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Nel giro dell’ultimo mese ci sono stati almeno tre incontri ufficiali per costruire ponti e alleviare differenze all’interno di scenari di tensione che segnano da tempo il Mediterraneo. Il ruolo di contatto fornito da alcuni attori regionali per disinnescare potenziali hotspot di destabilizzazione fa supporre che il flusso dialogante che caratterizza questa fase storica del bacino sta continuando, nonostante lo scombussolamento procurato dalla guerra russa in Ucraina — che potrebbe far sentire i suoi più pesanti effetti proprio sul Mediterraneo.

A metà dicembre, la Grecia e la Turchia hanno rinnovato gli sforzi reciproci per colmare le loro differenze e ripristinare il dialogo attraverso un incontro tra alti funzionari che si è svolto a Bruxelles. Il direttore dell’Ufficio diplomatico del primo ministro greco, l’ambasciatrice Anna-Maria Boura, ha incontrato Ibrahim Kalin, portavoce del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e principale consigliere per la politica estera, presso l’ufficio della rappresentanza tedesca all’Unione Europea. Il diplomatico tedesco Jens Ploetner, consigliere del Cancelliere Olaf Scholz per la politica estera ed ex ambasciatore in Grecia, era presente all’incontro, che non era stato annunciato da nessuna delle due parti per evitare di essere alterato da polemiche interne nelle rispettive opinioni pubbliche.

L’Italia ha recentemente avviato un nuovo dialogo con l’Egitto per arrivare a una mediazione con la Libia al fine di risolvere la bega della demarcazione dei confini marittimi tra i due Paesi. L’attività italiana rientra negli sforzi di Roma per mantenere un livello minimo di sicurezza e stabilità in Libia anche in ottica di gestione dei flussi migratori. Ma certi ingaggi negoziali sono anche collegati al delicato, complesso tema delle forniture di gas provenienti dal Mediterraneo (esploso alla luce della crisi energetica che l’Europa sta affrontando dopo l’invasione ucraina della Russia). Egitto e Libia hanno in comune non solo il confine della Cirenaica, ma anche un ruolo importantissimo nel quadro energetico del Mediterraneo.

Tema, la sicurezza energetica, che riguarda anche il terzo dossier su cui sono in corso (non semplici) attività di de-escalation. A dicembre, il re di Giordania Abdullah II ha lanciato una nuova iniziativa per porre fine alla crisi dell’Algeria con Spagna e Marocco, dopo essere riuscito per la prima volta ad avvicinare Madrid e Algeri, raggiungendo un accordo preliminare per la riapertura del gasdotto Maghreb-Europa, chiuso dal novembre 2021. Abdullah II ha visitato l’Algeria all’inizio del mese, dopo aver fatto tappa in Egitto, dove avrebbe ottenuto l’appoggio del presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi per mediare la crisi tra Algeria e Marocco. Le relazioni diplomatiche tra Rabat e Algeri sono state interrotte nell’agosto 2021. Da allora sono fallite le mediazioni di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Mauritania, mentre le relazioni tra Algeri e Madrid rimangono tese dopo il riavvicinamento della Spagna al Marocco. La posizione ufficiale dell’Algeria è che le relazioni commerciali con la Spagna rimarranno congelate finché il governo presieduto da Pedro Sánchez non revocherà la sua decisione di favorire l’autonomia marocchina nel Sahara occidentale. Al rientro verso Amman dopo la visita algerina, il re giordano ha fatto tappa a Roma per incontrare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i ministri di Esteri e Difesa.

Secondo Nimrod Goren, presidente del Mitvim Institute — un think tank israeliano che si focalizza sul dialogo regionale — in linea di principio è un caso che tutto avvenga nello stesso periodo. “Ma — spiega a Formiche.net — certe dinamiche raccontano che esistono differenze reali tra i Paesi della regione, soprattutto per quanto riguarda le questioni della sovranità e dell’energia, tuttavia i Paesi regionali e quelli dell’immediato vicinato considerano prioritario il mantenimento della stabilità nel Mediterraneo e sono disposti a investire capitale politico per cercare di raggiungerla”. Per Goren, “il fatto che ci sia un aumento del dialogo e della cooperazione nel Mediterraneo, forse rende i Paesi più desiderosi di mantenerla e più fiduciosi nelle loro possibilità di contribuire a realizzarla”.

Nel Mediterraneo si investe capitale politico per la stabilità

La Germania prova a far dialogare Turchia e Grecia, l’Italia lavora per appianare le diatribe marittime tra Egitto e Libia, la Giordania cerca la mediazione tra Algeria e Marocco. Per Goren (Mitvim), i Paesi del Mediterraneo stanno investendo capitale politico per la stabilità regionale

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