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Raggiungere la Luna lo sappiamo non è semplice. E questa volta il protagonista è il Giappone, o meglio l’Agenzia spaziale giapponese Jaxa, che ha dovuto rinviare – a causa del maltempo – il lancio della sua missione Moon sniper a data da destinarsi. Il razzo Slim sarebbe dovuto decollare dal centro spaziale di Tanegashima (principale sito per i lanci spaziali nel Paese), per trasportare il lander lunare giapponese e un satellite sviluppato con l’Agenzia spaziale europea (Esa) e la Nasa americana. Obiettivo della missione era esplorare ambienti a bassa gravità, anche in vista delle prossime esplorazioni, e dimostrare la capacità di realizzare atterraggi di precisione sul suolo lunare. Ma perché la corsa alla Luna sta subendo una così grande accelerazione? Sia per ragioni strategiche, dal momento che il dimostrare di saper fare un atterraggio controllato sulla Luna è sicuramente un’importante carta da giocare nella competizione spaziale internazionale (ad oggi sono infatti solo quattro i Paesi ad esserci riusciti, in ultimo l’India con la recente missione Chandrayaan-3 che ha realizzato il primo atterraggio sul Polo sud lunare), sia per una volontà di accaparramento delle risorse, prima fra tutte l’acqua. 

La missione giapponese

Mitsubishi heavy industries ha reso noto che a causa dei forti venti, è stato rinviato il lancio del vettore H2A. Nella stiva del razzo era già stato caricato il lander di Jaxa, lo Smart lander for investigating moon (Slim), progettato anche per collaudare le tecnologie di sbarco di precisione sulla Luna. Slim sarebbe dovuto entrare nell’orbita lunare in un periodo compreso tra i tre e i quattro mesi dopo il lancio, per poi raggiungere la superficie del satellite terrestre entro sei mesi dal lancio. L’obiettivo era di atterrare vicino al cratere Shioli, a 13 gradi di latitudine sud sulla Luna. Nel frattempo, l’astronauta giapponese Satoshi Furukawa è appena arrivato insieme ai suoi colleghi della missione Crew-7 – provenienti da Usa, Europa e Russia – a bordo della Stazione spaziale internazionale (Iss) grazie alla stessa capsula Dragon di SpaceX . 

Acqua sulla Luna

Il recente atterraggio indiano, definito dal presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), Teodoro Valente, in una recente intervista in esclusiva rilasciata a Formiche.net “un elemento di grande successo che rappresenta anche una spinta per le attività di tutti gli altri Paesi”, dovrebbe contribuire a dare il via a una nuova era di esplorazione spaziale globale. Vediamo infatti diversi governi, aziende e agenzie spaziali che hanno in programma di raggiungere la superficie lunare per studiarne le risorse idriche, e non solo, dal momento che l’esplorazione della Luna permetterà di collaudare tutte quelle tecnologie che un domani saranno utilizzate anche per la colonizzazione di Marte e i futuri insediamenti spaziali.

Secondo quanto reso noto dal Wall Street Journal, in riferimento ad una ricerca condotta lo scorso marzo, ammontano a ben 71 i trilioni i galloni d’acqua contenuti in sfere microscopiche presenti sulla Luna. Risale inoltre soltanto a quest’anno la prima mappa dettagliata e ad ampio raggio che fornisce informazioni su come l’acqua presente sulla Luna potrebbe muoversi sulla superficie lunare. Tale mappa, realizzata con i dati di Sofia (Stratospheric observatory for infrared astronomy), si estende anche fino al Polo sud lunare la regione di studio prevista per le missioni Artemis della Nasa, tra cui anche il rover a caccia d’acqua Viper, nonché uno dei luoghi più difficili da raggiungere anche a causa dell’ombra. Anche l’azienda statunitense Intuitive machines, che lavora per la Nasa, ha in programma di far atterrare un dispositivo vicino alla regione polare in una missione che potrebbe iniziare a metà novembre. Non solo, questa regione è di interesse strategico anche per le altre potenze spaziali, tra cui la sopracitata India che vi è appena atterrata, e la Cina che, con alle spalle negli ultimi dieci anni il completamento di tre missioni lunari senza equipaggio, mira ad atterrarvi nel prossimo futuro.

L’ammontare di oro blu sul suolo lunare ha dunque catalizzato l’attenzione degli scienziati che sperano di poter sfruttare l’acqua lunare per diversi scopi: come risorsa vitale per gli esseri umani che si stabiliranno per lunghi periodi sulla Luna, per raffreddare le apparecchiature, e anche per produrre ossigeno e raffinare il carburante dei razzi spaziali. Tuttavia, nonostante la corsa sia iniziata, il perimetro delle regole ancora tarda ad arrivare e manca ancora una legislazione internazionale e un consenso legale tra i diversi Paesi che intendono estrarre le risorse lunari. E a complicare il quadro, permangono inoltre degli interrogativi sul passato, presente e futuro delle risorse idriche sulla Luna che speriamo le ulteriori ricerche frutto delle missioni lunari possano avvicinarsi a comprendere.

Chi compete per l'accesso all'acqua sulla Luna?

A partire dal rinvio del lancio della missione lunare giapponese a causa del maltempo, cresce l’interesse globale nell’esplorazione lunare. Dietro a questa nuova corsa spaziale l’obiettivo è anche di studiare e acquisire risorse, soprattutto l’acqua, ma le sfide sono ancora molte

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