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Ursula von der Leyen è ottimista sulla possibilità di raggiungere nel giro di un mese un accordo politico in seno all’Europa per la fissazione di un tetto al prezzo del gas importato dalla Russia. Forse ne ha buon diritto, o forse no. Il Vecchio Continente, si sa, è un posto strano, dove le contraddizioni sono all’ordine del giorno.

Venerdì pomeriggio si è tenuto l’atteso Consiglio straordinario di tutti i ministri dell’Energia europei. La riunione era stata indetta per dare una risposta all’aggravarsi della crisi energetica, partendo dal piano in cinque punti proposto della Commissione Europea, tra cui c’era anche la proposta di mettere un tetto al prezzo del gas russo. Nonostante le aspettative piuttosto alte, tuttavia, i paesi membri non sono riusciti a trovare un accordo, a causa delle divisioni interne.

I dissidi più intensi riguardano proprio il price cap, su cui ci sono grosse divisioni per varie ragioni. Un tetto solo sul gas russo agirebbe come una sanzione verso la Russia, ma non risponderebbe all’esigenza di abbassare il costo generale dell’energia, anche perché le forniture russe rappresentano adesso solo il 9 per cento delle importazioni di gas in Unione europea. E allora? Che fare? Sarà davvero possibile trovare la quadra? Formiche.net ne ha parlato con Alberto Clò, economista, già ministro dell’Industria e gran conoscitore di cose energetiche.

“Prima osservazione, stiamo passando dal tragico al comico. Dopo otto mesi che se ne parla e dopo che gli osservatori parlano di piccoli passi in avanti, non abbiamo ancora un tetto. Sa cosa vuol dire? Che l’Europa è poco solidale con se stessa e molto, ma molto debole”, mette subito in chiaro. “Abbiamo la Germania che fa accordi bilaterali, allora o ognuno va per conto suo oppure si va tutti insieme. Ma da soli non si va da nessuna parte, mettiamocelo in testa”.

Secondo l’economista, la ricetta è semplice. “Qui servono infrastrutture, punto. Infrastrutture per il gas, per il gnl, per le rinnovabili. E invece ci siamo incartati sul tetto. Ridicolo. E poi, scusi, si dice di tagliare il prezzo del gas. Bene, ma ridurre i prezzi vuol dire aumentare i consumi, dunque se un tetto è utile, può essere economicamente dannoso. Io vedo una gigantesca contraddizione in Europa: si vuole ridurre il prezzo del gas, ma così si aumentano i consumi e nel frattempo si impone il risparmio. Io penso che la mano destra non sappia cosa fa la sinistra. Io dico, invece di incentivare i consumi, riducendo il prezzo, meglio incentivare il risparmio: ti do un bonus se consumi meno dello scorso anno, altrimenti nulla. Insomma, a Bruxelles studiano da sei mesi, ma non sanno che pesci prendere, ogni Paese va per conto suo”.

Per Clò, dunque, c’è troppa confusione e non è detto che il tetto al prezzo del gas sia la vera soluzione. “Non è stato definito di che cosa si tratta, nonostante fior di esperti che dicono che funziona così e cosà. Dico che è inutile usare questa clava del price cap, se poi non la si usa. Così si gioca al gatto e al topo e si rafforza solo Putin. Noi siamo ostaggi di Putin e da quando l’ostaggio pone delle condizioni? Allora, vogliamo il price cap? Facciamolo ma non è detto che funzioni. Non lo facciamo? Almeno non sbandieriamolo”.

E l’inverno? Come sarà? “Quest’inverno la botta per le famiglie sarà enorme. Abbiamo già speso circa 35 miliardi per abbassare le bollette, quanto dovrà mettere sul tavolo il governo adesso? Perché ovviamente dovrà farlo, almeno per le fasce più deboli, anche se il sussidio è una involontaria spinta ai consumi. Come per la pandemia, credo che occorra far ricorso al senso di responsabilità degli italiani: anche perché uscite come o i condizionatori o la pace non paiono aver funzionato”.

Europa in stato confusionale sul price cap. La versione di Clò

L’economista ed ex ministro a Formiche.net: a Bruxelles la mano destra non sa cosa fa la sinistra e alla fine ognuno va per conto suo, così si fa solo il gioco di Putin. Nessuno ha capito come funziona il tetto al gas. E la spesa per imprese e famiglie questo inverno esploderà

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