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I leader europei si riuniscono oggi e domani a Bruxelles per un Consiglio europeo che ruota attorno a tre dossier intrecciati: il fabbisogno finanziario dell’Ucraina nei prossimi anni, le garanzie di sicurezza credibili e gli sforzi diplomatici per arrivare a una pace giusta e duratura. Sul tavolo, in particolare, c’è l’uso degli asset sovrani russi immobilizzati e la capacità dell’Europa di agire come attore strategico autonomo. Secondo gli esperti dello European Council on Foreign Relations (Ecfr), le scelte che verranno prese nelle prossime settimane avranno effetti di lungo periodo sull’ordine di sicurezza del continente.

Jana Kobzova, Senior Policy Fellow e co-direttrice dell’European Security Programme di Ecfr, avverte che il Cremlino guarda a questo passaggio con aspettative precise. “Alla vigilia del vertice, Putin punta sulla pressione di Trump, sulla stanchezza dell’Ucraina e sulle divisioni europee per realizzare il suo obiettivo: un’Ucraina indebolita, un’Europa irrilevante e un Occidente diviso”.

Secondo Kobzova, Ucraina ed Europa possono ancora smentire questo scenario, ma il tempo è un fattore critico, indipendentemente dall’esito dei negoziati in corso.

In ogni possibile scenario, un accordo sull’utilizzo degli asset immobilizzati — o su altri strumenti di finanziamento — rappresenta un investimento diretto nella sicurezza europea.

Se le ostilità dovessero cessare, queste risorse sarebbero essenziali per la ricostruzione dell’economia ucraina e per affrontare le sfide del dopoguerra; se invece Mosca dovesse proseguire l’invasione, i fondi servirebbero a sostenere la capacità di autodifesa di Kyiv.

La posta in gioco, sottolinea, va ben oltre una decisione su circa 140 miliardi di dollari: riguarda la possibilità per l’Europa di plasmare l’ambiente di sicurezza del proprio continente secondo i propri interessi.

Jim O’Brien, Distinguished Visiting Fellow del think tank paneuropeo, insiste sulla dimensione temporale e sulla necessità di un impegno finanziario chiaro. “L’Ucraina ha bisogno questa settimana della promessa di fondi sufficienti per due anni, probabilmente circa 140 miliardi di dollari”.

Per O’Brien, una garanzia di questo tipo renderebbe più probabile un cessate il fuoco, perché segnalerebbe a Mosca che non può semplicemente attendere il collasso ucraino. Solo l’Europa, osserva, è nella posizione di fare una promessa simile. In caso contrario, avverte, saranno altri a muoversi: se l’Europa non utilizzerà gli asset sovrani russi immobilizzati, lo faranno Donald Trump e gli Stati Uniti. Secondo questa lettura, il piano russo-americano mette già quegli asset in gioco sotto una direzione congiunta di Washington e Mosca; l’unica vera incognita è se l’Europa sarà o meno al tavolo delle decisioni.

Il quadro viene ulteriormente ampliato da Nicu Popescu, Distinguished Policy Fellow e co-direttore dell’European Security Programme del Council, che lega il dossier ucraino alla tenuta complessiva delle società europee. “Non esistono democrazia, sviluppo economico, benessere, protezione sociale o modernizzazione senza pace, sicurezza e capacità di difendere le nostre società dalla guerra”.

Popescu osserva che definire il prossimo Consiglio europeo come un momento “decisivo” rischia di sembrare una formula retorica, ma avverte che i prossimi giorni, settimane e mesi influenzeranno il futuro della pace in Europa per decenni.

Il contesto, secondo l’ex ministro moldavo, è andato progressivamente oscurandosi. In questo scenario, il rischio di una pace fittizia imposta all’Ucraina potrebbe preparare il terreno a nuovi conflitti sul continente. Per questo, conclude, la capacità degli Stati europei di restare uniti e di individuare soluzioni finanziarie sostenibili per sostenere la difesa ucraina sarà uno degli elementi centrali del confronto politico in corso a Bruxelles.

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