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In un mondo dominato dall’incertezza, su almeno una cosa si può serenamente scommettere senza timore di smentita: che il neo segretario del Pd, chiunque esso sia, nel discorso di insediamento dichiarerà guerra alle correnti e ai loro capi. È sempre accaduto, accadrà sempre. Sono cose che si dicono ed Elly Schlein le ha dette con dovizia di aggettivi spregiativi: “cacicchi” (espressione di derivazione dalemiana) e “capibastone” (espressione di derivazione mafiosa), li ha chiamati. E non ha promesso di “eliminarli”, ma addirittura di “estirparli” (espressione di derivazione oncologica).

Qualche nostalgico rimpiangerà, per la dolcezza dei toni, l’annunciata “rottamazione” renziana, essendo tutto sommato meglio essere equiparati ad una vecchia auto che ad un vecchio cancro. Ma nella sostanza cambia poco. Anzi, quel che potrebbe cambiare è che alla prova dei fatti si finisca per scoprire che Matteo Renzi rottamò ben più di quanto Elly Schlein si dimostrerà capace di estirpare.

Al netto, infatti, del suo essere inequivocabilmente “nuova”, la neo segretaria pare ispirarsi al vecchio metodo veltroniano. Il “ma anche” si appresta infatti ad essere la sua cifra politica. Il non scegliere e il tenere fattivamente insieme gli opposti appare, ad oggi, il suo approccio strategico. Lo si è capito quando, per due miseri minuti, nel corso della relazione all’assemblea del Pd la neo segretaria ha parlato della guerra in Ucraina. Bene l’invio di armi a Kiev, ha scandito, ma “serve un maggior protagonismo dell’Europa”. Il che, se non fosse stato detto col tono di chi pianta un paletto indennitario insuperabile, è un’ovvietà da tutti, implicitamente, sostenuta.

Le correnti, dunque, rimarranno. E con le correnti rimarranno i loro capi, cacicchi o capibastone che siano. È una questione di democrazia. E semmai Schlein dovesse imporre davvero quella svolta a sinistra che lei stessa ha annunciato e che molti si aspettano, a maggior ragione ci sarà bisogno di almeno una corrente identificata non tanto in questo o quel leader di partito, quanto in una visione della società liberal e perciò non ostile al mercato, al mondo dell’impresa, allo spirito del capitalismo. Del resto, c’è stato solo un partito nella storia d’Italia che non prevedeva la presenza di correnti: era il Partito nazionale fascista. E non crediamo proprio sia questo il modello cui si ispira Elly Schlein.

Se anche Elly, come tutti, dichiara guerra alle correnti. Il commento di Cangini

Anche la neo eletta segretaria del Pd ha dichiarato guerra alle correnti e ai capibastone. Ma c’è stato solo un partito nella storia d’Italia che non prevedeva la presenza di correnti: era il Partito nazionale fascista. E non crediamo proprio sia questo il modello cui si ispira Elly Schlein. Il commento di Andrea Cangini

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