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Dallo stretto di Hormuz a Pechino il passo è breve se il metro di misura è il costo dell’energia. Anche l’invincibile, solo in apparenza, Dragone dovrà pagare il suo obolo al caos in Medio Oriente. Mentre la Cina è impegnata nella tessitura della nuova Via della seta, versione restaurata e più machiavellica della prima, l’aumento del prezzo dell’elettricità arriva al cuore della seconda economia globale, sponda manifattura. Nella provincia cinese del Guangdong, polo industriale di dimensioni paragonabili a quelle della Corea del Sud, tanto per farso un’idea, i costi dell’elettricità per le imprese sono quasi raddoppiati, proprio a causa delle limitazioni nell’approvvigionamento di gas naturale dal Medio Oriente.

La Cina, è bene ricordarlo, il più grande consumatore di gas naturale al mondo, con una forte dipendenza dalle importazioni, principalmente da Turkmenistan (via gasdotto) e Russia. Pechino sta diversificando le forniture per la sicurezza energetica, acquistando anche Gnl dagli Usa e potenziando le infrastrutture in Asia Centrale. Ora, la provincia costiera dello Guangdong ospita, tra gli altri, la più grande concentrazione di centrali elettriche a gas del paese, il che la rende particolarmente vulnerabile a una guerra che ha bloccato le spedizioni dal Golfo Persico. Il 14 aprile, tanto per fare un esempio, le tariffe spot sono salite a quasi 680 yuan (100 dollari) per megawattora, il livello più alto degli ultimi tre anni, rispetto a una media di circa 350 yuan a marzo.

Di più. Il colosso energetico locale Guangdong Energy Group ha un contratto decennale per l’acquisto di gnl da QatarEnergy, accordo che è stato sospeso da quando lo Stretto di Hormuz è stato di fatto bloccato al traffico. Secondo Bloomberg, l’energia prodotta dal gas rappresentava circa il 22% della capacità totale della provincia. E se è vero che il Guangdong ospita inoltre circa un quinto degli impianti di importazione di gas della Cina, allora secondo Penny Chen, direttrice senior di Fitch Ratings, è sempre più probabile che questi terminali rimangano inattivi, dato che la provincia si affida maggiormente al carbone, la principale fonte di energia del paese, per soddisfare il picco di domanda estivo.

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