Skip to main content

Erano gli ultimi giorni di luglio quando il primo ministro indiano, Narendra Modi, inaugurava i lavori del Gujarat International Finance Tec-City (Gift City), primo mercato internazionale dell’oro dell’India a Gujarat, centro finanziario del Paese. L’India è il secondo Paese al mondo per il consumo del metallo prezioso, poter contare su una Borsa dell’Oro può garantire integrità, qualità e fair trade. In quei giorni Modi ha anche posato il primo mattone di quello che sarà il nuovo palazzo dell’International Financial Services Center.

La Gift City è uno dei progetti che sta più a cuore del governo Modi, che ha iniziato a progettare nel 2008, quando era ancora il primo ministro del Gujarat. La sua ascesa a livello nazionale nel 2014 gli ha permesso di dare al progetto più slancio politico e più risorse. Per lui, “la visione del futuro dell’India è associata alla Gift City”.

Costruita in una zona vicino al fiume Sabarmati, che tempo fa era dedicata al pascolo, la Gift City gestisce circa 33 miliardi di dollari e accoglie 20.000 dipendenti di grandi banche d’affari internazionali come JPMorgan, Deutsche Bank e Hsbc.

Secondo Bloomberg, ad attrarre queste aziende in India sono gli sgravi fiscali e la deregulation che facilitano la gestione degli affari e il commercio: “La Gift City è un esperimento di libero mercato incastonato all’interno di un’economia da 3mila miliardi di dollari, tra quelle in più in rapida crescita al mondo, che è stata a lungo riluttante a lasciare che la sua valuta nazionale, la rupia, diventasse un giocattolo per gli investitori internazionali”. L’obiettivo del governo indiano, dunque, è creare un luogo accogliente in cui le operazioni commerciali che coinvolgono l’India, e che si erano collocate per comodità a Dubai, Mauritius o Singapore, possano essere gestite da casa.

Per attrarre investitori e aziende, il governo indiano offre molti incentivi, tra cui un’esenzione fiscale del 100% per 10 anni alle imprese che si sono stabilite all’interno dell’International Financial Services Center. La normativa è stata modificata per incentivare le compagnie indiane a noleggiare navi e aerei attraverso Gift City piuttosto che con compagnie straniere. E le aziende possono utilizzare un centro di arbitrato internazionale per le controversie nell’esecuzione dei contratti.

Ma non tutto è fiscalità e burocrazia. La Gift City vuole diventare un luogo confortevole dal punto di vista logistico. La città finanziaria è la prima in India ad offrire il teleraffrescamento, un sistema di climatizzazione ad alta efficienza energetica, nonché la gestione centralizzata dei rifiuti, dell’acqua e dell’elettricità. Ci sono strade, viali e centri sportivi incontaminati, oltre a una scuola e un ospedale, ma resta ancora molto lavoro da fare. I dipendenti attualmente preferiscono andare via a fine giornata negli autobus elettrici diretti nei villaggi vicini che dispongono di altri servizi come cinema e fast-food. Sono in corso le pratiche per la concessione di licenze che permetteranno acquistare e consumare alcolici nella Gift City.

La strategia comincia a raccogliere i primi frutti per il mercato indiano. “A ottobre, il controvalore medio giornaliero delle due borse della piazza finanziaria è salito a 14,6 miliardi di dollari, dai 3,4 miliardi di due anni prima. Le transazioni in derivati delle banche sono balzate a 466 miliardi, da 22 miliardi, e le transazioni bancarie sono salite a 303 miliardi, da 45 miliardi di dollari”, spiega Bloomberg.

Resta la preoccupazione su come superare la mancanza di piena convertibilità della valuta indiana. La conversione di denaro in valute estere richiede la gestione di molta documentazione, e questo ha spinto lo scambio di rupie e attività finanziarie denominate in rupie verso centri offshore, che le autorità indiane non possono monitorare. All’interno della Gift City la maggior parte di queste regole non si applica, consentendo il trading onshore di contratti derivati su valute chiave.

L’idea è creare un’oasi in cui le aziende possono sfuggire alle regole e alla burocrazia dell’India. Un tentativo di attirare miliardi di dollari sui mercati onshore. Una ‘sandbox’ in cui le fintech possono giocare con nuovi prodotti. Per come la presenta Modi, forse anche una visione per il futuro dell’India, che l’anno prossimo sarà il Paese più popoloso del mondo, ospiterà il G20, e supererà la Cina come tasso di crescita economica.

Gift City, il centro finanziario indiano che vuole insidiare Dubai e Singapore

In una zona dedicata al pascolo fino a pochi anni fa, la Gift City di Gujarat è diventata un’oasi in cui le aziende possono sfuggire alle regole e alla burocrazia indiana, con zero tasse, climatizzazione ad alta efficienza energetica e la possibilità di sperimentare nuovi prodotti tecnologici. Per ora senza autorizzazione a vendere alcolici…

Armi all’Ucraina e aumento delle spese militari. La mozione del centrodestra

La maggioranza impegna il governo a prorogare fino al 31 dicembre 2023 l’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti a Kiev e a promuovere l’esclusione delle spese per gli investimenti nel settore della difesa dal computo dei vincoli di bilancio

Deindustrializzazione

Lo spettro della deindustrializzazione. Perché l’Ue perde terreno rispetto a Usa e Cina

Da una parte i sussidi per l’industria verde nordamericana. Dall’altra il rivale cinese, che da 20 anni sostiene l’economia con finanziamenti pubblici (e furto di proprietà intellettuale), mentre tiene il mercato chiuso agli occidentali. Nel mezzo l’Europa flagellata dal caro-energia, che costringe le aziende a chiudere (o delocalizzare) e minaccia lo sviluppo green e tech. Ritratto di un’emergenza sistemica

Chi era Jiang Zemin, il presidente che aprì l'economia cinese al mondo

Jiang Zemin muore a 96 anni. È stato il politico cinese che ha traghettato il Paese dalle riforme di Deng Xiaoping al boom economico degli anni duemila, sulla strada per diventare una superpotenza

Waste-to-energy

I rifiuti e la politica, basta slogan. Ecco cosa serve

Di Idiano D’Adamo

Uno studio dimostra che l’accettazione pubblica degli impianti “waste-to-energy” è ampiamente diffusa. La scelta di installarne uno nella capitale può aiutare la transizione verso l’economia circolare, ma si parli chiaro. Il commento di Idiano D’Adamo, docente di Ingegneria gestionale alla Sapienza

Materie prime e politica industriale, tra Usa e Ue si apre un solco?

La leadership europea cerca il dialogo con Washington per evitare che l’Inflation Reduction Act (IRA) si trasformi da strategia industriale anticinese a disputa commerciale con l’Unione europea. Nel frattempo, la Commissione accoglie numerosi feedback per la presentazione del prossimo regolamento sulle materie prime critiche. L’obiettivo: garantire al continente una maggiore autonomia strategica a supporto del Green Deal…

La rabbia contro i simboli accomuna le proteste di Iran e Cina

Cina e Iran stanno attraversando una fase interna molto complicata. Un punto in comune, secondo Scita (Bourse&Bazar Found.) è come Tehran e Pechino si chiudono davanti alle istanze delle collettività che toccano i simboli delle leadership

Condanna di Mosca e strategicità del Mar Nero. La Nato a Bucarest

“Continueremo a rafforzare il nostro partenariato con l’Ucraina mentre questa avanza nelle sue aspirazioni euro-atlantiche”. Questo uno dei punti centrali emersi dal Consiglio nord atlantico a livello dei ministri degli Esteri, che si tiene questi giorni a Bucarest, per discutere della sicurezza della Nato, della strategicità del Mar Nero e della nuova deterrenza

Ecco i numeri dell’industria della Difesa europea

Il Pil prodotto dal comparto europeo della Difesa e dell’aerospazio supera quello di quattordici Paesi del Vecchio continente, generando per ogni euro investito un euro di ritorni. Oltre 240 miliardi di euro sul Pil, un fatturato totale di 578 miliardi di euro e più tre milioni di posti di lavoro l’associazione delle industrie di settore (Asd) presenta i dati del comparto

Dalle parole ai fatti. Sull'Ucraina il rischio è Salvini. Parla Parsi

“Ci sono soggetti che pensano di lucrare politicamente su un atteggiamento di non assunzione di responsabilità verso l’Ucraina”, spiega il professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. “Sulle armi l’Italia, a maggior ragione, è chiamata a fare la sua parte”

×

Iscriviti alla newsletter