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Guerre, crisi, dossier controversi. Ma anche opportunità di nuove relazioni, partenariati da rafforzare, politiche da distendere con progettualità, nella consapevolezza che la geopolitica non ha le stesse dinamiche delle polemiche interne, ma vive di altri parametri, anche alla luce della gravità delle crisi in atto. Nella quarta conferenza stampa di inizio anno da quando siede a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni sfoglia la margherita della politica estera, spiega come sarà la postura del governo italiano a fronte delle crisi in atto, puntualizza come poter sminare il campo da tensioni e contrapposizioni al fine di mettere fine alla guerra, analizza dossier strategici per il nostro Paese come il Piano Mattei per l’Africa. Il tutto nella consapevolezza che oggi l’Italia ha un ruolo ben definito nel contesto internazionale, sia alla luce delle personali interlocuzioni del premier sia perché è riuscita a essere presente nei dossier maggiormente significativi.

“È ora che l’Ue parli con la Russia”, scandisce il premier nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati, per il consueto evento annuale organizzato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della stampa parlamentare. “Non c’è un’opzione sul campo oggi con un ombrello delle Nazioni Unite – aggiunge – e quello di cui si parla è una forza multinazionale nell’ambito della coalizione dei volenterosi per rafforzare la difesa ucraina. La ragione per cui non ritengo necessario l’invio di soldati è perché il principale strumento per le garanzie di pace è l’articolo 5 della Nato, quella è la principale forma di garanzia per l’Ucraina”.

Sul punto ribadisce di non condividere il riferimento al veto putiniano di Salvini (“è una lettura che considero un po’ di parte”), osservando che Salvini ha fatto una riflessione sui rapporti della Russia “con l’Italia, come Macron l’ha fatto sull’Europa, in questo caso penso che Macron abbia ragione, credo che sia il momento in cui anche l’Ue parli con la Russia”.

Capitolo Casa Bianca, anche qui Meloni si mostra trasparente quando ammette che con il presidente Usa “su tante cose non sono d’accordo, io penso ad esempio che il diritto internazionale vada difeso e quando saltano le regole siamo tutti molto più esposti, quando non sono d’accordo lo dico a lui. Se parlaste con miei partner lo sapreste molto bene anche voi. All’Italia cosa si sta chiedendo? Di prendere le distanze dagli Usa? Questa è geopolitica e quando in geopolitica si prendono posizioni poi si è conseguenti”.

Mette poi un accento preciso su Ue e l’alleanza atlantica, considerate parte di uno stesso mondo indivisibile e sottolinea che cercare “luci e non ombre nei rapporti con gli alleati”. Dopo il blitz ordinato da Donald Trump in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro si dice scettica sull’ipotesi che gli Usa avviino un’azione militare sulla Groenlandia, “che non condividerei che non converrebbe a nessuno”. Mentre sul Medio Oriente assicura che la questione non “è sparita dai radar, i carabinieri sono pronti a formare le forze di sicurezza palestinesi” e l’Italia sarà “la prima nazione Ue a contribuire alla sicurezza nella Striscia”.

Alla voce progetti non poteva mancare il Piano Mattei per l’Africa, allargato dagli iniziali 9 Paesi ai 14 attuali, “ma il nostro obiettivo è aggiungere ogni anno altri Paesi che possano partecipare al Piano”. Per questa ragione Roma sta lavorando all’organizzazione del summit Italia-Africa che quest’anno si svolgerà in Africa. “Ragionevolmente lo faremo in Etiopia che è anche la sede dell’Unione africana e quella sarà la sede per presentare i nuovi progetti e i nuovi Paesi che stiamo coinvolgendo” conclude.

Traguardi e obiettivi della politica estera del governo Meloni. La conferenza stampa

La premier ribadisce che oggi l’Italia ha un ruolo ben definito nel contesto internazionale, sia alla luce delle personali interlocuzioni della stessa Meloni, sia perché Palazzo Chigi è riuscito a essere presente nei dossier maggiormente significativi

Non risponde a tutto ma governa il racconto. I tratti identitari della leadership di Meloni

Per Meloni la conferenza non serve a risolvere i problemi, ma a stabilire la cornice dentro cui quei problemi devono essere letti. La lunga sequenza di domande, la scaletta serrata, la possibilità di scegliere cosa approfondire e cosa lasciare sullo sfondo producono non tanto un confronto, quanto una regia comunicativa che ordina il caos dei dossier in una narrazione coerente. L’analisi di Martina Carone

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