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La Cina è in difficolta, ma non per il governo di Xi Jinping. Buona finanza, conti in ordine, industria tonica. Non della stessa opinione sono i grandi osservatori occidentali. I problemi ci sono e appaiono evidenti, a cominciare dalla mai conclusa crisi del mattone. Lo sanno bene in Goldman Sachs, che ha annunciato il downgrade delle raccomandazioni su alcune grandi banche cinesi, provocando un immediato sell off sui titoli degli istituti, quotati alla Borsa di Shanghai. Tra le banche colpite, con un rating passato da neutral a sell (il che consiglia caldamente agli investitori di liberarsi al più presto delle azioni della banca), AgBank, tra i pesi massimi della finanza cinese.

Non solo. La scure di Goldman Sachs si è abbattuta anche sui titoli delle banche Industrial and Commercial Bank of China e Industrial Bank, la cui valutazione è passata direttamente da buy a sell, senza passare da un neutral o hold. Il giudizio di Goldman Sachs ha alimentato ulteriormente i timori sul settore bancario made in China, che sta già pagando gli effetti di un’economia che ha messo a segno una ripresa dalla crisi innescata dalla politica zero Covid decisamente meno sostenuta di quanto sperato.

Goldman Sachs ha motivato la bocciatura dei rating con le preoccupazioni degli investitori, relative all’esposizione delle banche cinesi verso i debiti delle amministrazioni pubbliche locali e con i rischi che una tale esposizione rappresentano per la redditività degli istituti, oltre a rappresentare un’ipoteca sulla tenuta degli stessi bilanci delle banche. Ed è qui che si è scatenata la reazione, rabbiosa, della Cina.

Attraverso uno dei media controllati direttamente dal partito comunista, il Securities Times, il quale ha affermato che il mercato non dovrebbe assumere una visione ribassista per le banche e che le valutazioni di Goldman Sachs sono basate su ipotesi pessimistiche, premesse negative e interpretazioni errate dei fatti. Al contrario, ha affermato il Securities Times, le banche cinesi hanno attivamente ridotto la loro esposizione ai rischi dei prestiti immobiliari, mentre i governi locali hanno intensificato gli sforzi per ridurre i rischi del debito.

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