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Nell’audizione al Senato il segretario generale della Difesa Fabio Mattei ha dato forma al nuovo profilo del segretariato dopo la separazione dalla Direzione nazionale degli armamenti. Il passaggio è stato rilevante perché ha riguardato il modo in cui il dicastero ha tenuto insieme funzioni giuridico amministrative, indirizzo strategico e capacità di esecuzione in una fase segnata da pressione geopolitica e tempi decisionali più stretti. Il filo del discorso ha accompagnato tutta l’audizione e ha puntato a portare una riforma ordinamentale dentro la pratica quotidiana dell’amministrazione, traducendola in procedure più efficaci.

Due vertici, una sola direzione

Mattei ha presentato la distinzione tra le due figure apicali come un riassetto da consolidare sul piano operativo. Ha richiamato il lavoro svolto per completare la scissione negli atti, negli incarichi e nell’organizzazione, e ha rivendicato una “costante e quanto mai proficua collaborazione” tra segretariato e Direzione nazionale degli armamenti. La linea è stata chiara quando ha parlato di strutture “realmente complementari, mai sovrapposte o, peggio, reciprocamente interferenti, ma sempre sinergiche”. Dall’intervento è emersa la volontà di mantenere continuità e coordinamento anche nel nuovo assetto delle competenze.

La partita decisiva passa dai procedimenti

Il passaggio più concreto ha riguardato la macchina amministrativa. Mattei ha indicato una “complessiva razionalizzazione e digitalizzazione dei procedimenti amministrativi, anche con il ricorso, ove ne siano le condizioni, all’intelligenza artificiale”, con l’obiettivo di ridurre tempi e costi e di preservare garanzie e conformità. In questo quadro ha inserito anche una “piattaforma informatica idonea a rappresentare puntualmente lo stato dei procedimenti”, strumento che ha reso l’efficienza verificabile. Il ragionamento si è allargato poi al personale e al reclutamento, perché i ritardi hanno potuto durare “talora anche due anni” e la loro riduzione è stata definita “un obiettivo da ritenersi strategico” per coprire le carenze di organico.

Capitale umano, Golden Power e la misura del mandato

Mentre ha richiamato la necessità di accelerare i processi, Mattei ha riportato la discussione al quadro strategico. “La congiuntura geopolitica impone del resto di investire sul capitale umano”, ha affermato, collegando il tema a merito, formazione e aggiornamento sulle nuove tecnologie. In parallelo ha segnalato la centralità del segretariato nella sicurezza nazionale, quando ha osservato che “un’altra competenza del segretariato che ritengo strategica è quella inerente alla Golden Power” e ha indicato la necessità di rafforzare l’azione “migliorando i processi di raccordo” e riducendo i tempi istruttori. La chiusura ha tenuto insieme questi piani e ha chiarito il senso del mandato, perché “la singolare complessità e il dinamismo dello scenario, davvero multidominio su cui questa amministrazione si muove, esige infatti un’efficienza, un’efficacia e una visione quanto mai lungimirante”. Più che un riassetto formale, il discorso ha disegnato una prova di governo amministrativo nella nuova stagione della Difesa.

Due vertici, una regia. La nuova architettura della Difesa spiegata da Mattei

In Senato Fabio Mattei ha delineato il nuovo ruolo del Segretariato generale della Difesa dopo la separazione dalla Direzione nazionale degli armamenti: non un doppione, ma una struttura complementare chiamata a tenere insieme coordinamento e capacità di attuazione. Al centro la riorganizzazione dei procedimenti, con digitalizzazione e possibile uso dell’IA, per ridurre tempi e costi, accelerare il reclutamento e rafforzare anche il presidio sul Golden Power

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