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“Negli ultimi tre anni, dal punto di vista quantitativo, la frequenza degli attacchi terroristici è rimasta lineare”, spiega Claudio Bertolotti, direttore esecutivo dell’Osservatorio sul Radicalismo e il Contrasto al Terrorismo in Europa (ReaCT), che ha prodotto il 4° rapporto annuale sul terrorismo e il radicalismo in Europa, #ReaCT2023. È una notizia positiva, che però non toglie significato alla minaccia rappresentata dai terrorismi.

Stando ai dati analizzati, l’Europa è classificata come la terza regione maggiormente colpita dagli attacchi terroristici, seguendo la Russia e l’Eurasia, e l’America centrale e i Caraibi. I Paesi dell’Unione europea, il Regno Unito e la Svizzera sono stati afflitti nel 2022 da 50 attentati di varia natura, con una significativa flessione rispetto ai 73 del 2021. Si tratta spesso di operazioni che non arrivano alla cronaca mainstream, perché meno spettacolari di fatti passati, ma che restano in cima alla lista delle attenzioni delle autorità.

“Sul piano qualitativo, guardando in particolare al mai sopito dell’islamismo violento, il rapporto evidenzia la natura in continua evoluzione del jihadismo, che ha subito molteplici trasformazioni fin dalle sue origini in Afghanistan negli anni ’80, diffondendosi e radicalizzandosi”, commenta Bertolotti.

Anche se “la sconfitta dello Stato islamico in Iraq e Siria nel 2017-18 ha segnato la prima sconfitta tangibile del movimento jihadista — continua — i movimenti jihadisti nazionali, per lo più nutriti dai soggetti globali, sono ora di nuovo di moda, e la regione del Sahel il centro del jihadismo riemergente”.

Da Sud a Est, il rapporto evidenzia il pericolo del terrorismo jihadista anche nella regione balcanica, che rimane una minaccia per la sicurezza italiana ed europea. L’Italia ha attuato e confermato varie iniziative per contrastare questa minaccia, in particolare confermando il proprio impegno a livello di missioni internazionali di mantenimento della pace.

Il rapporto approfondisce poi il tema della minaccia dell’estremismo di destra, della disinformazione, delle teorie del complotto, del suprematismo bianco e del crescente fenomeno dell’anarco-insurrezionalismo. “Alla luce del mondo in continua evoluzione e del conflitto che ora ha raggiunto l’Europa, è essenziale adattare i nostri paradigmi interpretativi della minaccia e mettere in discussione la definizione di terrorismo, l’approccio al contrasto al processo di radicalizzazione e la ricollocazione del terrorismo stesso nel nuovo scenario di conflitto”, aggiunge il direttore.

Ciò che in termini definitivi emerge dall’analisi è che, in un quadro sempre più complesso e dinamico, la gestione delle crisi nel XXI secolo presenta sfide uniche a causa del contesto interconnesso e interdipendente, rendendo difficile ogni previsione. Il rapporto, patrocinato dal ministro della Difesa, ha ricevuto la collaborazione del Centro alti studi per la Difesa e della Direzione centrale della Polizia di prevenzione.

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