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Le narrazioni strategiche in tema di politica estera e sicurezza internazionale promosse dall’ecosistema di disinformazione e propaganda filo-Cremlino — spesso divulgate da attori italiani, consapevolmente, inconsapevolmente — continuano a esercitare una influenza notevole sui dibattiti politici, mediatici e culturali italiani. Un settore significativo della società italiana, anche se per ora minoritario, sembra abbracciare alcuni dei più importanti miti della propaganda russa sulla Nato, sulle politiche estere e di sicurezza occidentali e sui rischi di guerra nucleare.

Un sondaggio Eurobarometer del maggio 2022 ha rilevato che il 21% degli italiani non ritiene che la responsabilità primaria per la guerra in Ucraina sia da attribuire alla Russia. Mentre il 34% non condivide la scelta di finanziare la fornitura di armi per l’Ucraina.

Occorre tuttavia sottolineare che l’ampia diffusione nella società italiana di narrative strategiche filo-Cremlino e anti-occidentali non può essere ricondotta soltanto alle pur massicce azioni di influenza promosse da Mosca per molti anni nel nostro paese. Essa è anche un fenomeno endogeno, generato da ideologie anti-moderne, tuttora molto influenti in Italia, ostili al liberalismo, al libero mercato e alla
scienza?

Come è stato evidenziato in questo studio, la macchina della propaganda del regime putiniano diffonde narrazioni false e fuorvianti per confondere l’opinione pubblica italiana circa le cause della guerra in Ucraina, e per offuscare la verità sulla natura espansionista e neo-imperiale della politica estera russa. Molte narrazioni strategiche promosse dal Cremlino mirano anche a spargere sfiducia e ostilità nei confronti dell’Occidente, degli Stati Uniti, della Nato e dell’Unione Europea, nonché a delegittimare e screditare la democrazia liberale.

Per difendere efficacemente il sistema-Italia dalle campagne di disinformazione e propaganda condotte dalla Russia e da altre potenze straniere autocratiche occorre adottare una strategia culturale di lungo termine, coinvolgendo il sistema mediatico, il mondo della scuola, le università, gli istituti di formazione degli organismi civili e militari dello Stato, gli istituti culturali, i think-tank, e le organizzazioni della società civile. Una tale strategia di contrasto dovrebbe, in particolare, prevedere i seguenti componenti.

Il contrasto, con strumenti culturali e di informazione e conoscenza, alle narrazioni strategiche false e fuorviati promosse dalla macchina di propaganda russa e di altre potenze autocratiche.

La difesa dei valori e delle istituzioni della democrazia liberale e della società aperta — sul piano culturale, della comunicazione e dell’istruzione — dagli attacchi cognitivi condotti da Stati autocratici (e da movimenti politici autoritari di matrice populista o estremista).

La promozione, nell’ambito del sistema scolastico, del pensiero critico come strumento di contrasto alla disinformazione e alla manipolazione.

La diffusione, nell’opinione pubblica, di una maggiore conoscenza e consapevolezza della politica interna ed estera di potenze autocratiche revisioniste, come la Russia, la Cina e l’Iran, e delle minacce che esse rappresentano per i diritti umani dei propri cittadini, e potenzialmente anche per la pace e la sicurezza internazionale.

La promozione, nel mondo della scuola, nelle università e nel sistema mediatico, di una cultura scientifica delle relazioni internazionali, della geopolítica e degli studi strategici, nonché di una moderna cultura della sicurezza nazionale.

Il report è interamente consultabile a questo link.

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Pubblichiamo le conclusioni del research paper “Disinformacjia e misure attive: le narrazioni strategiche filo-Cremlino in Italia sulla Nato, le politiche estere e di sicurezza occidentali e i rischi di guerra nucleare”, pubblicato dall’Istituto Gino Germani e curato da Luigi Sergio Germani, Lorenzo Cippa, Giovanni Ramunno, Carlo Filisto. Un’analisi su come Mosca usi la disinformazione per colpire l’Italia

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