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Mentre continua la ripresa economica e sociale della pandemia Covid-19, e si vivono gli effetti della guerra russa in Ucraina, molti Paesi torneranno alle urne quest’anno. Dal Regno Unito alla Polonia, passando per la Spagna e la Turchia, la Grecia e la Thailandia, tanti cittadini sono richiamati al voto in elezioni regionali, legislative e generali.

Il primo appuntamento è previsto in Nigeria il 25 febbraio. Tra i candidati per la presidenza ci sono l’attuale presidente Bola Tinubu, l’ex vicepresidente Atiku Abubakar e l’imprenditore Peter Obi. L’instabilità politica si è tradotta in una minaccia per le istituzioni elettorali, come si è dimostrato con l’attacco alla commissione incaricata della trasparenza del voto.

In Estonia sono in programma il 5 marzo per le elezioni parlamentari. I sondaggi indicano un sostegno senza precedenti per l’estrema destra del Partito Popolare Conservatore (Ekre). Tra le proposte elettorali dell’Ekre ci sono il divieto di asilo per i cittadini. Per mantenere il potere i liberali del Partito Riformista dovranno consolidare un’alleanza con altre formazioni politiche.

Il 4 maggio, i britannici voteranno nelle elezioni regionali e locali. Il voto sarà un referendum per il nuovo primo ministro, Rishi Sunak, e il Partito Conservatore, che fa fronte alla crisi economica, l’inflazione e uno scontento sociale che potrebbe favorire i laburisti.

Qualche giorno dopo, il 7 maggio, in Thailandia sono previste le elezioni parlamentari, che potrebbero rafforzare il governo del generale Prayut Chan-o-cha, grande alleato della Cina. Con la riforma elettorale del 2021, le regole beneficiano i partiti più grandi mentre gli oppositori non hanno ancora un solido candidato.

Il 18 giugno in Turchia si terranno le elezioni generali che potrebbero porre fine all’egemonia di Recep Tayyip Erdogan. Anche se sarà molto difficile. Il presidente turco ha inabilitato il principale rivale politica, Ekrem Imamoglu, sindaco di Istanbul. Per governare senza limiti avrà comunque qualche difficoltà, giacché la crisi economica potrebbe impedire una maggioranza nel Parlamento.

A luglio i greci rinnoveranno il Parlamento ma non si prospetta alcuna maggioranza assoluta. Tra le strategie elettorali c’è l’aumento delle tensioni con la Turchia da parte del partito Nuova Democrazia per conquistare il voto nazionalista.

L’11 settembre in Russia ci saranno le elezioni regionali e locali; il primo voto dopo l’invasione in Ucraina che misurerà il reale consenso dei russi rispetto alla guerra e le scelte di Vladimir Putin. Tuttavia, tradizionalmente queste elezioni si concentrano su affari locali, come la gestione degli investimenti pubblici, e non hanno grande partecipazione da parte degli elettori.

Anche a settembre i polacchi sceglieranno i nuovi membri del Parlamento, con grande sostegno per il partito di destra Legge e Giustizia (Pis). Unico problema: la necessità di sbloccare i fondi di recupero post-pandemia dell’Unione europea, che potrebbe favorire partiti pro-europei.

In Pakistan le elezioni generali si terranno probabilmente a settembre (o comunque entro il 12 ottobre). Nel Paese, che continua a vivere sommerso nell’instabilità politica e la dipendenza dalle risorse del Fondo Monetario Internazionale, la disputa elettorale sarà tra il primo ministro Shehbaz Sharif e il premier uscente Imran Khan.

Il 29 ottobre in Argentina ci saranno elezioni generali, segnate dall’incertezza. La coalizione della sinistra è divisa dalla inabilitazione politica del vicepresidente Cristina Fernández de Kirchner, mentre il blocco della destra è ancora in attesa delle scelte dell’ex presidente Mauricio Macri e l’altro leader populista Javier Milei. Ma ad agosto il panorama si chiarirà con le elezioni primarie.

Infine, a dicembre in Spagna sono previste le elezioni generali. I sondaggi indicano una perdita di consenso per la coalizione tra il Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe) e Podemos, mentre prende forza una coalizione tra il Partito Popolare e Vox. A maggio, le elezioni municipali e delle autonomie potrebbero anticipare il quadro politico della fine dell’anno.

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