punti di forza nel rapporto tra Roma e Berlino e in quali aree invece c’è margine di miglioramento?

L’Italia e la Germania condividono una lunga storia comune. Ancora oggi siamo strettamente legati da numerosi partenariati e forme di amicizia. In Germania vivono più di 800mila italiani che contribuiscono a plasmare il volto della Repubblica Federale. A sua volta la Germania non ha in nessun Paese al mondo così tanti istituti di cultura, formazione e scienza come in Italia. Vi sono più di 400 gemellaggi cittadini all’attivo. Le nostre economie sono strettamente interconnesse e insieme costituiscono il centro industriale dell’Europa. Alla luce di così tante comunanze è logico stringere ora un accordo politico con questo Piano di azione al fine di approfondire la nostra cooperazione in tutti i settori.

I nostri temi sono variegati tanto quanto le nostre relazioni: formazione professionale, scambi giovanili, ricerca, innovazione e stretta cooperazione nel settore energetico ne sono un esempio, così come il lavoro per una politica migratoria europea comune, per le questioni di politica di sicurezza del Mediterraneo e dei Balcani occidentali nonché la stretta collaborazione nel settore della difesa e della cooperazione in materia di armamenti o nella protezione civile.

Come Paese fondatore dell’Unione europea, l’Italia ha un ruolo portante nello sviluppo dell’Ue. Sono quindi lieta che l’Italia sia nel gruppo dei Paesi a favore della maggioranza qualificata nella politica estera e di sicurezza dell’Unione. Soltanto in questo modo possiamo aumentare l’efficacia e la rapidità delle decisioni nell’ambito della politica estera europea per rafforzare l’Europa come attore globale.

Parimenti importante è il fatto che con il Piano di azione ci prefiggiamo di portare avanti la transizione verso una società a zero emissioni. Come grandi nazioni industriali possiamo, anzi dobbiamo, dimostrare che non vi è contraddizione tra la tutela del clima, la politica energetica diversificata e lo sviluppo economico.

La Germania e l’Italia collaborano strettamente a livello bilaterale, nell’Ue e nella Nato, nonché in previsione della presidenza italiana del G7 nel 2024. Durante la sua ultima visita a Roma il Cancelliere federale Olaf Scholz lo ha ben riassunto dicendo: “L’Italia è per noi un partner importante e un amico affidabile”.

L’Ue sta discutendo la riforma del Patto di stabilità. La Francia chiede che non siano solo “regole uniformi e automatiche” a determinare la correttezza dei bilanci pubblici. Quali sono i principi che dovrebbero sottostare a questa revisione, secondo la Germania?

La Germania si è impegnata attivamente a Bruxelles nella discussione sulla riforma del patto di stabilità e di crescita e ha illustrato la sua idea di riforma. Questa comprende l’obiettivo di una normativa credibile che promuova la crescita e l’occupazione, sostenga gli investimenti nella transizione ecologica e garantisca al contempo la sostenibilità del debito degli Stati membri.

A tal fine c’è innanzitutto bisogno, secondo noi, di un sistema basato su regole che valga per tutti in egual misura. In secondo luogo, necessitiamo di criteri numerici e tutele comuni che creino trasparenza. Infine, richiediamo la prosecuzione della sorveglianza multilaterale che garantisce la partecipazione e la parità di trattamento di tutti gli Stati membri e quindi l’applicazione equa e trasparente della normativa.

Così la Germania affronterà Russia e Cina in futuro. Conversazione con Baumann

Con il segretario di Stato agli Affari esteri Susanne Baumann, in visita a Roma, abbiamo parlato del fallito golpe di Prigozhin, del Piano d’azione italo-tedesco, della riforma del Patto di stabilità, di come la (prima) Strategia di sicurezza nazionale cambierà la politica estera tedesca e del Vertice sull’alimentazione che sarà ospitato dalla capitale italiana

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