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Albemarle, principale produttore mondiale di litio insieme alla cilena SQM e alle cinesi Ganfeng e Tianqi Lithium, ha annunciato di aver concordato un finanziamento con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti nella giornata di martedì.

Secondo quanto rivelato dall’azienda e da un comunicato stampa del Pentagono, Albemarle riceverà 90 milioni di dollari a fondo perduto per supportare la costruzione della miniera di litio di Kings Mountain, situata in Nord Carolina. Il sito si presta a diventare, così, il secondo progetto attivo nell’estrazione di litio negli Stati Uniti, dopo quello di Tracker Pass sviluppato dalla società Lithium Americas in Nevada, con il supporto di General Motors.

L’accordo, dichiara Albemarle, prevede che il finanziamento venga autorizzato dall’Ufficio dell’Assistente Segretario alla Difesa per la Base Industriale, secondo quanto previsto dal Defense Production Act (Title III), e verrà utilizzato per l’acquisto di una serie di equipaggiamenti e tecnologie minerarie per la riapertura del sito con l’impiego di fondi raccolti attraverso l’Inflation Reduction Act (IRA).

Infatti, riconoscendo il valore strategico delle batterie al litio, il 31 marzo 2022 il presidente Biden ha firmato un ordine esecutivo che consente l’utilizzo del titolo III del DPA per rafforzare la base industriale statunitense per le batterie al alta capacità, comprensivo di una clausola che individua materiali strategici e critici per la produzione di tali batterie per i settori automobilistico, della mobilità elettrica e dell’accumulo stazionario, ritenuti essenziali per la sicurezza nazionale.

La miniera non rappresenterà tuttavia un investimento greenfield, dal momento che il sito ha una lunga storia mineraria alle spalle. Per più di un secolo infatti, la regione ha fornito importanti risorse alle industrie americane per la ricchezza geologica del suo sottosuolo. Nel caso di Kings Mountain, si tratta del forse più importante deposito di litio roccioso negli Stati Uniti, che fu cruciale anche per la riuscita del Progetto Manhattan durante la Seconda guerra mondiale con la fornitura di isotopi di litio, fondamentali per la fabbricazione degli ordigni atomici. Nei decenni precedenti, l’azienda che deteneva i diritti di sfruttamento, Rockwood, stoppò la produzione per focalizzarsi sui giacimenti in controllo in Cile. Solo nel 2015 Albemarle ha acquisito gli asset di Rockwood, tra cui appunto la proprietà della miniera. Oggi, il sito non include soltanto importanti risorse di litio, ma conta anche di un importantissimo impianto di conversione del concentrato di litio in idrossido di litio (battery grade) da circa 5.000 tonnellate per la fornitura di materiale adatto alla produzione di catodi per batterie.

Secondo le stime dell’azienda, il deposito potrà fornire circa 50.000 tonnellate di carbonato di litio equivalente (Lce) a supporto delle attività di raffinazione, che avverrà dunque in loco come avviene per gran parte delle attività di Albemarle che è un’azienda chimica integrata, in grado di supportare così la manifattura di circa 1.2 milioni di veicoli elettrici all’anno. La società stima che la produzione industriale potrà cominciare entro il 2026, in attesa dei consueti permessi amministrativi e ambientali, oltre a rispettare gli standard Irma (iniziativa globale sulla trasparenza delle attività minerarie) in accordo con le comunità locali.

La miniera potrà rimanere operativa per i prossimi 20-30 anni. L’unico sito operativo negli Usa rimane quello di Silver Peak, in Nevada, sempre grazie all’expertise e al posizionamento strategico di Albemarle. Secondo lo Us Geological Survey, gli Usa hanno prodotto circa l’1% dell’output globale di litio seppur maggiori dettagli non sono resi pubblici proprio per la sensitività delle informazioni commerciali dell’azienda.

“Come unica azienda americana che estrae, raffina e fornisce litio e ricerca sui materiali per batterie negli Stati Uniti” ha commentato Eric Norris, Presidente delle attività di stoccaggio energetico, “Albemarle è unicamente posizionata per supportare la transizione energetica.” Il litio è un elemento critico secondo un recente studio del Dipartimento dell’Energia statunitense, in quanto fondamentale per la produzione di batterie elettriche per EV e accumulatori, oltre ad essere ad alto rischio forniture specialmente nel medio lungo periodo (2025-2035). “La domanda è prevista crescere significativamente, è quindi imperativo assicurare la fornitura di questo materiale critico alla nazione”.

Di recente, Norris, in Albemarle dal 2018, ha dichiarato che l’Ira sta raggiungendo gli obiettivi previsti, ovvero il de-risking della filiera delle batterie elettriche. Secondo il dirigente, la sfida in questa industria rimane che, nonostante la complessità della supply chain dalle miniere ai mercati, il primo step su cui tradizionalmente si investe è quello delle batterie e delle celle, poiché subito più remunerativo per gli investitori. Tuttavia, rimane indietro quello altrettanto importante della raffinazione (midstream) che si è concentrato tra Cina, Giappone e Corea.

Un gap che vede colossi come Tesla dipendere principalmente da fornitori cinesi in assenza di un’industria domestica, nonostante i piani di maggiore integrazione dell’azienda, o di aziende cinesi che, sfruttando i pochi buchi nel reticolo fiscale e di sicurezza dell’Ira, provano ad arrivare sul mercato americano tramite la Corea.

L’Ira ha sostanzialmente creato un incentivo per costruire una filiera più integrata negli USA, generando una domanda di litio localizzata e affrontando il rischio di un’eccessiva dipendenza estera.

L’Europa ha approvato in risposta, il Critical Raw Materials Act, di recente approvato dalla Commissione ITRE con alcuni emendamenti, e stabilisce chiari parametri e obiettivi per le capacità nazionali (ma ancora pochi fondi disponibili) lungo la catena di approvvigionamento delle materie prime strategiche e per diversificare l’approvvigionamento dell’Ue entro il 2030. Di recente l’Australia si è proposta come partner commerciale, mentre la Commissione ha siglato una partnership con il Cile.

Nell’ambito di questa legge, fino al 65% del consumo annuale dell’Ue di ciascuna materia prima strategica (tra cui il litio) in qualsiasi fase di lavorazione rilevante dovrà provenire da un unico Paese terzo. Ma a differenza dell’IRA, non sono previste clausole di sicurezza come la foreign entity of concern che limita l’esigibilità dei fondi federali ad un ristretto numero di paesi con cui gli Usa hanno un accordo di libero scambio o un accordo specifico sulle materie prime critiche. È possibile, dunque, che la Cina potrebbe diventare un’ovvia fonte di importazione per l’Europa: la Cina, infatti, dispone della capacità di conversione del litio a più basso costo sul mercato e ha un’ampia capacità in fase di costruzione nel Paese per il litio e altri componenti. Sembra probabile che, fino a quando la Cina non esaurirà la capacità di soddisfare il proprio fabbisogno, e finché ci sarà un eccesso di produzione di idrossido di litio, l’Europa potrà essere un punto di esportazione per la Cina.

Di recente Albemarle ha completato anche un importante acquisizione sul mercato, con l’offerta per la società mineraria australiana Liowntown Resources. Sul lato degli accordi con i principali produttori di auto, la società ha stretto un supply agreement con Ford per circa 100.000 tonnellate di idrossido di litio (3 milioni di EV equipaggiati di batterie) tra il 2026 e il 2030. Un player strategico per gli Stati Uniti, pronto a servire il mercato domestico nelle condizioni favorevoli, considerando il suo business globale e integrato anche con il mercato cinese.

 

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