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Nuovi scandali nel Regno Unito colpisco il primo ministro, Keir Starmer. Il leader laburista aveva nominato l’ex ministro Peter Mandelson come ambasciatore britannico negli Stati Uniti. Ma la scelta di Mandelson, amico dell’imprenditore americano Jeffrey Edward Epstein, condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni, sta travolgendo il suo governo, e potrebbero costargli l’incarico.

Il sostegno a Mandelson ha provocato le dimissioni di Morgan McSweeney, capo del gabinetto di Starmer e il principale promotore della nomina dell’ambasciatore. Hanno seguito le destituzioni di Tim Allen, direttore di Comunicazione; Chris Wormald, segretario di gabinetto e, più recentemente, Oliver Olly Robbins, segretario permanente del ministero di Affari esteri. Quest’ultimo avrebbe messo da parte il report dei servizi di sicurezza interni, che sconsigliava la nomina, per dare seguito alle indicazioni del premier sulla nomina di Mandelson.

Per ora, l’aria di dimissioni sembra non travolgere Starmer. Ma la situazione può cambiare velocemente dopo le elezioni municipali e autonome in Galles e Scozia, previste per il 7 maggio. I sondaggi prevedono un crollo del consenso per il Partito Laburista e l’impennata del Partito Verde e Reform Uk di Nigel Farage.

All’interno della formazione laburista molti credono che Starmer sia nella fase finale, ma nessuno lo affronta (ancora) in maniera pubblica. Sarebbe un “burocrata senza curiosità, senza abilità per tessere complicità e senza alcuna idea chiara della direzione che vuole dare al Paese”, si legge sul quotidiano El Pais.

Starmer è riuscito a conquistare il potere perché si è presentato come antidoto all’estremismo di sinistra di Jeremy Corbyn, che spaventato gli elettori. Procuratore generale e avvocato in Diritti Umani, l’attuale leader del Partito Laburista non avrebbe abbastanza esperienza nella giungla della politica britannica. Per questo si sarebbe appoggiato non poco al consigliere e capo del gabinetto, Morgan McSweeney e al ministro per l’Economia, Rachel Reeves. Tagli ai sussidi, nuove politiche sugli immigrati e un criticato sostegno a Israele, tra altre decisioni, hanno allontanato gli elettori da Starmer.

Ad oggi uno dei pochi che, tra i laburisti, ha sfidato il premier è stato il deputato Jonathan Brash. Si è opposto ai tagli sociali del governo e in un’intervista ha sottolineato che non è ragionevole credere che Starmer sia il candidato del partito nelle prossime elezioni generali: “Dobbiamo concentrarci nelle priorità per i cittadini britannici”.

Nello scenario inglese ci sono tre politici che attendono l’affondo finale di Starmer: Angela Rayner, già vice prima ministra; Wes Streeting, ministro della Sanità, e il sindaco di Manchester, Andy Burnham.

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