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Giorgia Meloni ha sventolato in campagna elettorale e richiamato, anche nei suoi interventi di presentazione e avvio del governo alle Camere, come è noto a tutti, il tema del merito.

Ebbene, vale la pena di puntualizzare qualche aspetto in proposito. Meritocrazia e concorrenza sono valori, aspetti e fattori strettamente intrecciati, che io amo definire come sorelle gemelle, perché non ci può essere vera meritocrazia senza vera concorrenza e non ci può essere vera concorrenza, nelle società contemporanee, senza una vera e seria meritocrazia. In proposito va rilevato che le forze del centrodestra non è che hanno mostrato sin qui di aderire a questi valori e a questi concetti. Basta guardare alla concorrenza (su cui non è che pure la sinistra possa certo vantare crediti…): è stata bloccata a lungo alle Camere l’ultima legge sulla concorrenza voluta con impegno e determinazione da Mario Draghi, su una questione come quella delle concessioni dei lidi estivi e dei cosiddetti “bagnanti”.

Una questione su cui pure da tempo pende la direttiva europea Bolkestein e contro cui, Salvini con più forza della Meloni, ma anche Fratelli d’Italia, si sono opposti con fermezza a serie forme di iniezione della concorrenza in questo ambito, per un Paese che ha praticamente tutte le spiagge e le coste occupati da privati che pagano canoni irrisori e in molti casi realizzano fatturati molto significativi. Per ora l’unica forma concreta e visibile poi dell’agitazione della bandiera del merito è l’aggiunta della parola merito alla denominazione ufficiale del ministero della Pubblica istruzione.

Ebbene, il budino lo giudicheremo dalla prova. Non ci può essere, infatti, nel nostro sistema della pubblica istruzione l’introduzione di serie forme di meritocrazia a favore degli studenti se non c’è introduzione di forme di selezione davvero di tipo meritocratico per gli insegnanti. Ebbene, le forze della destra sin qui, così come quelle della sinistra, hanno sostanzialmente quasi sempre sostenuto il sistema dell’ope legis, della regolarizzazione dei precari come sistema principale della selezione degli insegnanti. Ciò significa che il sistema dell’istruzione si priva del coinvolgimento di tanti giovani insegnanti che sarebbero e sono in grado di vincere un vero concorso, per favorire, invece, la stabilizzazione di quei precari, gran parte dei quali non ha mai fatto un concorso.

Proseguendo sulla linea del merito, viene poi la questione delle nomine negli enti e nelle imprese pubbliche o a partecipazione pubblica. Per quanto riguarda gli enti pubblici ho già sostenuto da queste colonne l’opportunità, visto che per i nominandi è previsto un parere delle commissioni parlamentari competenti, di introdurre così come avviene negli Usa, forme di attenta selettiva audizione da parte delle commissioni parlamentari dei designati al fine di esprimere un parere motivato. Ciò indurrebbe ad una maggiore attenzione all’introduzione di qualche maggior criterio meritocratico nella individuazione dei designati da parte del governo.

Si pone poi la questione dei nominati nelle purtroppo troppe, in un Paese che ha un settore pubblico troppo pesante troppo espanso, imprese a partecipazione pubblica. Anche in questo ambito se si crede nel valore del merito e se ne agita la bandiera, occorre introdurre meccanismi di selezione di tipo meritocratico. Si era avviato da parte del ministero dell’Economia il metodo di affidarsi per la selezione delle terne di candidati a qualificate società internazionali di cacciatori di teste, ma poi d’altra parte le indicazioni di queste non venivano seguite e troppo spesso prevaleva l’intervento politico se non, in vari casi, la selezione per via politica dei nominati. Il processo di introduzione in una società, specie quella politica e pubblica, che ha quasi escluso questi valori, di dosi serie di meritocrazia e concorrenza, sarà molto difficile e complesso.

Nella prova del budino che attendiamo di poter fare aspettando le linee operative concrete che seguirà il governo, c’è anche il fatto che grazie a Draghi nel Pnrr è previsto che per ogni anno di vigenza del piano ci dovrà essere appunto una legge annuale sulla concorrenza, così com’era stato previsto nella legge istitutiva di questo strumento, ma quasi mai attuato da parte dei governi e dei parlamenti che si sono succeduti negli ultimi anni. Vedremo come saranno queste leggi della concorrenza, vedremo quanto il Salvini di turno o la stessa Meloni saranno attenti ai privilegi delle troppe gilde e corporazioni che ci sono in questo Paese, vedremo come il timore di abbattere le bardature burocratiche e di altro tipo ostacolerà man mano l’introduzione di vere forme di concorrenza.

Saremo felici invece se i contenuti di queste leggi annuali sulla concorrenza saranno coerenti con il marchio ufficiale delle leggi stesse. Ho indicato solo alcuni degli ambiti di intervento possibili per riaprire la strada alle sorelle gemelle, meritocrazia e concorrenza, ma se solo in qualcuno di questi ambiti la prova del budino governativo darà esiti positivi saremo felici di accoglierli e sarà una buona notizia nell’interesse del Paese

Governo Meloni, ora il merito va messo alla prova del budino. Scrive Tivelli

Meritocrazia e concorrenza sono valori, aspetti e fattori strettamente intrecciati perché non ci può essere vera meritocrazia senza vera concorrenza e non ci può essere vera concorrenza, nelle società contemporanee, senza una vera e seria meritocrazia. In proposito va rilevato che le forze del centrodestra non è che hanno mostrato sin qui di aderire a questi valori e a questi concetti… Il commento di Luigi Tivelli

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