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La tesi della Lega riproposta in questi giorni da suoi alti esponenti è semplice e ragionevole: “lo stato centralista non è riuscito a sanare le differenze tra nord e sud ma ha solo frenato la corsa al progresso del settentrione. Quindi occorre spingere in un’altra direzione, quella dell’autonomia regionale. Le regioni del sud avranno l’occasione di essere ‘imprenditrici’ da sole e cercarsi il loro posto al sole”.

La tesi non è banale e ha conseguenze politiche importanti. Di fatto, il nord si lega alla Germania e la Francia, il sud deve cercarsi un destino.

Ma le infrastrutture stradali, ossatura dello sviluppo sono per gran parte al nord, e al sud mancano. A sud non c’è ferrovia veloce e non c’è il ponte sullo stretto, vera strozzatura fra Sicilia e continente europeo. Mancano poi le infrastrutture politiche, l’Italia è nella UE e quindi la Lombardia o il Veneto hanno rapporti sciolti con la Germania o la Francia, ma non c’è la stessa cornice politica con Tunisia o Algeria o Turchia o Israele.

Quindi, in mancanza di eguaglianza di infrastrutture fisiche e politiche, se il sud deve cercarsi una sua strada da solo meglio essere indipendente dall’Italia e dalla UE per realizzare le sue potenzialità geografiche.

Il sud ha accesso diretto al gas Mediterraneo, può raccogliere interessi speciali da vicini nord africani e medio orientali, fino all’Iran e all’Arabia saudita, e offrirsi con un patto speciale all’America, interessata alla Sicilia e alla Calabria, da cui si domina il Mediterraneo, senza i mal di capo delle ambizioni schizofreniche di Milano o Venezia.

In questo caso, si potrebbe anche sperare di invertire il flusso di talenti che da oltre un secolo va da sud a nord, con inviti e sussidi speciali per i ragazzi del settentrione a studiare e abitare a Napoli, Taranto o Catania. Il clima è migliore.

È un progetto politico legittimo quello della Lega di Calderoli e di Salvini, ma che ha un impatto globale, più del crollo della Russia, perché il Mediterraneo conta più della Siberia nel mondo. Esso distrugge e ricostruisce il mondo come lo abbiamo conosciuto negli ultimi due secoli. Di fronte a questa prospettiva, appoggiata dai britannici alla fine della seconda guerra mondiale, si esitò e gli americani sostennero di nuovo di riunificare l’Italia.

Calderoli e Salvini si rendono conto di quello che dicono?

C’è un problema vero che non è risolto dai tempi di Garibaldi – lo sviluppo del sud. Questo non si ottiene con sussidi ma con infrastrutture fisiche e politiche: il ponte sullo stretto e ferrovie e strade che portino a Roma, o a Napoli o Palermo se volete, e una politica speciale con gli Usa e i paesi del Mediterraneo, portando anche Germania e Francia a sud, senza farli fermare a Milano o a Verona.

Questa è la sostanza dello sviluppo. Le autonomie di Calderoli invece sono, in realtà torte per conservare e massimizzare potere politico locale quando si sta perdendo quello nazionale.  È tipico della politica italiana, spingere per politiche con obiettivi limitatissimi senza curarsi delle conseguenze globali enormi.

Il problema però è il governo. Fratelli d’Italia partner di maggioranza tollera, sostiene questa visione del paese che lo spacca frantumando il mondo? Questa la domanda vera, profondissima che modestamente porremmo al presidente del consiglio Giorgia Meloni, che cosa vuole in concreto come strategia del paese? Da qui, crediamo bisognerebbe cominciare davvero.

L'autonomia di Salvini-Calderoli può distruggere l'Italia. Scrive Sisci

È un progetto politico legittimo quello della Lega di Calderoli e di Salvini, ma che ha un impatto globale, più del crollo della Russia, perché il Mediterraneo conta più della Siberia nel mondo. Oltre alle infrastrutture fisiche, mancano quelle politiche: l’Italia è nella Ue e quindi la Lombardia o il Veneto hanno rapporti sciolti con la Germania o la Francia, ma non c’è la stessa cornice politica con Tunisia, Algeria, Turchia o Israele

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