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Non si sono appassionati alla causa del popolo afghano, stritolato dalle spire del fondamentalismo talebano. Non hanno battuto ciglio in difesa delle donne iraniane, che al grido “donna, vita, libertà” sfidano le rappresaglie dei mullah. Non hanno versato una lacrima né speso una parola per i cristiani armeni massacrati e infine cacciati dal Nagorno-Karabakh dalle milizie azere sostenute dalla Turchia. Sono gli stessi che giustificarono gli attentati dell’11 settembre 2001, gli stessi che giustificano l’invasione russa dell’Ucraina. Sono i “pacifisti” italiani. Qualche organizzazione cattolica, alcune frange dell’estrema destra e un’ampia costellazione di associazioni, partiti e personalità di sinistra. Li accomuna una miscela ideologica fatta di antiamericanismo e anticapitalismo, di cui l’antisionismo rappresenta la logica conseguenza. Figurarsi se li vedremo schierarsi anima e corpo in difesa del diritto all’esistenza dello Stato di Israele, figurarsi se li sentiremo condannare senza se e senza ma le barbarie di Hamas…

I presupposti già ci sono. Forte dell’ecumenismo Vaticano, il capo dei grillini Giuseppe Conte lamenta “la sconfitta della politica” senza mai pronunciare la parola Hamas. L’Arci si spinge oltre: non pronuncia neanche la parola Israele, sostituita con un malevolo “entità sionista”. Fgci, Giovani comunisti, Potere al popolo e Prc sono esplicitamente schierati con il “popolo palestinese”, ingenuamente identificato con Hamas. L’Anpi invoca l’intervento dell’Onu, Amnesty Italia mette “le forze armate israeliane e i gruppi armati palestinesi” sullo stesso piano.

La segretaria del Pd Elly Schlein e quello della Cgil Maurizio Landini sono stati più coraggiosi e hanno esplicitamente condannato l’attacco terroristico di Hamas. Ma quanto durerà? C’è da credere che non appena si dispiegherà l’offensiva israeliana e il variegato mondo della sinistra estrema griderà con ancor più forza al massacro dei civili palestinesi, le posizioni di Pd e Cgil subiranno una torsione. Cominceranno i distinguo, quelli cui abbiamo già assistito sulla guerra in Ucraina. Guerra sempre più impopolare tra l’opinione pubblica italiana e, in generale, occidentale. Il governo Meloni si troverà allora in una condizione non facile: difendere il diritto a esistere del popolo ucraino così come di quello israeliano, mentre l’antiamericanismo, l’anticapitalismo e l’antisionismo si salderanno tra loro e si uniranno ad una quota crescente di cittadini italiani indifferenti. Quelli che Dante chiamava ignavi.

Per Giorgia Meloni non sarà facile, ma sarà doveroso, puntare i piedi e tenere il punto senza arretrare. In gioco non c’è solo il destino di Israele né solo quello dell’Ucraina: in gioco ci sono i valori liberali e democratici su cui si fonda la nostra identità occidentale.

Antiamericanismo, antisionismo e (finti) pacifisti. Un problema per Meloni

C’è un filo che congiunge la guerra in Ucraina e il massacro dei terroristi di Hamas ai danni d’Israele: i valori liberali e democratici su cui si fonda la nostra identità occidentale. Il governo si troverà in una condizione non facile: difendere il diritto ad esistere del popolo ucraino così come di quello israeliano, mentre l’antiamericanismo, l’anticapitalismo e l’antisionismo si salderanno tra loro e si uniranno ad una quota crescente di cittadini italiani indifferenti

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Lo scenario che si è presentato a inizio settembre, dopo il tragico sisma in Marocco, era devastante, ma le prime valutazioni dicono che Rabat ha risposto in modo efficace all’emergenza. Per re Mohammed VI è importante dare un segnale interno, anche per continuare la crescita del suo Paese all’esterno

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Gaza-Israele, la guerra è anche nel cyber-spazio

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piroterrorismo, palestina hamas

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