Skip to main content

À la guerre comme à la guerre? Non più. Da Sun Tzu, Annibale, Cesare, Gengis Khan e von Clausewitz, quella che era l’arte della guerra si è trasformata in una esponenziale fibrillazione di algoritmi e intelligenza artificiale. L’analisi di come l’Ucraina ed il regime iraniano stiano resistendo contro le potenze militari della Russia, degli Stati Uniti e di Israele, evidenzia quanto i conflitti asimmetrici abbiano rimodellato la strategia militare e la stessa concezione della guerra.

Ce n’est qu’un début, continuons le combat era lo slogan ritmato delle generazioni del 1968 che ancora coglie il senso dell’indomabilità di quanti resistono ad attacchi sovrastanti, difendendosi con fionde che fanno barcollare i giganti. Fionde di avveniristica tecnologia, in grado di determinare la transizione dalla guerra che provoca sconvolgimenti su vasta scala ad un’era di conflitto globale asimmetrico basato su strumenti dell’era dell’intelligence che causano sconvolgimenti su scala molto più ampia, in pratica ovunque, e a basso costo.

“L’Iran, scrive il New York Times, é per Trump quello che l’Ucraina é per Vladimir Putin, quello che Hamas e Hezbollah sono stati per Benjamin Netanyahu e quello che la prossima generazione di hacker sarà per la Cina, l’America e ogni altro Stato-nazione.” Con l’incubo nucleare alimentato dall’eventualità tutt’altro che remota che gli hacker possano essere terroristi islamici. Finora si é assistito all’utilizzo di droni economici in grado di arginare l’invasione dell’armata russa, colpire Mosca e chiudere lo Stretto di Hormuz.

Ma cosa succederà quando l’Iran sarà in grado di sfruttare modelli linguistici complessi e i relativi agenti di intelligenza artificiale a bassissimo costo per individuare e sfruttare le falle nei sistemi operativi e nei programmi software che incrinano le invulnerabilità delle superpotenze? Il nodo non é solo tecnologico, ma strategico e attiene soprattutto alla sicurezza. Tra i limiti dell’uso operativo dei modelli di intelligenza artificiale, il rischio preponderante e angosciante riguarda il controllo reale sugli impieghi militari dell’IA nell’ambito di reti classificate. Un controllo che se sfugge alla verifica umana può innescare l’ultima guerra mondiale. Anzi dell’umanità.

L’incubo iraniano del terrorismo tecnologico

Dalla radiografia dei punti ciechi che finora impediscono agli Stati Uniti di piegare il regime iraniano, incubatore del terrorismo islamico internazionale, scaturisce il diagramma ancora incompleto di quanto e come sta evolvendo l’utilizzo bellico dell’Intelligenza Artificiale. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Le nuove rivelazioni su MKUltra, il programma di controllo mentale della Cia

Per molti anni Bluebird, Artichoke e, successivamente, MK-Ultra, sono stati definiti aberrazioni, ma quasi necessarie, inevitabili alla luce delle tecniche impiegate dal nemico comunista in quegli anni ovvero il famoso lavaggio del cervello che si affermava nordcoreani, cinesi e sovietici operassero sui prigionieri di guerra Usa. La documentazione oggi disponibile ci racconta una storia diversa. L’analisi di Niccolò Petrelli

IA e ricerca biomedica, la svolta è iniziata

Due annunci dagli Stati Uniti ridisegnano il rapporto tra intelligenza artificiale e sviluppo dei farmaci. Opportunità concrete, ma anche nodi di policy ancora irrisolti

Perché è il Tap la via di uscita alla crisi di Hormuz. Parla l'amb. Amirbayov

Il raddoppio? “Possibile, rafforzando la sicurezza energetica, riducendo la vulnerabilità agli shock esterni”. La crisi a Hormuz? “Azerbaigian e Italia sono ancora più unite” . L’Italia? “Non solo un mercato di consumo, ma anche uno dei principali snodi energetici tra l’Europa e il Mediterraneo”. Conversazione con Elchin Amirbayov, Rappresentante del Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian per gli Incarichi Speciali a pochi giorni dalla visita di Meloni a Baku

Dopo il Mali, Putin chiede a Trump cooperazione sul terrorismo

La crisi in Mali mette in discussione la capacità della Russia di proporsi come garante di sicurezza in Africa, indebolendone la credibilità strategica. Al tempo stesso, evidenzia la necessità per Stati Uniti ed Europa di integrare sicurezza e sviluppo in un approccio olistico alla competizione nel continente

La cavalcata delle Valkyrie. I Marines vogliono il Cca entro il 2029

Secondo le ultime dichiarazioni, prima della fine del decennio il corpo dei Marines riuscirà a dotarsi di propri sistemi di Collaborative Combat Aircraft. Ma la collaborazione con Kratos non è l’unica

Il boccone di Gasparri, il fazzoletto di Schlein, la vespa di Mattarella. Queste le avete viste?

Gasparri pizzicato da Pizzi mentre addenta un tarallo, mentre Elly Schlein celebra il 25 aprile con fazzoletto al collo. E poi Mattarella in visita alla Piaggio in occasione della Festa dei lavoratori. Ecco le foto politiche degli ultimi sette giorni

Dall’uscita degli Emirati dall’Opec alla crisi di Hormuz. Lo scenario energetico visto da Pelanda

Abu Dhabi soffriva da molto tempo le imposizioni dell’Arabia Saudita in senso all’organizzazione dei Paesi produttori. E poi, con l’India a corto di petrolio, per gli emiri si sono create grandi opportunità commerciali. Gli Stati Uniti? L’indebolimento del cartello potrebbe fare il gioco di Washington. Intervista all’economista e saggista, Carlo Pelanda

Giustizia e responsabilità. La domanda che resta aperta

Nel dibattito pubblico italiano resta aperta una domanda cruciale: chi risponde quando la giustizia sbaglia. Gli errori giudiziari vengono risarciti dallo Stato, ma senza reali responsabilità individuali. L’autore denuncia il rischio di normalizzare l’ingiustizia e indebolire la fiducia democratica

La disinformazione come alibi. Quando l’errore di analisi diventa colpa del nemico

Di Michela Chioso

E se il primo inganno fosse il nostro bisogno di crederci manipolati? La disinformazione esiste ed è una componente reale del conflitto. Ma diventa ancora più pericolosa quando smette di essere oggetto di analisi e si trasforma in spiegazione universale. Quando ogni errore interpretativo viene attribuito a una regia esterna, il rischio non è solo la cattiva lettura del mondo: è l’atrofia del giudizio

×

Iscriviti alla newsletter